il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

“Spending rewind”

Da Roberta Bortolini di “Pensieridiculturaepolitica.it”

Come sempre la Lega Nord si distingue dagli altri partiti: dice le cose come stanno e ha il coraggio delle proprie idee, anche a costo di perderci la faccia e in voti. Ma dimostra quale sia la vera politica, fatta con la gente, tra la gente e per la gente e non quella fatta a tavolino e per assiomi. La Lega insieme all’Idv, unici partiti all’opposizione del governo Monti, si sono appena astenuti o mostrati contrari nella votazione alla Camera per l’approvazione della “spending review”. Il Pdl più che altro ha fatto un gran can can per le parole usate da Monti nei confronti di Berlusconi, ma di fatto è restato ligio al suo dovere: rimanere attaccato ad un governo anti-Italiani nonostante gli elettori del Pdl lo giudichino negativamente e siano stanchi delle loro manfrine per poter restare a galla almeno fino alla fine delle legislatura e prendersi in toto la pensione che spetta loro.  La “spending rewind” cosi definita dalla Lega si riferisce al fatto che si tratta di una riforma che ripete sempre le stesse cose, fa pagare sempre gli stessi interlocutori, torna indietro anziché andare avanti in quanto di questo passo porta il Paese davvero nel baratro anziché sollevarlo se non in Paradiso almeno nel limbo.  Prima di analizzare sinteticamente i punti essenziali della riforma, vorrei spendere una riflessione riguardo l’esternazione di Monti che ha fatto andare su tutte le furie il Pdl e non solo quando ha sostentuto che se ci fosse stato Berlusconi come Premier lo spread sarebbe salito a 1200. Innanzitutto tengo a sottolineare che Monti esterna sempre al di fuori dell’Italia e mai in casa nostra. Non ho mai avuto il piacere o dispiacere di sentirlo parlare nelle nostre tv, magari a reti unificate in nessuna situazione. In secondo luogo, se Berlusconi – che viene sempre citato quasi fosse un incubo costante o più semplicemente un pericolo per tutti tranne che per gli italiani – si fosse permesso di pronunciare una frase simile, apriti cielo, sarebbe già stato messo alla gogna. Lo ha detto Monti il prof, allora scatta il timore riverenziale. Monti ha subito fatto marcia indietro spiegando che ha parlato di spread a 1200 in base a calcoli e statistiche fatti a livello internazionale. E di nuovo timore riverenziale. Inoltre, il Premier ha esortato gli italiani a cambiare mentalità ed entrare nel vivo di un clima di “austerity”. In primo luogo, se si parla di “austerity” se ne deve parlare a 360° per tutti, nessuno escluso. Occorre rigore mentale e pratico da parte di tutti, anche dei politici. Invece, mentre gran parte degli italiani stenta ad andare in vacanza (vale a dire, a spostarsi da casa, in quanto il termine vacanza è diventato parola grossa) – non perché suggerito loro da Monti stesso ma per motivi ovvii – pare che i nostri politici possano godere di almeno un mese di ferie (salvo reperibilità). Quando si parla di “austerity” si deve parlare di un regime di risparmio su tutto e da parte di tutti. Quando il governo darà il buon esempio eliminando gli sprechi, il superfluo, le auto blu inutili, si abbasserà stipendi e pensioni d’oro, se ne potrà parlare. Se si vuole ritornare ad un clima di “austerity” come in passato occorre ricordare che i nostri nonni vivevano situazioni differenti, con speranze nell’avvenire, con meno soldi ma più sicuri e di valore, con meno risorse e più introdotti nell’italianità. Oggigiorno non si può parlare di “austerity” in un clima di globalizzazione incombente che vede l’entrata di input da tutte le parti, una tecnologia sempre più avanzata, il crescente prevalere del mondo cinese ed orientale nell’occidente che sta conquistando tutti i settori. Di fronte a tale stato di cose, bisogna al contrario incentivare il ritmo del denaro che deve far girare l’economia, aiutare le piccole e medie imprese a produrre per esportare e non a tirare i remi in barca. Ritornare a ragionare con una mentalità del risparmio non è difficile e non sarà un Monti a doverlo suggerire agli italiani che ci pensano già da soli, ma risulta difficile applicarlo in un sistema globale che ci sta sfuggendo di mano. Penso che sarebbe corretto che fossimo noi italiani a suggerire a Monti di creare una politica diversa rivolta più al benessere dell’Italia e non del mondo delle banche europeo totalmente astratto e fuori da ogni logica, che non si occupa né preoccupa delle realtà locali europee differenti l’una dall’altra. Se parliamo di “spending review” pensiamo a non livellare il ceto medio a quello dei poveri, pensiamo al fenomeno dell’immigrazione sempre in aumento che richiede una rivisitazione dello stato sociale, delle spese sanitarie, pensiamo al mondo della scuola e del lavoro. Al contrario, pezzo forte della “spending review” appena approvata è stato l’interesse nei confronti dei seguenti settori: – i Comuni a cui arrivano 800 milioni di euro (di cui 300 milioni saranno prelevati dai comuni virtuosi, che dovranno come sempre fare le spese anche per sostenere i comuni meno virtuosi), – le Province, che saranno  di fatto dimezzate in quanto ne spariranno 64 (anche se non si sa ancora quali e in quale modo), ma il cui taglio comporterà  quello delle amministrazioni pubbliche come prefetture (su esortazione della Lega), questure, tribunali e agenzie fiscali. Province che verranno eliminate a discapito di un amore verso il territorio che pare nessuno dimostri di nutrire, – Bankitalia: unico ambito in cui vedo giustamente applicata la “austerity” ma che fa restare di stucco al pensiero che verranno ridotti i buoni pasto a 7 euro, stoppate le consulenze esterne, che non verranno più retribuite ferie, permessi e riposi non fruiti, per non parlare del taglio del 50% alla spesa per il noleggio delle auto blu e per i buoni taxi. Fantascienza, roba inaudita per noi comuni mortali  che non ci permetteremmo mai di usufruire di ferie non dovute né di godere di simili privilegi , – buone speranze per gli scioperi nei trasporti pubblici per cui raddoppiano le sanzioni sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali. Anche se una politica corretta sarebbe quella di andare alla radice dei probemi per cercare di capire i reali motivi che spingono i dipendenti dei trasporti pubblici a scioperare. Il governo in toto, a partire da Monti e dai suo colleghi per arrivare ai partiti che lo sostengono, pare rappresentare un mondo nel mondo, un mondo dorato e completamente avulso dal mondo reale degli italiani comuni, contribuenti ed elettori.  Di questo passo, la vera “spending review” e la vera “austerity” la progetteranno gli italiani che dimostreranno la propria intelligenza ed il proprio buon senso.

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