A una settimana dallo scontro a Porta a Porta il conduttore si scusa per i toni, non per la sostanza. Dispersione, borse di studio, studentati. Le cifre ufficiali raccontano una storia in cui nessuno ha del tutto ragione e nessuno ha del tutto torto.
di Maria Stella Bosco
Basta scusarsi per il tono, se la sostanza resta la stessa?
La sera del 20 ottobre, negli studi di Porta a Porta su Rai 1, il confronto tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola, 24 anni, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, si è chiuso con un rimprovero destinato a fare il giro dei social. «Quando parlate voi giovani, per favore, documentatevi prima», aveva detto il conduttore, invitando l’ospite a presentarsi preparata. In poche ore lo spezzone è diventato virale, tra chi vi ha letto una lezione di metodo e chi un esempio di paternalismo. Martedì 27 ottobre Vespa è tornato sull’episodio con una nota letta in trasmissione. Si è detto dispiaciuto per il tono forte, non per il merito; la delusione, ha spiegato, nasce dal fatto che una giovane con un importante ruolo di rappresentanza non si sia documentata su tre punti chiave. Abbandono scolastico, borse di studio, studentati. Tre temi che meritano di essere guardati uno per uno, fonti ufficiali alla mano.
Abbandono scolastico, ha vinto chi aveva il dato più fresco?
Sul primo punto i numeri sono netti. Secondo la rilevazione Istat sugli early leavers from education and training, nel 2025 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni usciti dagli studi con la sola licenza media è scesa all’8,2%. Nel 2020 era al 14,2%; poi 11,5% nel 2022, 10,5% nel 2023, 9,8% nel 2024. L’obiettivo europeo per il 2030, fissato sotto il 9%, risulta così raggiunto con cinque anni di anticipo, insieme al traguardo intermedio del Pnrr del 10,2%. C’è però una questione di lessico. L’abbandono «scolastico» riguarda la scuola, non l’università che Brizzola rappresenta; più di un osservatore ha letto in quel passaggio un’imprecisione di parole prima ancora che di sostanza. E la media nazionale nasconde forbici ampie. Tra i giovani con cittadinanza italiana il tasso scende al 6,7%, tra quelli con cittadinanza straniera sale al 26,2%. L’indicatore, inoltre, misura la dispersione esplicita, cioè chi esce dal sistema; resta fuori chi conclude il percorso senza le competenze di base, la cosiddetta dispersione implicita rilevata dall’Invalsi.
Il 99,8% chiude davvero la partita delle borse di studio?
In studio Brizzola aveva definito l’Italia l’«unico paese in Europa che non copre tutte le borse di studio». A smentirla, pochi giorni dopo, è stata l’Andisu, l’associazione che riunisce gli organismi regionali per il diritto allo studio. Nell’anno accademico 2024/2025 sono state assegnate 299.618 borse, con una copertura del 99,8% degli aventi diritto e circa 21.000 borse in più rispetto all’anno precedente. Su questo punto l’affermazione della studentessa non trova riscontro nei dati. La sua replica, affidata a un’intervista a Fanpage, sposta però l’attenzione altrove. Secondo Brizzola la prima rata arriva ad anno inoltrato e c’è chi attende ancora la seconda dell’anno precedente. Sono due misure diverse; la percentuale dice quanti ricevono la borsa, non quando la ricevono. E la figura dell’idoneo non beneficiario, lo studente che ha i requisiti ma resta senza fondi, non appartiene a un passato remoto. Nell’autunno 2025, all’Università di Palermo, solo un quarto delle matricole idonee risultava inizialmente assegnatario; la Regione è poi intervenuta con risorse aggiuntive. Resta infine un dato di contesto che va oltre la polemica. Secondo le statistiche Ocse richiamate da Skuola.net, l’Italia investe nell’istruzione terziaria lo 0,9% del Pil, contro una media dell’1,4%.
Sessantamila posti letto, o poco più della metà?
Sugli studentati Vespa rimanda alla replica del ministero dell’Università, che ha contestato le cifre diffuse dall’associazione. Il Pnrr prevedeva 60.000 nuovi posti letto per studenti fuori sede entro il 30 giugno 2026, con un finanziamento di circa 1,2 miliardi. A scadenza il ministero ha comunicato di aver superato l’obiettivo, con oltre 63.200 posti attivati. Un’inchiesta di Avvenire precisa però che quelli già realizzati sono circa 33.000; gli altri 30.000 sono affidati a Cassa depositi e prestiti e arriveranno entro il 2027. È la stessa cifra di 33.000 indicata dall’Udu, che aggiunge come solo il 3,8% dei posti sia pubblico. Entrambe le versioni poggiano su numeri reali; cambia ciò che si sceglie di contare, i posti finanziati o quelli già abitabili. Poi c’è il nodo dei prezzi. Il bando riserva almeno il 30% dei posti a studenti meritevoli e privi di mezzi e prevede, per gli altri, tariffe inferiori di almeno il 15% ai valori medi di mercato. Calmierato, tuttavia, non sempre significa accessibile. In uno studentato finanziato a Foggia una singola costa 722 euro al mese, utenze comprese, a fronte di una media cittadina intorno ai 350 euro.
Se all’opposizione mentono tutti, chi dice la verità?
Nella stessa nota Vespa ha allargato il discorso. In campagna elettorale, ha detto, chiunque stia all’opposizione, a destra o a sinistra, dice bugie sui provvedimenti della maggioranza. È una regola che il conduttore enuncia in modo simmetrico, e proprio per questo vale per chiunque, nel tempo, passi da un lato all’altro della barricata. Apre però una domanda che riguarda tutti. Se ogni critica viene letta come propaganda e ogni rivendicazione come verità certificata, dove finisce il dato e dove comincia la narrazione? Il controllo delle fonti, indicato dal conduttore come premessa di ogni discussione e base della credibilità, è un principio che non ha età né schieramento. Vale per chi siede tra gli ospiti e per chi conduce, per chi protesta e per chi amministra.
Un veterano contro una 24enne, era un confronto alla pari?
C’è infine il piano della forma, che sui social ha pesato più dei numeri. Da una parte un giornalista alla guida di Porta a Porta dal 1996; dall’altra una studentessa di Economia, alle prese con la replica mentre scorrevano già i titoli di coda. Per alcuni il rimprovero era una lezione legittima, perché chi rappresenta migliaia di studenti in televisione deve arrivare con dati solidi. Per altri l’asimmetria di ruolo, di età e di esperienza rendeva quei toni sproporzionati, tanto più in chiusura di puntata, quando l’ospite non aveva più spazio per rispondere. Entrambe le letture colgono qualcosa di vero. La preparazione è un dovere di chi parla in pubblico; il tempo per finire una frase è un diritto di chi viene invitato a parlare.
Numeri contro numeri, chi vince davvero?
Messi in fila, i dati ufficiali non consegnano un vincitore. Su abbandono scolastico e copertura delle borse le affermazioni della rappresentante studentesca non reggono il confronto con le statistiche; sui tempi di pagamento, sugli studentati ancora da completare e sui costi dell’abitare le sue preoccupazioni trovano invece riscontri documentati. Ogni percentuale risponde a una domanda precisa, e il dibattito si inceppa quando la si usa per rispondere a un’altra. Forse la lezione più utile di questa vicenda non riguarda i giovani né i conduttori, ma il modo in cui tutti maneggiamo le cifre. Prima di brandire un numero, chiedersi che cosa misura. E che cosa lascia fuori.