Il re di Francia

 

 

di Angelo Giubileo

Luigi XV - re di Francia

Finita l’era dell’Unione sovietica, che propugnava un ideale comunista ma prioritariamente garantiva un ingente e solido bilancio di cassa, la sinistra italiana ha ripiegato sull’idea razionalista a’ la francese.

Le prove sono evidenti, dal mito dei philosophes d’oltralpe, divenuti i nuovi maestri, ai filosofi nostrani degli anni settanta del secolo scorso, “cattivi maestri” che in Francia hanno chiesto e ottenuto riparo. Fino alle più recenti esperienze francesi degli stessi Letta, Gozi ministro e Calenda, iscritto a Renew Europe. Ma, in tutto questo tempo nuovo, cosa è cambiato per la sinistra italiana e soprattutto per l’Italia?

La storia recente racconta come, diventata parte dell’UE, l’Italia abbia perso gran parte della propria potenza e da subito ceduto quote del proprio patrimonio nazionale ai francesi, e non solo, a partire dalla Bnl. Ve lo ricordate, allora, il ministro della destra Tremonti, colbertista e antimercatista convinto? Tentò di organizzare la resistenza partigiana, ma nel 2010, al fine di resistere all’avanzata franco-tedesca, diventò liberista. Troppo tardi. In Europa, era in corso un’accelerazione, che nel 2011, dopo l’editto Merkel-Sarkozi, portò alla deposizione dell’eletto dal popolo Berlusconi mediante la chiamata di Napolitano al governo di Monti, il primo dei non eletti. Prima della stipula del Trattato del Quirinale, nel novembre scorso, ciò che potrebbe diventare una sorta di canto del cigno della nuova sinistra(!), nel silenzio più assordante un tratto di mare italiano tra la Corsica e la Liguria, nel 2016, a opera del governo Renzi, è passato in mano francese.

Ai tempi di mia nonna, si ricordava il detto “Franza o Spagna purché se magna”. Questo tempo è finito. Sorgi, Italia!

 

 

 

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