SAGRE: … la battaglia continua

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Ho avuto modo di seguire, nei giorni scorsi, alcune interviste rese da Tommaso Pellegrino (ottimo presidente del Parco Nazionale) sulle frequenze di Uno/Tv e su Ondanews (che nel Vallo di Diano stanno crescendo in maniera esponenziale soprattutto dal punto di vista contenutistico rispetto all’informazione locale) sulla annosa questione dello sperpero di denaro pubblico attraverso l’elargizione di contributi a pioggia in favore della miriade di associazioni esistenti sul territorio di pertinenza del Parco. Ebbene Tommaso Pellegrino, stimolato dalle giornaliste Anna Cava e Chiara Di Miele, ha messo l’accento sul problema delle cosiddette “sagre e feste di paese” e sulla loro utilità in merito al messaggio promozionale dei prodotti agroalimentari e delle tradizioni locali. Pellegrino giustamente pensa ad una specie di “disciplinare” per individuare le “eco sagre” che pure esistono sul territorio provinciale salernitano. Ho seguito con molta attenzione l’intervista e letto più volte il report giornalistico e mi sono detto tra me e me: “Sarà vero che qualcuno mette mano al grave problema delle sagre o anche Pellegrino ha fatto una dichiarazione che finirà nel dimenticatoio sotto le pressioni inaudite dei vari schieramenti politici che hanno tutti agganci precisi nella miriade di associazioni che pullulano sul territorio ?”. Ho pensato questo perché il problema dell’utilità delle sagre e delle feste di paese (e nei paesi includo anche il capoluogo Salerno) e dei contributi a pioggia che ad esse vengono elargiti è una questione che io, giornalisticamente, ho posto in sede provinciale fin dal lontano 2006 quando a capo della Provincia c’era Angelo Villani ed assessore al ramo era Gaetano Arenare (compaesano di Pellegrino). Non ce l’ho con le sagre o con gli organizzatori delle stesse, men che meno ce l’ho con qualche sagra in particolare. Ce l’ho con il sistema in generale e da questa lunga battaglia ho ricevuto soltanto disappunti e malumori da parte non solo degli organizzatori delle

feste di paese” ma anche dei politici che mano a mano si sono succeduti nel governo locale, provinciale e regionale. Ho combattuto tenacemente il sistema, come dicevo, che ha trasformato le originali intenzioni degli organizzatori in strumentali calcoli di natura soltanto economica; insomma le sagre e le feste che dovevano proporre prodotti tipici locali annesse alle tradizioni si sono presto trasformate in “ristoranti all’aperto” dove è possibile mangiare e bere di tutto, dal dolce, al caffè per finire alla frutta con tanto di antipasti. E i ristoratori ? Inermi ed imbecillamente silenziosi di fronte ad un fenomeno che ha praticamente stravolto anche la genuinità e l’economia gastronomica sulla quale poggiava buona parte dell’occupazione salernitana. Per non parlare, ovviamente, dei controlli sanitari che nei locali vengono strettamente controllati e che le sagre e le feste eludono brillantemente, forse anche con qualche complicità. Nel periodo estivo, difatti, sono le sagre ad essere affollate, tutte, mentre i ristoranti battono la fiacca o quanto meno non lavorano quel tanto per sopravvivere dignitosamente. Ma non organizzano neppure una protesta; devo quindi pensare che tutto questo a loro sta bene. E così sia. In apertura mi sono chiesto se il neo presidente del Parco Tommaso Pellegrino ha fatto solo un annuncio pubblicitario contro le sagre. Per me la risposta è facile: “NO”, perché Pellegrino da ambientalista ed ecologista qual è prima di parlare avrà meditato su quanto andava a dire, oltretutto in questa operazione sembra anche spalleggiato da Franco Alfieri (sindaco di Agropoli e consigliere particolare del per l’agricoltura del governatore De Luca) se non direttamente dallo stesso Vincenzo De Luca. I soldi sono pochi, anzi non ce ne sono più e quindi si impone una scelta meticolosa delle manifestazioni, delle sagre, e delle feste paesane da foraggiare. Ma in tutta sincerità credo che andrà a finire il tutto in una bolla di sapone, oltretutto la regolamentazione dovrebbe incominciare dal 2017 e, quindi, è già stata fatta salva l’imminente stagione estiva; poi il tempo sicuramente affievolirà il clamore degli annunci apodittici e la politica scenderà a più miti consigli. Le associazioni disseminate sul territorio sono troppe e costituiscono terreno fertile per la raccolta di voti, nessuno può mettersele contro in maniera aperta e chiara come ha fatto Tommaso Pellegrino con interviste sicuramente coraggiose e fuori dagli schemi abituali e fuorvianti della politica. Mi auguro soltanto che Pellegrino, anche nella sua nuova veste di Presidente, tenga duro su questo argomento e riesca a disciplinare un fenomeno che ad occhio nudo appare ingovernabile. Ci sarebbe ancora tanto da scrivere, ma avremo tutto il tempo per farlo. Per chiudere voglio soltanto riferire come andò a finire la mia battaglia contro lo sperpero di contributi pubblici per le sagre e le feste.

Iniziai la battaglia giornalistica nel 2006; agli inizi del 2007 l’allora vice presidente della Provincia, sen. Gianni Iuliano, pose mano al fenomeno sull’onda dei miei servizi giornalistici e bloccò temporaneamente tutte le concessioni di contributi (anche quelli già approvati) con l’intenzione di preparare (anche lui !!) un apposito disciplinare. Non vi dico la campagna che fu scatenata contro i miei articoli; si arrivò addirittura a diffondere la voce che per colpa mia le varie associazioni non avrebbero più ricevuto contributi. Vi lascio immaginare gli insulti  da ogni parte della provincia; io non smisi nella mia inchiesta ma dopo qualche mese e precisamente prima dell’estate 2007 la Provincia ritornò sui suoi passi e fu rimosso il blocco imposto dal vice presidente; mi preoccupai anche di incontrarlo ma al mio sguardo rispose facendo spallucce; capii e non gli chiesi più niente. La battaglia, però l’ho ripresa ogni anno ma gli effetti sono stati sempre gli stessi: indifferenza totale e qualche battuta di spirito tranciante. Spero davvero che Tommaso Pellegrino questa volta faccia sul serio e non si dimostri di essere stato solo uno strumento nelle mani della Regione. In questa battaglia la stampa può e deve svolgere un ruolo importante e non deve limitare la sua azione soltanto a raccogliere e pubblicare interviste. Ma avremo tempo per parlarne.

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