il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Tribunale: sospetti, veleni e lettere anonime

Aldo Bianchini

Sala Consilina – Qualcuno deve imparare che le “assemblee a porte chiuse” non servono assolutamente a nulla e soprattutto quando l’argomento da discutere è bene che venga veicolato verso l’esterno nella maniera più corretta e senza dettatura. Fa specie sapere che un documento non riservato e diretto a ben “11 destinazioni” non sia stato regolarmente notificato, almeno a tutti i Consiglieri dell’Ordine tanto da far andare su tutte le furie l’avvocato Rosy Pepe alla quale sarebbe stato addirittura imposto di presentare una domanda per ottenerlo. Mi riferisco al documento n. 0014315/AVV con cui la Commissione di Garanzia ha diffidato il Consiglio da nuove azioni di sciopero ad oltranza, assegnando al Presidente trenta giorni di tempo per le controdeduzioni difensive prima dell’irrorazione delle previste sanzioni. Un documento, ripeto, che è in possesso di numerosi personaggi e che non viene consegnato subito a tutti i componenti il Consiglio, tanto da far pensare ad un giornalista appena normale che in seno al Consiglio dell’Ordine Forense di Sala Consilina c’è una vistosa spaccatura e che il Presidente probabilmente non rappresenta neppure la maggioranza dell’assemblea che lo elesse dopo un compromesso (quasi storico!!) con l’avvocato Gherardo Cappelli che era risultato il più votato dai colleghi professionisti. Mentre tutto questo accade i magistrati sorridono, proprio come hanno fatto Sarkozy e la Merkel nel recente vertice europeo ai danni del Cavaliere. Ma il motto di Michele Marcone è: resistere, resistere, resistere. Anche a costo di astenersi. Sembrerebbe difatti, almeno da voci diffuse nei corridoi del tribunale, che il Presidente alla fine della concitata riunione “a porte chiuse” di lunedì 24 ottobre scorso non abbia votato per nessuna delle due risoluzioni (sulle tre presentate) rimaste in campo. Agire alla Ponzio Pilato è la cosa più semplice ma è anche la cosa che più di tutte porta alla perdita di consensi, proprio perché non ci si può astenere su un argomento dalla valenza indiscussa. Ma c’è, ovviamente, di più, ed è una cosa che oltre ad essere una denuncia abbastanza grave è anche una cosa certamente squallida per professionisti di vaglia come certamente sono sotto, l’aspetto professionale, tutti gli avvocati del foro salese. Gli amici lettori devono sapere che all’interno del palazzo di giustizia c’è una zona dove sono state allestite (credo a cura dell’Ordine) diverse cassette postali attraverso le quali gli avvocati (non tutti ovviamente!!) ricevono atti e corrispondenza varia. Ebbene sembrerebbe, almeno così si sussurra, che all’interno di dette cassette siano state ritrovate altrettante lettere anonime contenenti una serie irripetibile di improperi e di accuse, in particolare  verso un avvocato (membro del Consiglio dell’Ordine) reo di aver prodotto una azione moderata per le eventuali decisioni da assumere sullo sciopero e di aver votato in controtendenza anche rispetto alle sue stesse dichiarazioni pubbliche. E’ il caso di precisare che un anonimo va preso assolutamente con le pinze e va considerato alla stregua di un atto di grande viltà. La cosa sconcertante, però, è il fatto che l’azione molto verosimilmente sia stata portata avanti da uno o più soggetti che hanno facile accesso alla zona della cassette e che sia stata consumata all’interno del palazzo di giustizia. Come a dire che ormai non c’è più credo per niente e per nessuno. L’ultima è forse la più clamorosa. Nella famosa seduta “a porte chiuse” pare sia stata evitata ogni forma di pubblicizzazione del documento indicati in apertura, eppure era diretto all’ Ordine degli Avvocati di Sala Consilina in persona del Presidente avv. Michele Marcone. Non solo, quindi, il documento non è stato consegnato ai singoli componenti il Consiglio ma, addirittura, non è stato neppure discusso in Assemblea. Sullo sfondo l’avvocato Angelo Paladino che attende ancora la risposta alla sua “interrogazione” dal sindaco Ferrari sul perché venne escluso dalla gita a Roma nell’ufficio del ministro della giustizia.

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