il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FONDERIE PISANO: dalla ragionevolezza di Picarone all’irrazionalità di Cammarano … passando perfantomatici controlli farlocchi, per finire alla fumosa contromossa delle aziende

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Qualsiasi inchiesta giornalistica è sempre più difficoltosa di quelle giudiziarie, nel senso che le prime essendo vincolate alla efficacia della notizia e determinate dalla carenza documentale quasi sempre rischiano di naufragare.

            In questo instabile panorama si muove l’inchiesta, e la stessa vicenda, sulle Fonderie Pisano di Fratte che ad ogni tornata assume i contorni paradossali di un incredibile assalto alla diligenza, dove per diligenza bisogna rifarsi alle Fonderie e per gli indiani assalitori al fulcro centrale della questione rappresentato dal Comitato Salute e Vita (presieduto da Lorenzo Forte) che, alla luce delle prime sonore sconfitte giudiziarie, cerca di riguadagnare terreno spargendo veleni dappertutto e trascinando nella mischia anche Carlo Rienzi (presidente nazionale del Codacons) che probabilmente non  sa dove sia Fratte e non conosce la storia, quella vera, dell’insediamento industriale della Pisano in una valle che era letteralmente destinata a quel tipo di attività con l’impiego di altiforni e fornaci di vario genere.

            Si ha la sensazione molto marcata che quando si parla o si scrive di questo problema, diventato l’asse portante della politica salernitana e campana (per non allargarci troppo !!), si rischia di andare a sbattere contro un muro di gomma, nonostante il chiaro pronunciamento del sostituto procuratore di Salerno, Roberto Penna, che aveva non più di qualche mese fa firmato un provvedimento giudiziario dal quale si evince con chiarezza che “i fumi nauseabondo non incidono sulla salute dei cittadini”; insomma, come dire che puzzano ma non fanno male. Apriti cielo, dopo quella decisione sofferta e studiata nei minimi dettagli sulla base di precise relazioni tecnico-chimiche la rabbia e l’aggressività è aumentata in maniera esponenziale contro i vertici delle Fonderie Pisano, quasi come se il PM (molto noto per la sua estrema scrupolosità) avesse favorito le Fonderie a disdoro della salute dei cittadini.

            E pensare che, bontà sua, il pm Roberto Penna è stato l’unico magistrato (a memoria d’uomo) in grado di mettere in crisi i due personaggi più importanti della storia salernitana degli ultimi decenni: l’arcivescovo Gerardo Pierro e il sindaco Vincenzo De Luca con inchieste giudiziarie che hanno scosso fin dalle fondamenta il sistema di potere politico-religioso del nostro territorio.

            Il nostro purtroppo è un Paese in cui chi si sveglia prima al mattino pensa di poter dettare legge per comandare; e la cosa più inquietante è che non c’è mai fine ad un problema che rischia di sbattere all’infinito tra Procura della Repubblica, Tribunale del Riesame, Corte di Appello, Corte di Cassazione, Tar regionale e nazionale, Consiglio di Stato; un circuito infernale che molto spesso va in corto circuito ed impazzisce senza lasciare alcuna possibilità decisionale alla classe imprenditrice che ha, invece, bisogno di una tempistica certa – incontrovertibile e ravvicinata. Da qui, e non solo per le Fonderie Psano, il disagio occupazionale che viviao da qualche anno a discapito della crescita collettiva.

            Il problema vero è che nessuno paga quando si tratta di associazioni più o meno note e più o meno riconosciute; leggo ad esempio su Il Mattino del 4 settembre scorso che il vice segretario nazionali delle Associazioni a difesa dell’ambiente, Matteo Marchetti, ha senza mezzi termini messo addirittura in discussione l’ultima (in ordine di tempo) dichiarazione congiunta degli avvocati Lorenzo Lentini e Guglielmo Scarlato (componenti il collegio difensivo delle Fonderie) che pubblicizzava il “pieno rispetto”  da parte dell’azienda di tutte le prescrizioni disposte dalle Autorità Amministrative, eccependo che il carteggio esaminato dall’Autorità Giudiziaria è precedente alle ultime analisi dell’Arpac. Capisco il ruolo di Marchetti ma qualcuno dovrebbe anche sottolineare (e la stampa locale non lo fa !!) che gli avvocati in questione rappresentano dei veri e propri totem dell’avvocatura salernitana, al di là di chi difendono volta per volta.

            Che dire, poi, dell’ARPAC che appare quanto mai intimidita dalle continue insinuazioni sulla validità dei suoi controlli e che, oggi, si ritrova di nuovo al centro della tempesta dopo che una recente sen tenza di primo grado ha condannato qualche suo dipendente per incerti o infedeli accertamenti. E che dire dello stesso quotidiano Il Mattino che sembra essere impegnato in una crociata senza precedenti, con intere paginate, in favore dell’ambiente senza dare vita ad un necessario dibattito in contraddittorio tra le parti.

            Sul piano politico mi preme segnalare due piani molto diversi di approccio al problema che è e rimane la presunta delocalizzazione dello stabilimento industriale se si vogliono salvare sia i lavoratori che il flusso commerciale prodotto in tanti decenni di attività.

            Per parlare dei due piani politici parto da una dichiarazione testuale del presidente Carlo Rienzi (fonte Il Mattino): “Rispettosissimi dell’autonomia delle imprese ma possibile che non si riesce a trovare un posto lontano dalle abitazioni dove fare i tombini ?”, una dichiarazione che di mostra tutta la sua insipienza. Innanzitutto perché Rienzi dovrebbe chiedersi perché non è stato possibile fare le case lontano da dove si facevano da sempre i tombini e poi perché se la sua associazione, come le altre associazioni, non perde occasione di scontrarsi con la politica e con le imprese diventa molto difficile trovare un posto lontano dove fare i tombini.

            Qualche mese fa avevo scritto, sempre su questo giornale, che aspettavo una dichiarazione del consigliere regionale Franco Picarone sull’intera vicenda in quanto suo padre è stato per decenni dipendente delle Fonderie. Ebbene, con grande apertura mentale, il consigliere Picarone ha risposto su whats-app al mio appello scritto: “”Caro Aldo io ho parlato con una lunga intervista su Il Mattino, con foto di papà. Unico a farlo. E ho anche detto per primo che non vi erano evidenze scientifiche. Il punto è che la comunicazione va gestita e non si possono imporre scelte alle comunità di delocalizzazione mentre altri protestano che vogliono la chiusura del sito. Perchè non illustrare prima i progetti, offrire rassicurazioni (prima), ristoro (prima delle decisioni) alle comunità interessate. Questo il senso del mio ultimo ragionamento. Il senso della politica con la P maiuscola. La mia ultima posizione era questa. Infine: non si può lasciare in quelle condizioni di degrado apparente un sito per cosi tanti anni e poi meravigliarsi se … Poi rivendicare che papà con il suo lavoro ha cresciuto 7 figli l’ho fatto””. Una risposta molto serena, ragionevole ed anche politica; peccato che il quotidiano Il Mattino l’abbia archiviata definitivamente senza tirarla più fuori dai suoi scaffali prima di impaginare come ha fatto martedì 4 settembre scorso con il titolone “Stop Fonderie a Buccino, contromossa delle Aziende”.

            Ma quale contromossa delle azienda, quella contro la variante al Puc, prima approvata dal Comune di Buccino e poi ridiscussa, mi sembra più un lamento di natura e di convenienza politico-imprenditoriale che una nuova e vincente strategia per favorire gli investimenti in quell’area industriale che non è mai decollata come era nelle previsioni post-terremoto e che consente, però, l’insediamento di attività sicuramente inquinanti (lo disse Gregorio Fiscina in quel famoso convegno di piazza sulle Fonderie alla presenza dello stesso consigliere regionale Cammarano che non oppose la minima resistenza alle pesanti accuse di Fiscina); attività rispetto alle quali quella esercitata dalle Fonderie è assolutamente innocente e senza danni. Addirittura nella zona industriale di Sicignano rottamavano i carrarmati con gravissimi rischi di amianto per l’ambiente o lo abbiamo già dimenticato ?

            Anche Michele Cammarano (consigliere regionale del Movimento 5 Stelle) forse spinto da motivazioni squisitamente politiche è sceso sul red-carpet della questione avanzando anch’egli delle ipotesi suggestive e fantomatiche, senza alcuna prova conclamata; a Buccino qualche mese fa mi era apparso più ragionevole, con il comunicato (che per correttezza è stato pubblicato a parte sempre su questa pagina) inviatoci dal suo addetto stampa è ripiombato nella consueta e demagogica aggressione alla diligenza che era tipica dei sornioni sostenitori degli indiani che attaccavano per attaccare chiunque tentasse di passare per quei sentieri ritenuti, non a ragione, di proprietà privata.

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