il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

GIORNALISMO: Del Grande e i limiti dell’informazione

Aldo Bianchini
SALERNO – Il caso di Gabriele Del Grande è un caso significativo sui limiti che il mondo dell’informazione deve darsi in fretta, ma è anche l’ultimo caso in ordine di tempo.
Ma è giusto riassumere, in breve, la vicenda: “Del Grande, giornalista documentarista “freelance worker”, cioè un libero professionista dell’informazione. Del Grande giunto ai confini tra Turchia e Siria è stato fermato dalla polizia turca e trattenuto, indebitamente, per ben 14 giorni. Poi è stato liberato previo interessamento del nostro Ministero degli Esteri”. Durante e dopo iol fermo si è scatenata la violenta polemica, tutta italiana, tra i detrattori e gli osanna tori ed anche da parte di chi (molti !!) parla e straparla di una “libertà di stampa” senza confini ai confini del mond0o, proprio lì che è terreno di scontro e di guerra. Tutte opinioni rispettabili, bisognerebbe però avere ben chiari i confini delle benedetta libertà di stampa per poter giudicare, ma i confini non sono stati ancora tracciati. E allora assistiamo a chiacchiericci da bottega, anche nelle trasmissioni televisive nazionali più accreditate (L’Arena – Porta a Porta – La vita in diretta – Pomeriggio Cinque – Agorà ecc. ecc.); solo per fare un esempio ricordo a tutti una giornalista (Ilenia Pietracalvina) con un microfono in mano correre dietro Gianfranco Fini che, appena uscito dagli studi di Porta a Porta, non aveva alcuna voglia di parlare mentre la cronista continuava ad insistere (per me oltre ogni misura) e, quasi, a pretendere alcune risposte. Io una cavolata del genere non l’ho mai fatta e non la farei mai e poi mai. Ma ognuno ha le sue idee su come svolgere questo mestiere ed io mi taccio.
Non mi permetto di esprimere, quindi, alcun giudizio sull’operato di Gabriele Del Grande anche perché al posto mio lo ha fatto, sicuramente con maggiore autorevolezza, Amedeo Ricucci (giornalista del TG/1 e inviato di guerra) che ha pubblicato sul suo profilo face book (venerdì 28 aprile 2017 alle ore 21.28) il suo personalissimo pensiero intitolato “Due o tre cose su Gabriele” scrivendo pressappoco così: “”Chiunque va da quelle parti per un lavoro giornalistico non può non sapere che serve un accredito stampa. Perché Gabriele non l’ha chiesto? Non mi risulta che ne abbia parlato in conferenza stampa e però, se si decide di contravvenire alle regole, bisogna accettarne le conseguenze senza fare i martiri. Per anni, quando si entrava in Siria illegalmente dal confine turco, noi giornalisti abbiamo rischiato di farci espellere dal Paese, oltre a pagare una multa salatissima di 3000 o 5000 dollari se non ricordo male. E nessuno si è mai sognato di protestare e di ergersi a paladino dei diritti umani. Gabriele non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti ma comunque doveva “metterci una pezza”, in un qualche modo, magari chiedendo l’accredito attraverso un qualsiasi sito on line. Se un giornalista vuole andare a Gaza deve e non può non sapere che serve l’accredito stampa israeliano, che si ottiene (fra l’altro) esibendo una lettera di assignement di una testata”.
Smentiti, dunque, e duramente tutti i saccenti filosofi dei grandi talk-show nazionali che si sono battuti all’unisono (o quasi !!) per difendere l’indifendibile, forse. Un giornalista non è un padreterno a cui tutto può essere concesso nel nome di una “libertà di stampa” mai ben definita, il giornalista deve innanzitutto rispettare le regole ed in molti casi anche la privacy e la proprietà privata. Gli errori e gli eccessi sono sinceramente troppi, spero di no ma ho la sensazione che presto i conti saranno tutti pagati amaramente.
Ma Ricucci non si è fermato ed ha ulteriormente precisato: “Il fermo di Gabriele si è protratto fino limiti del consentito – 14 giorni, come previsto dalla legislazione d’emergenza, se non erro – e bene hanno fatto sia le autorità italiane sia la società civile a mobilitarsi per vigilare sulla situazione. Ma per favore, non confondiamo fischi per fiaschi: la stretta alle libertà civili in Turchia, così come il fatto che ci siano 150 giornalisti nelle galere turche, hanno poco a che vedere con il fermo di Gabriele, che è del tutto legittimo, ripeto, sulla base delle leggi vigenti, giuste o sbagliate che siano. Non ce l’ho con Gabriele, dico solo che poteva e doveva essere più accorto (e magari evitare qualche parola di troppo, al suo ritorno, sulla libertà di stampa che sarebbe stata violata)”.
Più chiaro di così !!!

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