Le Fonderie Pisano nella valle delle “chiacchiere

                                                  

Silvia Giordano (Parlamentare Mov. 5 Stelle)

SALERNO – Sul caso Fonderie Pisano e sulla quantità di atti prodotti negli anni, si potrebbero scrivere numerosi libri. Se le  parole “sprecate” fossero state misurate, credo che avremmo coperto la lunghezza di tutte le  strade europee…e forse anche dei cinque continenti.

Contrariamente a quanto avviene per le “chiacchiere”, accade raramente di ascoltare qualcuno sui contenuti relativi ad indagini ed ispezioni all’interno della fabbrica. Eppure esistono atti pubblici che aspettano solo di essere letti dai legittimi proprietari: i cittadini.

Vorrei ricordare che il 26 giugno del 2013, la sottoscritta, insieme ad altri deputati, ha sottoposto al Ministro della Salute una interrogazione con cui si poneva una semplice domanda: “quali siano i dati in possesso del Ministro interrogato sulle patologie che hanno colpito i cittadini di Salerno e in particolare dei residenti nel quartiere Fratte, in relazione all’inquinamento da polveri sottili prodotto dalle Fonderie Pisano e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, al fine di tutelare la salute dei suddetti cittadini.”

Un Ministro della Repubblica, abituato ad affrontare problematiche di ben altre dimensioni,  non avrebbe avuto nessuna difficoltà a rispondere ad una semplice domanda che, come evidenziato nell’interrogazione, ha una enorme importanza per i cittadini salernitani.

Eppure ad oggi nessuno del Ministero si è degnato di dare un seguito alla domanda. Ho pensato allora che se “Maometto non va alla montagna…”.

Quindi il 9 ottobre ho inviato una email alla segreteria del Ministro con cui chiedevo un incontro che mettesse a colloquio una delegazione cittadina ed una rappresentanza Ministeriale. Anche in questo caso, nonostante le insistenti telefonate che continuano costantemente, non si riesce a smuovere il pachiderma sonnolente.

Fortunatamente, mentre insisto affinché qualcuno “si svegli” dal torpore istituzionale, a Salerno i cittadini sono ben intraprendenti e fanno sentire la loro voce.

Ho avuto l’impressione che proprio dopo la riaccensione dei riflettori sul caso “Fonderie Pisano”, anche il primo cittadino ha deciso di pronunciare il suo diktat: “il soggetto pubblico che deve certificare la regolarità delle emissioni, ovvero l’Arpac, sostiene che tali emissioni sono nella norma. Questo ci impedisce di fare qualsiasi altra cosa.” (fonte: noisalerno.it)

Mi sembra alquanto riduttivo che il primo cittadino, responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, se ne lavi le mani in maniera così semplice da lasciare basiti i cittadini che aspettano risposte, ma soprattutto azioni, da decenni.

La curiosità (ma soprattutto le sollecitazioni di cittadini attivi) mi ha spinto a cercare on line il Decreto Dirigenziale n. 149 del 26/07/2012 con cui la Regione Campania decretava il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (PRIMA AUTORIZZAZIONE) alla ditta Fonderie Pisano & C. con sede e impianto in Salerno alla Via dei Greci, 144: “Fonderie di metalli ferrosi con una capacità di produzione superiore a 20 tonnellate al giorno, con l’osservanza di tutte le prescrizioni e condizioni contenute nel presente provvedimento ed entro i termini previsti“.

Di tutto il documento regionale, trovo particolarmente interessante la parte in cui l’Ente vincola la sua autorizzazione al rispetto delle condizioni e prescrizioni riportate nello stesso documento.

Invito, quindi, il lettore a prenderne visione, seguendo il link sopra riportato in colore verde.

Il Decreto prevede che tutti i controlli previsti dall’A.I.A. devono essere trasmessi alla regione Campania – Settore Tecnico Amministrativo Provinciale Ecologia.

A questo punto ho chiesto al Settore indicato se avesse ricevuto le risultanze dei controlli così come previsto dal Decreto Dirigenziale. L’amministrazione non ha tardato a fornirmi i risultati.

Un bel po’ di documenti da leggere di cui uno, oggi, alla luce di quanto detto dal Sindaco, appare interessante. Trattasi della trasmissione datata 22/7/2013,  “Report conclusivo Ispezione Ordinaria A.I.A. ” relativa alle attività svolte presso le Fonderie Pisano dall’ARPAC.

L’ispezione riguardava in sintesi:

  • l’esame della documentazione presente presso il Dipartimento;
  • la visita del sito per verificare il rispetto delle prescrizioni dell’A.I.A. e delle norme ambientali vigenti;
  • il controllo di acque scarico, rifiuti, livelli di emissione sonora e corretta applicazione delle BAT.

Dopo il dettaglio delle ispezioni, al capitolo 4 si leggono le prescrizioni e le proposte migliorative che l’ARPAC ritiene opportuno, nell’ottica del miglioramento delle performances ambientali e del rispetto di leggi e regolamenti, che l’azienda provveda ad effettuare:

  • adeguare i punti di emissione, laddove necessario, in riferimento ai rilievi evidenziati nel corso del sopralluogo del 5/3/2013;
  • adottare misure tecbiche/organizzative aggiuntive e migliorative in relazione alla problematica delle polveri emesse nelle fasi di gestione e utilizzo delle terre di formatura, minimizzandone la dispersione;
  • adottare le misure tecniche ritenute utili al fine di evitare superamenti dei valori limite di riferimento per scarico in corpo idrico superficiale delle acque reflue provenienti dal dilavamento dei piazzali, in riferimento al riscontrato superamento del parametro “escherichia coli”;
  • effettuare pulizia della rete di raccolta delle acque del piazzale con adeguata frequenza, onde evitarne l’intasamento a causa di polveri e fanghi;
  • effettuare la caratterizzazione dei rifiuti contraddistinti con CER 10 09 08 sia provenienti dalla fase di formatura, sia da quella di finitura, come da P;eC;
  • in relazione alle evidenziate problematiche in merito alla impermeabilità del piazzale, tenuto conto che su di esso sono depositate materie prime e che esso era interessato, nel corso dei sopralluoghi, anche dall’accumulo di polveri, il cui contenuto di contaminanti potrebbe essere addotto verso il suolo superficiale e profondo per lisciviazione, si ritiene che debbano essere eseguite indagini preliminari al fine di verificare l’eventuale superamento delle csc di riferimento, nonché programmare ed eseguire interventi radicali e duraturi che conferiscano caratteristiche di impermeabilità ai piazzali;
  • effettuare una più rigida qualificazione dei fornitori e un controllo qualità all’ingresso dei rottami ferrosi di minimizzare l’utilizzo di materiale frammisto ad impurità (specie plastiche, olii ecc.)
  • annotare il carico dei rifiuti con una frequenza adeguata ai tempi di produzione.

Quindi, alla luce di quanto esposto, traggo una semplice conclusione abbastanza ovvia: se l’ARPAC prescrive degli obblighi per le Fonderie evidentemente qualcosa che non va nel ciclo produttivo della Fabbrica dovrà pur esserci.

Mi faccio, tuttavia, anche delle domande: chi, ma soprattutto quando,  controllerà  che l’adempimento agli obblighi imposti dall?ARPAC in funzione dell’autorizzazione Integrata Ambientale, siano stati rispettati?

Il responsabile della salute dei cittadini dovrebbe almeno porsi queste domande, ma soprattutto dovrebbe conoscere il contenuto delle carte di cui ne ho dato descrizione solo in minima parte per ovvi motivi di spazio,  e rilasciare dichiarazioni maggiormente attinenti alla situazione attuale delle fonderie in relazione all’impatto sulla salute pubblica.

Ritengo quindi che le “chiacchierare” possano servire ad animare la discussione a qualsiasi livello, ma concretizzare un’azione di controllo potrebbe risultare sensibilmente più vantaggioso per la tutela della salute dei cittadini salernitani.

Se qualcuno la smettesse di pensare che i portavoce a 5 stelle siano solo bravi a protestare, forse potrebbe anche iniziare a capire che l’aiuto ad agire attraverso una sinergia di intenti possa  essere, probabilmente, il giusto meccanismo per iniziare a cambiare davvero le cose in questo Paese.

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