GIUSTIZIA/2: chi controlla i controllori … da Berlusconi a De Luca … passando per Sea-Park ed MCM

 

 

 Aldo Bianchini

SALERNO – La sentenza di condanna in primo grado, con tutto il clamore che ha suscitato, di Berlusconi per la vicenda “Ruby” serve, stranamente ed in maniera inquietante, sia a Silvio Berlusconi che alla stessa Magistratura. Il Paese Italia é praticamente spaccato e le tifoserie di entrambi gli schieramenti con quella sentenza riescono a lavarsi entrambi la faccia. Per i fan di Berlusconi siamo di fronte all’ennesimo attacco viscerale di alcuni magistrati contro il perseguitato Silvio nell’ambito della cosiddetta “guerra dei vent’anni”; per la Magistratura, in generale, siamo invece di fronte al “perfetto funzionamento della giustizia” che soltanto per colpa dei politici non funziona cosí come dovrebbe funzionare in tutti gli altri casi, da Milano a Canicattí. Di certo è inattaccabile, se non si vuol pensare malignamente, tutto quello che avviene intorno a Berlusconi in fatto di “velocità della giustizia”: in alcuni casi è stata registrata una velocità inarrestabile con l’avvio delle indagini e pronunciamento finale della Cassazione nel giro di meno di tre anni. Niente al confronto con quanto accadde per Bettino Craxi nel cui caso si arrivò a sentenza definitiva della Suprema Corte nel giro di poco più di un anno e mezzo. Siamo quindi costretti a vivere sulla nostra pelle una sorta di “giustizia mascherata” che si sposta a destra o a sinistra, che si allunga o si accorcia nei tempi a seconda delle necessità “ad personam” piuttosto di quelle generali e di massa. La cosa più brutta, che a me non è piaciuta affatto e che non dovrebbe piacere a nessuno, è stata la presenza in aula a Milano del Procuratore Capo “Eugenio Bruti Liberati” avvolto nella sua toga; un fatto assolutamente inusuale. Una sola volta nella mia lunga esperienza di cronaca giudiziaria mi è capitato di assistere a quella che qualcuno definì la “calata dei barbari”; era la sera del 23 febbraio 1994 e poco prima della lettura della sentenza “Fondovalle Calore” (processo storico ed unico alla tangentopoli salernitana) scesero nell’aula dibattimentale dalla sovrastante Procura della Repubblica quasi tutti i Sostituti in quel momento in servizio, come a sancire l’esito di una sentenza già scritta, fu un momento di grande caduta della giustizia. Ma l’attento procuratore Ermanno Addesso rimase nel suo ufficio; probabilmente erano altri tempi.                                                                                                                                              La presenza del Procuratore in aula a Milano ha avuto un effetto ancor più dirompente, quasi a significare una sorta di pressione psicologica su tutti, Collegio Giudicante compreso. Quella del ’94 non mi piacque e non fu una buona giustizia, quella di Milano è stata ancora peggio, ammesso che il peggio debba ancora venire.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Sono stato indotto a questa serie di approfondimenti sulla giustizia dallo scritto dell’avvocato Giovanni Falci, noto penalista del Foro di Salerno, pubblicato su questo stesso giornale l’ 11 giugno 2013 (nella rubrica L’Opinione) con il titolo: “Giustizia: chi controlla i controllori ?”. Nel suo approfondimento, l’avvocato Falci, parla del caso processuale passato sotto il nome di Sea-Park in cui alcuni suoi assistiti sono rimasti, loro malgrado, coinvolti dal 2004 fino al maggio del 2013 (dopo una serie indescrivibile di ricorsi e contro ricorsi per Cassazione) la seconda sezione del tribale di Salerno assolve gli imputati con una formula eccezionalmente innovativa per assoluta innocenza degli imputati (ma di questo ne parleró nella prossima puntata). L’avvocato Falci, molto sagacemente, nel suo scritto pone l’accento su un argomento molto piú importante, cioé la responsabilitá civile dei magistrati che, secondo lui, dovrà inevitabilmente essere affrontata anche da questo Governo se è vero come è vero che l’argomento é compreso nell’agenda delle larghe intese. Lo Stato, scrive sempre Falci, risponde ai sensi della legge 13.4.1988 n. 117 per i danni causati da casi di “malagiustizia” solo per comportamenti del giudice che siano frutto di dolo o di colpa grave, ovvero in queso secondo caso per una macroscopica violazione di legge. Esattamente come potrebbe profilarsi, nel suo complesso, per i casi tuttora in corso dei processi denominati Sea-Park ed Mcm; si proprio quei processi le cui indagini preliminari scossero fin dalle sue fondamenta l’intera opinione pubblica salernitana tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 con le clamorose richieste (ben tre !!) di arresto a carico di Vincenzo De Luca. Ma avremo, tempo e modo, di parlarne ampiamente nelle prossime puntate di questa inchiesta.

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