CERTOSA: l’ira di Michele Albanese

 

Maddalena Mascolo

SALERNO –  Riceviamo e pubblichiamo con enorme soddisfazione la lettera che il direttore generale della Banca Monte Pruno, Michele Albanese, ha inviato alla dott.ssa Anna Imponente (direttrice del Polo Museale della Campania) in merito alla querelle scatenatasi dopo un’affermazione dello stesso d.g. e riportata sia in tv (Italia/2, la storica emittente del Vallo di Diano) che nel contesto di un articolo dall’ottimo giornalista Antonio Sica sulla manifestazione di ricordi e premiazioni degli orfani di guerra che erano stati ospiti del collegio esistente negli anni 50 e 60 all’interno della Certosa di San Lorenzo di Padula; una cerimonia brillantemente condotta dallo stesso giornalista Sica.

            Ecco il testo integrale della lettera di Albanese:  “”La vicenda relativa all’episodio di domenica mattina rappresenta una questione che non si limita all’accaduto specifico. Occorre aprire una breve parentesi, in quanto, ritengo sia indispensabile ricordare come non sia mia volontà fare polemiche, bensì cerco solamente di smuovere delle sensibilità e evidenziare vicende che non dovrebbero accadere, comprendendo che sicuramente anche lei è sulla mia stessa lunghezza d’onda. La Certosa S. Lorenzo di Padula è un bene patrimonio dell’umanità che merita di essere messo al centro di un intero territorio, in quanto, può e deve essere un volano unico per l’economia locale, di cui la Banca che dirigo è direttamente e particolarmente interessata. Da questo presupposto nasce l’attenzione verso alcune situazioni che, nella mattinata di domenica, sono state nuovamente toccate con mano e, purtroppo, difficilmente possono essere smentite. Dico nuovamente, perché l’episodio di domenica è solo l’ultimo di una serie di difficoltà che si incontrano nel momento in cui qualunque semplice cittadino o associazione si avvicina alla Certosa S. Lorenzo di Padula per organizzare o tenere qualche iniziativa al suo interno, così come capitato anche alla nostra Associazione “Life”; iniziative che consentono di dare, in aggiunta, ulteriore visibilità alla Certosa stessa. La preoccupazione più forte deriva dal fatto che tante persone si allontanano da un sito unico perché messi nell’impossibilità di riuscire ad usufruire di un luogo dal valore inestimabile. Utilizzo un solo esempio per dare concretezza alle mie parole, come la richiesta di predisporre un piano di emergenza ed evacuazione a cura degli organizzatori di un convegno di lavoro dove gli stessi, per ovvie ragioni, non sono nelle condizioni di conoscere le caratteristiche e le specificità dei luoghi considerati nella loro complessità, oltretutto, in un sito di interesse come la Certosa S. Lorenzo. Ulteriore paradosso è nel non aver neppure potuto organizzare, per i motivi di cui sopra, l’evento che ha interessato gli orfani che, dal 1923 al 1960, erano stati ospitati proprio presso la Certosa, vivendo momenti molto delicati e ricchi di significato per la loro vita e per la nostra storia. Ritornando all’argomento oggetto di intervista, il gruppo di tedeschi a cui ho fatto riferimento mi è stato segnalato e forse tale informazione non è nemmeno pervenuta, purtroppo, a chi dovrebbe vigilare sul verificarsi di tali vicende. L’evento, purtroppo, si è verificato ed oggi è interessante comprendere e dare delle risposte ai seguenti quesiti: se un gruppo di tedeschi si reca presso la Certosa S. Lorenzo può essere accolto o meno per una visita con una guida in lingua tedesca? Ci sono guide con questa specificità? C’è un numero di guide sufficienti a far fronte alle esigenze che tale sito richiede? Queste sono le risposte che mi sarei aspettato di ricevere dopo il mio intervento, nella semplice qualità di cittadino di questo territorio e di attore economico dello stesso. Appellarsi a normative legislative, sicuramente interpretabili ed applicabili nella maniera più consona alle esigenze che si prospettano, rappresenta solo un motivo burocratico atto a fornire risposte eleganti ma prive di contenuto pratico. È inutile spostare l’attenzione su altro, perché inutile e privo di alcun fondamento tangibile. La Certosa S. Lorenzo di Padula ha necessità di essere organizzata nel modo più efficiente possibile, rendendola fruibile, visitabile, tanto da farla essere uno strumento di sviluppo dell’economia turistica del territorio e non un potenziale luogo che possa attrarre interessi. A conferma di questo principio, voglio evidenziare, così come letto anche da altri interventi sul tema e relativamente alla Giornata FAI, definita dalle Sue parole come un evento “che ha registrato grande successo di pubblico e con i calorosi ringraziamenti pervenuti dal FAI”, che l’assenza degli operatori ha fatto sorgere diversi momenti di difficoltà, superati solo ed esclusivamente grazie alle presenza sia di giovani volontari di alcuni Istituti Scolastici del Vallo di Diano sia di amministratori locali, i quali hanno fatto il possibile affinché si evitasse, in diversi casi, il peggio. Le polemiche non servono, servono i fatti ed, in questo momento, gli unici che abbiamo di fronte sono le esperienze negative che stanno caratterizzando la gestione della Certosa S. Lorenzo a danno dell’intera economia del Vallo di Diano. La nota di rettifica, purtroppo, dispiace dirlo, denota l’assenza di conoscenza di diverse problematiche quotidiane collegate alla Certosa S. Lorenzo. Da parte mia e dell’istituto che dirigo, pertanto, c’è la massima volontà a collaborare, per quello che può essere il nostro ruolo, ma non è possibile sottovalutare il verificarsi di episodi spiacevoli che hanno riguardato la Certosa S. Lorenzo ed il suo utilizzo, riverberando effetti sui cittadini e sulle attività commerciali locali.  F.to: Michele Albanese””

Nota: Non sono molte le occasioni che la cronaca ci offre per fare il punto sullo “stato dell’arte” del giornalismo nella nostra provincia; la lettera di Albanese ha, tra l’altro, anche il pregio di mettere in risalto i tanti difetti del “nostro modo di fare giornalismo” sempre alla ricerca del paravento dietro cui nascondersi per evitare responsabilità e, soprattutto, ricadute negative sulla concessione di pubblicità da parte degli Enti locali e dei tanti Organismi diffusi sul territorio. Questo giornale, in maniera molto modesta, porta avanti un discorso di autonomia e di libertà che, se non paga sotto il profilo degli incassi, restituisce credibilità e rispetto, almeno sotto il profilo del reddito psicologico che è impagabile e quasi sconosciuto ai più.

            Sinceramente dispiace dover mettere in risalto gli atteggiamenti sbagliati di taluni giornalisti, come nel caso della querelle montata dopo le dichiarazioni di Michele Albanese; ma i due colleghi (Antonio Sica e  Geppino D’Amico) che si sono interessati alla questione (il primo con un’intervista televisiva e il secondo partecipando ad un salotto televisivo condotto dallo stesso Sica e dal titolo “L’angolo” che già appartiene ad un  altro giornalista del Vallo di Diano (dr. Pietro Cusati, ndr !!) non hanno fatto una buona e giusta cronaca perché hanno dimenticato per strada un fatto importantissimo. Il direttore generale della Banca Monte Pruno, Michele Albanese, nel corso del suo intervento nella convention sugli orfani di guerra moderata dallo stesso Antonio Sica domenica 15 ottobre scorso, ha esplicitamente citato il direttore di questa testata giornalistica (Aldo Bianchini, ndr !!) che da tempo conduce una battaglia in perfetta solitudine sulla gestione non proficua della Certosa e sui riflessi negativi che essa ha sull’economia di tutto il comprensorio; addirittura il d.g. Albanese ha detto: “Adesso non venitemi a dire che Aldo Bianchini esagera con le sue inchieste”. Ebbene, amici lettori, se questa non è cronaca, per favore spiegatemi cosa è. Oltretutto per il giornalismo locale, e non solo, l’affermazione di Albanese poteva anche servire a far nascere un dibattito coinvolgente e costruttivo (le inchieste giornalistiche a questo servono !!) e non solo uno sterile salotto televisivo in cui i due protagonisti “se la sono cantata e se la sono suonata” per proprio conto nascondendosi dietro il paravento possente ed importante del d.g. della Banca Monte Pruno e senza andare neppure un millimetro più in là per ricostruire la decadenza di un monumento che è pur sempre patrimonio dell’intera umanità.  

            Ma preferisco fermarmi qui, nell’attesa dell’immancabile approfondimento che il direttore di questo giornale non mancherà di pubblicare nei prossimi giorni; nel frattempo mi corre l’obbligo di esprimere tutto il nostro sostegno al direttore Albanese che con il suo intervento ha rotto un  incantesimo e un velo di ipocrisia che durava da tempo anche, e non solo, intorno al mondo dell’inormazione.

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