il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CHIESA: la curia salernitana ha dimenticato il suo miglior arcivescovo

Aldo Bianchini

SALERNO – La Chiesa, in senso lato, non finisce mai di stupire, nel bene e nel male. Insomma come se la Chiesa, nonostante i pressanti appelli di Papa Francesco, appare come imbarbarita. Questo a livello generale, figuriamoci a livello locale dove non riesce a ricordare ed a celebrare neppure i suoi migliori sacerdoti.

Senza tanti fronzoli vado subito al sodo della questione che sto per proporvi.

Domani, lunedì 22 ottobre 2018, cadono esattamente cinquant’anni da quando il mitico arcivescovo S.E. Mons. Demetrio Moscato rese la sua anima a Dio in maniera molto serena assistito amorevolmente dal suo segretario personale Don Comincio Lanzara. Erano le 11,28 di quella fredda, anche se assolata, mattina autunnale quando “don Comincio” uscì dalla camera dell’arcivescovo per dare al mondo la notizia della sua morte.

Ebbene a distanza di cinquant’anni nessuno in Curia si è ricordato di celebrare con qualche pontificale la vita e la lezione di colui il quale è stato, senza dubbio alcuno, il miglior Vescovo che la diocesi di Salerno-Acerno abbia mai avuto nella sua storia più che millenaria.

Capisco che la Chiesa salernitana è impegnata in tante altre attività ma è assolutamente triste prendere atto che nessuno, dico nessuno, in curia si sia ricordato di una data così importante anche per tutti quelli che, sopravvissuti a Moscato, gestiscono ancora la curia che negli ultimi tempi ha vacillato troppe volte. Un cinquantenario è un cinquantenario, è cioè una ricorrenza davvero fondamentale soprattutto quando si riferisce ad una persona scomparsa, e Mons. Demetrio Moscato non è stata una persona qualunque. Dall’alto del suo scranno è stato un vero benefattore per l’intera comunità salernitana, e non solo. Dopo l’alluvione del ’54 e la sua partecipazione passionale alla cura delle ferite di tutta la città, è stato, in pratica, colui il quale volle tenacemente che andassero avanti ed a compimento i lavori della Colonia San Giuseppe che ha dato accoglienza cristiana a tantissimi ragazzi meno abbienti ed emarginati. E soprattutto volle la creazione dell’opera “Ragazzi nostri” per sanare le ferite della guerra offrendo aiuto e formazione ai ragazzi; una istituzione sociale affidata all’istituto delle suore piccole operaie dei sacri cuori negli anni cinquanta (leggasi iscrizione sulla lapide dedicata all’arcivescovo Moscato nel 2010 a quarant’anni dalla sua morte; una lapide fortemente voluta dal suo successore Mons. Gerardo Pierro che la ha sempre venerato).

Come giudicare questa dimenticanza grave della Curia di Salerno ?  Difficile rispondere senza intaccare l’autorevolezza e il prestigio di molte istituzioni religiose e degli uomini che le rappresentano; più facile dire che da quando a Salerno c’è l’arcivescovo Luigi Moretti qualcosa non funziona alla perfezione, a cominciare dal rapporto tra la Chiesa e i portatori di San Matteo dei quali ho scritto tantissime volte nel recente passato.

Cosa si può fare per riparare  questo  guasto ?   Si può fare ancora tanto a patto che i “curiali” lo vogliano.

Ma chi era, o meglio chi è stato S.E. Mons. Demetrio Moscato ? (fonte Wikipedia)

“”Nacque a Gallina, il 4 febbraio 1888. La sua vocazione lo portò ad entrare nel seminario di Reggio Calabria, seguito dai Mons. Quattrone e Calabrò. Fu tra i soccorritori intervenuti dopo il terremoto del 1908, partecipando inoltre al ritrovamento di diversi oggetti d’arte e del pezzo della colonna di San Paolo. Il 13 ottobre 1912 fu consacrato sacerdote nella chiesa di Gallina dall’arcivescovo Rousset; partecipò alla prima guerra mondiale come cappellano militare e ciò gli valse più di una medaglia al valor militare.  Rientrato a Reggio iniziò la sua carriera parrocchiale nella parrocchia di Arangea passando poi alla parrocchia di San Giorgio al Corso, sostituendo mons. Zagari. Nel maggio 1935 Moscato vide realizzarsi il suo progetto, ricostruire la chiesa di San Giorgio al Corso, in memoria degli soldati italiani vincitori nella Grande Guerra e per questo ebbe il nome di Tempio della Vittoria: l’inaugurazione vide la presenza del principe Umberto I di Savoia, ma non dello stesso Moscato, poiché il suo primo incarico da vescovo fu a san Marco Argentano e a Bisignano, consacrato l’8 settembre 1932 dall’arcivescovo Carmelo Pujia.  Tornò, nel 1943, a Reggio Calabria in qualità di amministratore apostolico dopo la morte dell’arcivescovo Enrico Montalbetti. Il 22 gennaio 1945 divenne arcivescovo di Salerno. Il suo impegno umanitario è riscontrabile anche nell’assistenza ai bisognosi dell’alluvione di Salerno del 25 ottobre 1954. Nel 1946 fu nominato amministratore apostolico della Diocesi di Amalfi.  Nel 1966 partecipò alla prima riunione plenaria della Conferenza Episcopale Italiana dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, durante la quale fu eletto membro della Commissione per l’Apostolato del Mare. Morì a Salerno il 22 ottobre 1968, venendo sepolto nella Cattedrale della città””.

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