San Matteo 2014: una processione da ricordare … secondo Cecchino Cacciatore

 

Aldo Bianchini

21 settembre 2014 - L'inizio dello scontro tra l'arcivescovo e i portatori di San Matteo

SALERNO – La sera di quell’ormai lontano 21 settembre del 2014 il clero, i fedeli e la cittadinanza salernitana (e non solo) ebbero la sventura di vivere uno dei momenti più cruciali (per non dire tragici !!) della vita millenaria di una tradizione che per Salerno è come tutti i vangeli messi assieme: la processione del Santo protettore “Matteo”, detto il gabelliere per via della sua passione per i conti, le contabilità ed i bilanci; tanto da guadagnarsi non solo la protezione di Salerno (anticamente dedita al commercio ed alle gabelle) ma anche quella relativa ai banchieri, contabili, doganieri, esattori, ragionieriGuardia di Finanza, solo per citare alcune categorie.

Quella sera, a causa di una errata valutazione dell’allora arcivescovo S.E. Mons. Luigi Moretti (sicuramente molto mal consigliato da qualche consigliore della Curia), stava per accadere l’irreparabile quando la statua del Patrono venne messa terra dinanzi alla provincia tra lo stupore di una Prefettura praticamente imbarazzata e una Questura tesa a giustificare ogni cosa per tenere l’ordine pubblico.

Di chi fu la colpa di quella scissione-rivolta epocale ?; innanzitutto del Presule che, fresco di salernitanità, credeva di poter imporre una cambio repentino delle tradizioni connesse alla processione e radicate nel profondo della cultura cattolica dei salernitani; e poi un po’ di tutti quelli che quella cultura avevano trasformato facendola tracimare oltre il consentito con inchini dinanzi ad abitazioni particolari e con una entrata non storica nel Comune di Salerno.

 

Avvisi di garanzia, indagini preliminari, rinvii a giudizio ed un processo lungo e snervante che ancora oggi si trascina nelle secche del primo grado dinanzi al giudice monocratico presso il Tribunale di Salerno dott.ssa Tiziana Santoriello che il giorno 27 ottobre p.v. dovrà decidere se gli imputati sono da condannare o da assolvere.

Tre degli imputati, AMOROSO Raffaele, ESPOSITO Consolato e ALFIERI  Domenico, sono difesi dal noto avvocato penalista-cassazionista Cecchino Cacciatore che il 6 ottobre scorso ha prodotto la sua “discussione difensiva finale” nell’aula di tribunale e che il successivo 12 ottobre ha depositato una ulteriore memoria difensiva per meglio ridisegnare i confini della “dottrina ecclesiastica” compresa tra un sentimento religioso individuale ed uno collettivo, che spesso dà la stura ad un collettivo coinvolgimento affettivo ed emozionale del sentimento.

Sentimento che –scrive Cacciatore nella sua memoria–  l’art. 405 c.p. mira a presidiare da aggressioni di sorta e che, a ben vedere, si atteggia proprio quale organo attraverso cui la coscienza individuale si mette in rapporto con i valori: esso fa sì che venga avvertito come un male, come una sofferenza, ciò che colpisce quel valore, quella tradizione da cui dipende il senso che il fedele ritiene di conferire alla propria esistenza”.

Le giravolte, della contestazione, della statua di San Matteo in Piazza Portanova a Salerno ilo 21 settembre 2014

L’avvocato Cacciatore per meglio raccontare tutto ciò che accadde la era del 21 settembre 2014 ed assolvere i suoi assistiti ( che ad un esame superficiale tende ad incolparli tutti) trasforma abilmente io ragionamento complessivo inducendo il giudice ad esplorare anche il terreno compreso tra l’identità individuale in rapporto con l’identità collettiva per il tramite della pratica difficile ed ambitissima dei portatori della processione di San Matteo, al fine di chiedersi quale lesione del bene-valore “sentimento religioso” si sia verificata nel caso di specie e se c’è stata offensività sociale.

E qui deve entrare necessariamente in gioco, senza obliterare il dato che intercorre tra la psicologia delle folle e l’ordine pubblico, quello tra sicurezza urbana e interazione con gli aspetti comportamentali delle masse.

Masse che ovviamente si identificano come un gruppo he spesso viene massificato attraverso una lente di ingrandimento che non riproduce la realtà; questa identificazione presuppone nomi, valori, usi e tradizioni; in tali contesti il comportamento collettivo non è irrazionale in quanto sono i valori, le norme delle tradizioni a governare il comportamento delle folle che, dall’alto della loro coscienza individuale, in maniera sincrona, individuale e contestuale avvertono l’epurazione del culto popolare dalle incrostazioni superstiziose che si sono sovrapposte e cristallizzate nel corso dei secoli, come un male, come una sofferenza.

Non manca il bravo penalista, Cecchino Cacciatore, di evidenziare come la pubblica accusa abbia condotto un’attività investigativa assolutamente parziale, con conseguente interpretazione dei filmati che nell’immaginario collettivo tracimano dalla realtà e non rendono l’idea dei sentimenti.

Per questo, ed altro, Cacciatore chiede di mandare assolti gli imputati assistiti perché il fatto non sussiste ovvero perché il fatto non costituisce reato.

 

 

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