il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Sinodo sulla famiglia: tra conservazione e innovazione “L’amore coniugale è uno dei miracoli più belli, benché sia anche il più comune”

 

Giovanna Naddeo

Questo il messaggio conclusivo della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi tenutosi in Vaticano dal 9 al 15 ottobre scorso ed intitolato Amore coniugale; Sinodo che ha individuato proprio nell’indebolimento della fede, nell’individualismo e nell’impoverimento delle relazioni, alcune delle principali minacce al matrimonio al giorno d’oggi.

I Padri sinodali hanno espresso la loro “ammirazione e gratitudine per la testimonianza quotidiana” che le famiglie offrono alla Chiesa e al mondo con la loro “fedeltà”, la loro “fede”, la loro “speranza” e il loro “amore”.

Il lavoro svolto in queste due settimane di Assemblea ha permesso ai vescovi, attraverso il questionario inviato alle diocesi di tutto il mondo, “di ascoltare la voce di tante esperienze familiari”, arricchite, poi, dal confronto in aula sinodale, che ha aiutato a “guardare tutta la realtà viva e complessa in cui le famiglie vivono”.

Le impressioni prevalenti sono positive, soprattutto in riferimento allo stile del dibattito, del confronto, che è sempre stato aperto, fraterno, ma anche franco e sincero, come aveva raccomandato il Papa all’inizio dei lavori.

Un po’ deludenti i risultati. Sono riemerse le solite due anime del mondo cattolico: una più aperta e attenta a discernere i “segni dei tempi”; l’altra più chiusa e impegnata a difendere la “dottrina della fede”.

Come previsto, peraltro, trattandosi di un Sinodo straordinario che aveva lo scopo di individuare i problemi e di preparare il materiale per ricercarne la soluzione. 
Intanto i lavori del Sinodo sono continuati confermando due dati: un nuovo modo di rapportarsi della Chiesa con i fedeli divorziati, i conviventi, gli sposati civilmente, gli omosessuali, le coppie gay, ma anche forti resistenze al cambiamento della dottrina. Tanto più che nella “relazione di sintesi” del card. Erdo erano finiti apprezzamenti del tipo: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana”. Seguiti da una domanda rivolta ai vescovi di tutto il mondo: «Siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?». E da una constatazione: « Vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners».

Mai prima si erano lette frasi del genere nei documenti del magistero.                                        
Il vescovo Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo, è andato addirittura oltre entrando nel vivo di quella legge sulle unioni civili che l’Italia attende da oltre dieci anni: «Mi sembra evidente – ha dichiarato in conferenza stampa – che le persone umane coinvolte nelle diverse esperienze hanno dei diritti che debbono essere tutelati e codificati. È una questione di civiltà». 

Non sono mancate le opinioni dei conservatori come il cardinale americano Burke: “Non si può andare avanti in questo modo, ci saranno problemi.”

Si spiegano così i risultati: solo qualche apertura sui divorziati risposati, ma non troppo.
Su altre questioni che interpellano la pastorale e la dottrina della chiesa si attendono ora sviluppi e contributi da parte di fedeli, teologi e pastori di tutto il mondo, cui sarà presto inviato un nuovo questionario formulato a partire dal materiale raccolto ed elaborato dalla “relazione finale” di questo primo Sinodo che tanto interesse ha suscitato nell’opinione pubblica non solo cattolica ed ecclesiastica, ma anche civile e mondiale.

Ecco in rapida sintesi i principali punti discussi:

  1. 1.      Sulla comunione ai divorziati risposati

I Padri del Sinodo hanno discusso in merito alla consumata questione di concedere l’Eucarestia anche ai divorziati e risposati. Un gruppo di Padri sinodali ha mantenuto le proprio opinioni conservatrici; l’ala più progressista ha invece proposto una maggior apertura alla faccenda. L’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del Vescovo diocesano.

  1. 2.      Sugli omosessuali

Alcune famiglie vivono con vergogna e disonore l’avere al loro interno persone omosessuali.

La Chiesa di Papa Francesco non la pensa così: nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza.

”A loro riguardo” afferma il Papa “si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Lo stesso giorno della conclusione del Sinodo, Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha trascritto nei registri della città i “matrimoni” di ben sedici coppie omosessuali sposate all’estero.

 

  1. 3.      Utero in affitto

 

Tra le diverse opinioni dei Padri del Sinodo spicca quella radicale del Cardinale di Milano, Angelo Scola.

«Rischiamo di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi. E non sappiamo dove si andrà a finire». Ha poi invitato gli studiosi dell’Accademia ambrosiana ad approfondire il tema, che starebbe diventando «il problema antropologico numero uno».

A fine Sinodo ha preso infatti la parola papa Bergoglio il quale ha criticato proprio l’ala più conservatrice vescovile.

 “La tentazione dell’irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi – ‘tradizionalisti’ e anche degli intellettualisti.

Tuttavia ha anche ribadito il Papa che « il Sinodo mai ha messo in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l’apertura alla vita. La Chiesa – ha aggiunto Bergoglio – non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini”, una Chiesa “che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone».

Tuttavia Papa Francesco si è mostrato paziente e molto positivo. Certo, per ora si parla solo di aperture fatte di parole e future promesse, ma si può ben affermare che la Chiesa, grazie a questo Papa, ormai è proiettata verso il futuro e sempre più aperta alle nuove esigenze, nuovi problemi, nuovi dubbi, nuove difficoltà della società di oggi.

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