il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

L’Africa, il gigante e la bambina.

da Salvatore Memoli (avvocato – giornalista)

 

Chi pensa che l’Africa sia il Continente con il maggior numero di Paesi sottosviluppati, non riuscirà mai a capire l’Africa.  É fermo ad una classificazione dei paesi in base a livelli di sviluppo economico che non corrispondono nella realtà ai criteri di definizione imposti dall’ Inghilterra e dalla Francia. Nemmeno le Nazioni Unite sembrano essere attendibili con i suoi parametri fermi al 1971, relativi ad indicatori socioeconomici bassi che sostanzialmente sono riferiti a povertà, vulnerabilità economica, inadeguatezza delle risorse umane ( istruzione,salute, alfabetizzazione).
L’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) riconosce l’elenco delle Nazioni Unite ma pone la base del cambiamento nell’aiuto ad aumentare le esportazioni ed attrarre gli investimenti. Non é utile nemmeno il proposito di revisione degli elenchi di detti paesi stimati meno sviluppati quando gli indicatori dovessero cambiare, nelle revisioni triennali. Questa sostanzialmente é la fotografia di un’Africa studiata da meccanismi internazionali che sono affetti da strabismo nel curare gli interessi dei popoli sottosviluppati e quelli del mercato internazionale che ne trae vantaggi quando il partner é debole e condizionabile.
Molti paesi africani sono considerati fuori gioco, scarsamente capaci di modernizzarsi.  Siamo alle considerazioni di esperti che hanno una metodologia obsoleta e poco corrispondente alla realtà. L’Africa nell’immaginario di molti resta il Sud di un mondo sviluppato e civile, l’Occidente, che non ha mai avuto propositi costruttivi verso queste realtà africane. Anche l’informazione ha le sue responsabilità nella comunicazione di stereotipi che hanno il difetto di non indagare una realtà in evoluzione ed in crescita.
Altro profilo é quello politico che presenta un quadro diffuso di guerre civili, scontri etnici, corruzione, mancanza di stabilità politica. Un quadro di chiaro dispotismo che rasenta le dittature e l’autoritarismo. Nonostante questi limiti, i numerosi interventi delle Nazioni Unite,
molti Paesi africani vivono una realtà di gran lunga migliore di quello che si racconta. In molti settori e per molte aree delle numerose nazioni africane esiste una realtà diversa di sviluppo urbano, servizi importanti offerti ai cittadini, livelli d’istruzione fino ai traguardi universitari che danno una cifra positiva di come cambiano le cose in meglio. Ovviamente di ciò si parla poco, si preferisce parlare di degrado, di emigrazione, clandestinità e di sottosviluppo. Tutto ciò la dice lunga e merita un approfondimento da parte dell’informazione. L’Africa é stretta nella morsa di un “gigante” che vuole sfruttare le sue risorse, che condiziona i suoi cambiamenti e che mette i prezzi alle materie e regge la politica corrotta, la stessa che ama lo status quo, che, se le cose non cambiano, incassa i profitti.
Ai Paesi colonizzatori si sono aggiunti gli Stati Uniti promotori di politica di degrado culturale e di sfruttamento. Poi si sono uniti i Russi ed i Cinesi che con obiettivi diversi hanno posto l’ipoteca moderna sulle risorse, le classi politiche e i mercati della nuova Africa. Costoro sono i giganti che si frappongono all’evoluzione positiva del continente africano. Al gigante fa eco una ‘bambina’. Parlo di una bambina non in senso offensivo ma come contrasto alle leve complesse di sfruttamento dell’Africa. Una bambina che al confronto con il gigante é piccola, indifesa, spaventosamente disposta a sparigliare i giochi,  imprevedibile, che, priva di mezzi, sceglie un metodo diverso e vincente che fu di un grande antifascista Enrico Mattei. La bambina può essere l’Italia o Giorgia Meloni, non importa. Ha contro di sé tutti, sistemi politici, economici e produttivi, mercati, finanza ed opinione politica di maggioranza ed opposizione. Questa bambina ha dalla sua parte tanta determinazione, coraggio e coerenza. Suscita attenzioni e attira le benevolenze dei vertici politici africani. Essi sanno che questa strada, per quanto debole e fragile, rappresenta una nuova via per evitare lo strangolamento di monopoli che opprimono. L’Africa ha le sue responsabilità, le sue delusioni ed illusioni. Perché non servirsi di questa bambina che apre i mercati? Ecco, con un milione di difficoltà, dubbi ed incertezze, auguro alla Meloni di vincere questa partita, non prima di augurarle di rileggere la storia di Mattei, sapendosi guardare da amici e nemici. Soprattutto da amici. Per il bene dell’Africa e per il bene dell’Italia!

 

 

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