Da Raffaele Agresti (giornalista)
La fascia pinetata di Eboli è un patrimonio ambientale di straordinario valore, non soltanto per la biodiversità e il paesaggio, ma anche per l’intera economia del territorio.
È una barriera verde che da quasi un secolo protegge la fascia agricola dalla salsedine e dai venti marini e che si integra con uno dei più importanti sistemi agricoli e agroalimentari della Piana del Sele.
Per costruire questo patrimonio sono serviti decenni. Per comprometterne l’equilibrio può bastare molto meno.
Gli incendi che negli ultimi mesi hanno interessato la fascia pinetata, quello del 12 giugno alla foce del Sele e il più recente, sviluppatosi tra il 29 settembre e il 1° ottobre nell’area di Campolongo, ripropongono con drammatica evidenza una questione che non può più essere rinviata.
Le cause di questi incendi sono ancora in fase di accertamento e tuttavia non si può escludere una origine dolosa, anche perché la favola dell’autocombustione non regge. Pertanto confidiamo in accurati e specifici accertamenti investigativi che possano svelare le cause di questi eventi ricorrenti.
Ma una cosa è certa: una pineta già sottoposta a forti pressioni ambientali e con evidenti criticità fitosanitarie non può essere lasciata senza una manutenzione e una vigilanza adeguate.
Il recente Piano di Gestione Forestale 2026–2035 fotografa una situazione che richiede attenzione: lungo gli circa 8 chilometri della fascia litoranea sono presenti soprassuoli maturi, numerosi esemplari deperienti o secchi, problemi fitosanitari, scarsa rinnovazione naturale e una situazione che rende indispensabili interventi selvicolturali e di prevenzione.
La stessa documentazione comunale ha evidenziato la necessità di interventi di messa in sicurezza, arrivando nel 2026 all’individuazione di 260 pini lungo i viali tagliafuoco di Campolongo.
Di fronte a questo quadro, la Pro Loco Eboli ritiene che non siano sufficienti interventi episodici dopo ogni emergenza.
Occorre un vero Piano straordinario per la salvaguardia della fascia pinetata.
Chiediamo in particolare:
🌲 messa in sicurezza e manutenzione dell’intera fascia pinetata;
🔥 pulizia e piena funzionalità dei viali tagliafuoco e delle infrastrutture antincendio;
🌱 monitoraggio fitosanitario permanente, con particolare attenzione alle patologie e agli insetti dannosi;
🌿 recupero delle aree percorse dal fuoco, attraverso interventi forestali scientificamente programmati;
👀 maggiore controllo e sorveglianza del territorio, anche attraverso sistemi di monitoraggio e prevenzione degli incendi;
🚯 contrasto agli abbandoni, agli usi impropri e alle forme di degrado che compromettono la fruibilità e la sicurezza dell’area;
⚖️ piena tutela del patrimonio pubblico e demaniale e contrasto a ogni forma di illegalità;
🤝 un tavolo tecnico permanente tra Comune, Regione Campania, Ente Riserve Foce Sele-Tanagro, Carabinieri Forestali, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e gli altri soggetti competenti.
La pineta non può essere considerata una “terra di nessuno”.
È un bene comune, una infrastruttura naturale costruita nel corso di generazioni, un elemento essenziale del paesaggio costiero e una componente importante dell’equilibrio ambientale ed economico della Piana del Sele.
La Pro Loco Eboli ritiene inoltre necessario che il Piano di Gestione Forestale 2026–2035 trovi concreta e tempestiva attuazione, trasformando le indicazioni tecniche in interventi verificabili, programmati e finanziati.
Non si tratta soltanto di spegnere gli incendi.
Si tratta di impedire che la pineta arrivi all’incendio in condizioni di vulnerabilità.
La prevenzione, la manutenzione, la vigilanza e la riqualificazione devono diventare una politica permanente di tutela della fascia costiera.
Perché per distruggere un patrimonio costruito in quasi un secolo può bastare un incendio.
Per ricostruirlo, invece, potrebbero essere necessarie generazioni.
Salvaguardare la pineta di Campolongo significa salvaguardare una parte della storia, dell’ambiente e del futuro di Eboli.
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Eboli, 2 ottonre 2026
Enrico Tortolani
Il Presidente