CONSIGLIO COMUNALE – QUESTA O QUELLA, PER ME PARI SONO (G. VERDI)

 

 

da Alfonso Malangone

(Ali per la Città)

 

Il Geoportale Nazionale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è la piattaforma di accesso alla consultazione ambientale e territoriale del Paese. Se si pone attenzione alla nostra Città, si rileva la presenza di tre corsi d’acqua, nella zona storica e in quella centrale, che sono catalogati come portatori di un potenziale rischio idraulico. Sono i corsi del Fusandola, del Cernicchiara/Rafastia e dell’Irno. In particolare, l’area definita ‘allagabile’ dal Fusandola è segnalata con una striscia azzurra che, all’altezza dei giardini della Villa Comunale, si allarga a dismisura fino alle spalle della Scuola Barra. Non è dato sapere se questa cartografia sia stata utilizzata dal Ministro dell’Ambiente per dichiarare, recentemente, la presenza di un “rischio concreto ed accertato di esondazione del torrente”, tuttavia è certo che nessun dubbio può scuotere le menti e le coscienze dei cittadini che ne verificarono la concretezza nel 1954 a seguito della devastazione della ‘Malanotte’ (A. Gatto) con 100 morti, la distruzione delle case e dei beni di chi viveva in quella zona e lo sfollamento dei senzatetto nel nuovo quartiere di Mariconda, costruito proprio per questo.

Il Ministro, però, sollecitato da una interrogazione parlamentare, non ha detto solo questo. Ha anche detto che tutta le opere eseguite a Santa Teresa e sull’acqua di mare sono da considerarsi abusive perché prive dei titoli abilitativi. In realtà, prima di Lui, lo aveva detto un Giudice del Tribunale di Salerno con la Sentenza n. 91 del 15/04/2021.

Su questo argomento verteva l’ultimo punto all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale del 29/03 scorso. Prendendo spunto dall’intervento del Ministro, una mozione dell’intera Minoranza invitava il Sindaco ad assumere tutti gli opportuni provvedimenti cautelativi contro il rischio di esondazione del torrente (fonte: art 54/4 Legge 267/2000 TUEL, art. 3 Legge 1/2018 Protezione Civile). Ovviamene, pronunciandosi a favore, si sarebbe ufficializzata la carenza di legittimità delle opere e riconosciuto il pericolo di esondazione del torrente, mettendo a severo rischio il futuro di quell’area così come oggi modificata. Una responsabilità non indifferente. Ma, con il voto contrario, cioè negando ogni criticità, la responsabilità non sarebbe minore, nella denegata ipotesi di eventi sfavorevoli. In effetti, si sa che di fronte a ‘presunte calamità naturali’ si va sempre alla ricerca di originarie colpe umane. L’albergo di Rigopiano e la recente frana di Ischia, ne sono esempi.

Così, quattro Consiglieri di Maggioranza hanno ritenuto di astenersi. Un gesto di ‘ribellione’ che ha imposto un chiarimento interno alla stessa Maggioranza. Se pure non è dato conoscere le motivazioni della decisione, è verosimile che i dissidenti abbiano semplicemente voluto ‘tirarsi fuori’ da ogni conseguenza, considerato che anche la discussione in Aula non avrebbe aiutato una scelta consapevole. In particolare, sembra non siano state illuminanti le parole dell’Assessore all’Urbanistica dal quale, in quanto ‘tecnico’ esperto, prestato alla politica e non coinvolto nel voto, si attendevano più confortanti indicazioni. Anzi, un cero disagio sarebbe stato alimentato dal riferimento al contenuto delle carte sul letto del ‘Fusandola’ laddove, salvo errore, verrebbe posto il dubbio sulla sua natura di torrente o di ‘fosso’. Ora, se un apprendista può aver scritto queste cose, un ‘tecnico’ dovrebbe probabilmente astenersi dal riferirle. Un ‘tecnico’ è tenuto ad esprimere la ‘sua’ verità, se ce l’ha. E, se ancora non l’ha, se la deve creare. I cento morti del 1954 meriterebbero più rispetto. E’ evidente che tutto questo è inaccettabile, da qualunque parte si stia.

In una intervista televisiva (fonte: LiraTv), l’Assessore ha anche precisato che per ritenere valide e concludenti le relazioni dei consulenti “è necessario stabilire la definizione scientifica dei termini tecnici utilizzati”, che essa deve essere “tecnicamente corretta nell’impostazione e ripetibile nei dati e nelle misure, altrimenti è un parere” e, infine, che “da entrambe le parti i termini tecnici sono stati usati in maniera non perfetta”. Quanto ai pericoli di esondazione, poi, ha affermato che i timori “non sono campati in aria, ma è necessario stabilirlo con metodo scientifico e rigoroso”. Infine, ha concluso dicendo che “la legittimazione degli atti, … , è un altro mondo” e, comunque, che “il parere c’è e non c’è e se c’è qualche volta scompare”. Forse, è più facile vincere al gioco delle tre carte, che capire il senso di quello che è molto simile ad un indovinello, avvolto nel mistero, all’interno di un enigma (fonte: W. Churchill). Così, il gesto dei quattro Consiglieri non stupisce affatto. Cioè: “a chi volete far passare un guaio”? Ma, se pure comprensibile, la loro scelta non è certamente giustificabile. Chi decide liberamente di voler rappresentare i cittadini non può rivendicare la facoltà di scegliere quali responsabilità assumere. Nella vita si può ‘tentennare’ su tanti argomenti, non su quelli che possono essere causa di gravi conseguenze a carico di inermi ed indifesi che, con fiducia, attendono giuste risposte ai loro bisogni di vita e di salute, non indovinelli, rebus o virtuosismi da trapezisti. Ad essi, vanno riservate risposte precise, che siano sempre “si-si” o “no-no” con coscienza e convinzione, “perché il di più viene dal maligno” (Matteo 17-37).

In conclusione, chi volesse una risposta, farebbe meglio a rivolgersi a una cartomante, magari scegliendola dopo aver attentamente valutato i suoi titoli abilitativi alla professione. A meno che non decida di rassegnarsi alla benevolenza del destino.

Proprio in questi giorni, duemila e più anni fa, un tale Ponzio Pilato lavò pubblicamente le sue mani davanti al popolo per non essere responsabile di una tragedia. Ma, la storia lo ha condannato lo stesso e il suo gesto è divenuto un esempio, negativo, per tutti. Dire ‘questa o quella per me pari sono’ di fronte ad una questione di estrema gravità consente certamente di evitare responsabilità, ma qualche problema di coscienza, prima o dopo, pure lo crea.

 

Alfonso Malangone – Ali per la Città – 12/04/2023

 

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