il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il 2 giugno 1981 Rino Gaetano muore in un tragico incidente stradale a Roma in via Nomentana.

 

da Giuseppe Amorelli

(Avvocato – Scrittore)

 

Nel brano:  “E io ci sto”, il suo testamento ideologico.

“Mi alzo al mattino con una altra illusione..

Ma ci ripenso però mi guardo intorno per un po’

E mi accorgo che son solo

In fondo è bella però è la mia età e io ci sto

Cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa.

Mi dicono alla radio, statti calmo, statti buono

Non esser scalmanato, stai tranquillo e fatti uomo

Ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti

E costi quel che costi, la vincerò non ci son santi

Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po’

E mi accorgo che sono solo .”

Con l’avvento dei cantautori, intorno alla metà degli anni 60, vi fu una ventata di rinnovamento nel chiuso panorama musicale italiano ancora attardato alle rime cuore-amore. La canzone non poteva essere pura e semplice affermazione di un sentimento. Fu Bob Dylan,  ad affermare che :” Le canzoni sono vive nella terra dei vivi”; la musica era il vento di libertà, la musica per riflettere, per capire, per sognare , la musica che muove le passioni, la musica è un grido antiborghese, anticonformista. Con l’avvento dei cantautori quindi la musica veniva “abitata” da tensione ideale e da un retroterra letterario. Furono proprio lo slancio ideale ed il ribellismo degli anno 70 a dare forma e sostanza al cantautorato italiano. Rino Gaetano, con le sue “narrazioni musicali”,  ne fu uno dei primi assertori e protagonisti.

Infatti in un suo bravo non dice io cantero, ma io scriverò:” sul mondo e sulle sue brutture sulle immagini pubbliche e sulle camere oscure. ”Fu definito da Gianni Boncompagni in una trasmissione di Disco Ring subito dopo la sua partecipazione a San Remo del 1978 con la canzone Gianna  :” un menestrello che compone versi senza senso:” Rino Gaetano le rispose che i suoi testi si rifacevano a Majakoshi, assertore del paroliberismo ovvero della parola in liberta scevra da vincoli lessicali e sintattici e a Jonesco, fautore del teatro dell’assurdo. Il suo Non Sense metteva in scena la irrazionalità della condizione umana. Rino Gaetano è stato ed è un genio musicale ha scritto senza osservare alcun canone musicale, senza rifarsi ad alcuna scuola o corrente musicale, con i suoi testi irriverenti e dissacranti stile buffonesco intrisi di ironia surreale. Infatti fu Gino Paoli in una trasmissione televisiva del 19.08.1977 a definirlo : L’erede del “non sense” di marinetterie surreali. Il grande critico musicale Enzo Siciliano in una intervista lo definì:” scanzonato “esprit anarchist”. Le sue “narrazioni musicali” cosi  definisce, i suoi brani, l’avv. Bruno Mautone che ha scritto una trilogia sulla vita e le opere del cantautore crotonese, contribuendo a decrittare  messaggi contenuti in esse  e a rivelare fatti e personaggi che hanno condizionato la vita politica, economica, sociale e culturale degli anni 70, rappresentano una lettura diversa da quella propinataci  e senza dubbio vera degli anni di piombo.

Ancora oggi vive tra le nuove generazioni la sua fama, forse perchè i suoi testi semplici, sono vicini alla quotidianità al  vivere reale. La sua battaglia per l’affermazione dei diritti civile è ancora sentita oggi piu di ieri.

 

1 Commento

  1. La rivoluzione si può fare cantando, quando la canzone è anima e cuore che trascina il popolo armato di bandiere. La rivoluzione francese è la mitologia culturale che sfondo’ l’Europa. I cantautori hanno solo raccolto segnali e umori. Hanno riempito stadi e piazze ,ma non hanno fatto saltare le barricate. Queste si superano col sangue della miseria e dei diritti violati.. Rino Gaetano come Bob Dylan e altri hanno scritto e cantato di principi e valori, ma sono rimasti cantautori.

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