il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

“CITTA’ FORTIFICATE”: porti, piazze d’armi e forti tra settecento borbonico e regno delle Due Sicilie

di Giacinto Chirichella

SALERNO – L’ultima opera dell’architetto Salvatore Costanzo, (Città Fortificate – ed. Giannini – Napoli), nella sequenza delle pagine iniziali del libro, indaga l’organizzazione difensiva, gli ampliamenti e i rafforzamenti dei sistemi portuali in età borbonica (1734-1861), offrendo un prospetto efficace di numerose infrastrutture di bacini del mezzogiorno classificati di “prima classe”. Si tratta di un ampio quadro d’insieme ragionato sui profili delle nuove tecniche di difesa a cominciare dalle coste delle città “fronte-mare” i cui interventi, nei diversi esempi analizzati, ci consentono di interpretare e ricostruire integralmente gli scenari ambientali, e di seguire con precisione i criteri evolutivi dei contesti urbani e topografici dei luoghi, sia durante che dopo i periodi di militarizzazione. Nella peculiarità della rassegna storica dei numerosi siti  esaminati, l’autore riesce spesso a riannodare l’indagine ad altri aspetti e momenti di quella straordinaria stagione di civiltà architettonica che maturò a Napoli e in altre città del regno nel corso del Settecento, e ad estendere il raggio di influenza ad importanti complessi insediativi intorno alla seconda metà dell’Ottocento, in rapporto alle nuove strutture del territorio e alle opere di espansione edilizia; nel contempo il Costanzo mette bene a fuoco i fondamentali momenti sullo stato delle conoscenze militari maturate intorno alla cultura difensiva borbonica negli anni del regno delle Due Sicilie. Dalla rigorosa ricerca appare con sufficiente chiarezza come la nuova classificazione di “piazze, forti e castelli”, riconducibile al Real Decreto del 21 giugno 1833, si attesti su un ampio ventaglio di tipologie incentrato sulle qualità di talune “cittadelle militari” o piazze d’armi (considerate di seconda classe), caratterizzate da scelte di grande interesse strategico, che però non sempre si rivelarono efficaci sul piano della sicurezza. Di particolare interesse è l’indagine sui contesti fortificati dell’estremo meridione del regno, sui quali l’autore ferma l’attenzione – tra l’altro – su alcuni passaggi storici riconducibili a due città siciliane, Trapani ed Augusta, di cui segue progressivamente il tessuto connettivo e l’introdursi di elementi architettonici e urbanistici che in quegli anni ebbero un ruolo fondamentale nei loro apparati difensivi. Esponendo con chiarezza delle  considerazioni storico-militari senza smarrirsi nelle deviazioni più comuni, il Costanzo dà poi una chiave di lettura dei luoghi fortificati di “terza classe”, attraverso numerosi interventi di riattazione per il miglioramento del territorio di Napoli e delle sue strutture: nel disporre di un accurato profilo delle vicende storico-militari del golfo, condotto alla luce di recenti studi e ricerche, si sofferma sui forti dell’Ovo e del Carmine, e successivamente su quelli di Ischia e Baia. Il discorso sui sistemi difensivi dei Borboni compresi tra il golfo della Capitale e la fascia costiera del basso Lazio diventa completo con lo studio della militarizzazione di ulteriori isole, come Capri e Ponza, mentre nel tracciare le linee più significative dei contesti fortificati nelle province dell’estremo meridione del regno, più avanti –  come ben sottolinea l’autore – “l’indagine registra ancora la presenza di una piazza d’armi di rilevante importanza e di indubbio interesse, sia per l’entità che la qualità dell’apparato difensivo: la cittadella di Milazzo”. Ampliando ancora il raggio dei riferimenti alle vicende legate alle strutture siciliane, lo studioso casertano esplora l’isola di Ustica, Pantelleria e il forte di Termini Imerese; notevoli, pure,  i ragguagli e le indagini storico-cartografiche dei principali siti a difesa dell’isola di Favignana e l’intervento di ampliamento del molo di Girgenti (Agrigento), così come il riassetto di alcune luoghi lungo la fascia costiera ionica (Gallipoli) e il potenziamento di ulteriori importanti strutture portuali pugliesi nei “dominii” di quarta classe come quello di Brindisi (si vedano, a riguardo, i progetti di rafforzamento e ampliamento del porto, che arricchiscono il tema della lettura dei “forti a mare” attraverso una preziosa cartografia storico-interpretativa). Qui un punto chiave per conoscere la complessità orografica-ambientale dell’epoca e le caratteristiche dell’antica fortificazione della zona portuale, resta la presenza del poderoso castello, mentre spostando l’attenzione sulle strutture marittime della Capitanata, la città di Manfredonia rappresenta una esemplare testimonianza del ruolo di emporio commerciale e mercantile della zona e dello stesso regno di Napoli. Un cenno a parte merita pure il nuovo assetto delle opere portuali di Barletta e l’ambiente difensivo delle isole Tremiti, dove San Nicola ha sempre avuto in passato un ruolo di notevole importanza militare, testimoniata da precisi legami che si sono creati nel tempo tra architettura difensiva e cultura religiosa. Sul mare Ionio, contributo difensivo notevole e non privo d’efficacia, fu pure quello dell’imponente impianto architettonico di Crotone, sede dell’antica fortezza di Carlo V.

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