il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

IMANE: duello Travaglio – Carfagna sui “Delitti eleganti” … chi ha ragione ? Da Wilma a Imane sono passati 66 anni, ma nulla è cambiato

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Ieri: 9 aprile 1953, 66 anni fa, spiaggia Torvaianica, viene trovato cadavere di Wilma Montesi; oggi, 9 aprile 2019, l’attenzione mediatica è tutta rivolta al corpo di Imane Fadil in attesa di esame autoptico. Al centro i potenti di turno. Tempo è passato ma niente è cambiato.

Dinanzi alle telecamere di “Otto e mezzo” (condotto da Lilli Gruber su La/7) si sono scontrati duramente il giornalista Marco Travaglio (direttore de Il Fatto Quotidiano) e la deputata Mara Carfagna (vice presidente della Camera dei Deputati) sul cosiddetto “caso Imane Fadil”, quella splendida ragazza morta per cause tuttora imprecisate dopo un mese di ricovero ospedaliero a causa di un  dimagrimento progressivo ed inarrestabile.

Sulla base di un presunto avvelenamento denunciato dalla stessa Imane (modella marocchina che aveva partecipato ad Arcore ad alcune sedute del famigerato bunga-bunga ed era testimone chiave nel processo Ruby ter) si sono scatenate le ipotesi più inverosimili ed anche terrificanti sulla morte della ragazza; almeno due le versioni in discussione: qualcuno ha ucciso Imane per non farla deporre nel processo contro Berlusconi ovvero qualcuno l’ha uccisa per non farla controinterrogare dai legali di Berlusconi. Due versioni contrastanti, anche se all’apparenza simili; fino ad oggi niente è stato definitivamente acclarato dagli esami medici scientifici effettuati sulla salma della ragazza in attesa di autopsia, così come niente era stato accertato nel corso del lungo ricovero ospedaliero. Un fatto è certo, dagli esami non è stato rilevata alcuna presenza di elementi radioattivi sul corpo e nel sangue della giovane; l’esame autoptico forse dirà qualcosa in più.

Nelle more di questa attesa il direttore de “Il fatto quotidiano” Marco Travaglio in un articolo del 19 marzo 2019 dal titolo “I delitti eleganti”, incentrato tutto sul presunto omicidio di Imane, ha probabilmente scelto la tesi  che qualcuno (legato al sottobosco criminale intorno al Cavaliere, come dice Travaglio) l’abbia uccisa per fare un favore ad uno degli uomini più potenti d’Italia. Per avvalorare la sua scelta Travaglio ha surrettiziamente paragonato il “caso Imane” a quelli di Giacomo Matteotti e di Mino Pecorelli, scrivendo testualmente:

  • “Probabilmente Benito Mussolini non ordinò l’assassinio di Giacomo Matteotti: lui o chi per lui si limitò a far sapere ai suoi che quel deputato socialista, con le sue denunce sulla fine della democrazia e sulle corruzioni di alcuni gerarchi del neonato regime fascista stava rompendo i coglioni” [...] “Probabilmente Giulio Andreotti non ordinò l’assassinio di Mino Pecorelli: lui o chi per lui si limitò a far sapere ai suoi che quel giornalista molto, troppo informato, con i suoi articoli sulla rivista OP e le sue allusioni agli affari e ai malaffari della cricca andreottiana, stava rompendo i coglioni” [...] “Sicuramente Silvio Berlusconi non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil, [...] i testimoni B. di solito li compra, non li ammazza. E tutto poteva augurarsi, fuorché la morte di una teste-chiave del processo Ruby e il ritorno del Bunga Bunga sulle prime pagine dei giornali. Infatti, negando le sentenze e persino l’evidenza ha provato a smentire di aver mai visto Fadil. Ma purtroppo nessuno può escludere che c’entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell’eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin. Cioè che qualcuno abbia voluto fargli un favore non richiesto, o lanciargli un messaggio avvelenato per ricattarlo, o ricordargli qualche promessa non mantenuta”.

Lo scontro tra la Carfagna e Travaglio, dicevo, è stato durissimo; la deputata ha detto al giornalista di vergognarsi per le supposizioni e i parallelismi fatti, il giornalista ha risposto alla deputata accusandola di essere una “bugiarda patentata” perché lui da grande giornalista qual è non ha mai scritto di supporre B. come mandante ma ha, invece, scritto che B. non avrebbe mai ordinato il probabile avvelenamento (che sembra non ci sia stato !!) di Imane.

Chi ha ragione ?

Da spettatore assolutamente indipendente devo affermare che la Carfagna non è una bugiarda patentata e neppure una bugiarda semplice perché non conosce il mestiere della menzogna; un mestiere che non le è mai appartenuto; la Carfagna ha con grande fermezza stretto all’angolo il grande giornalista che ha utilizzato nel suo articolo un linguaggio surrettizio per dire senza dire, per fare passare un messaggio senza scriverlo.

Io non ho mai apprezzato molto le qualità politiche della Carfagna in sede locale pur avendole riconosciuto, spesso, una dialettica politica che va benissimo in sede nazionale; questa volta, però, l’ho apprezzata moltissimo, è stata superbamente eccellente e non solo per essere riuscita con eleganza, fermezza e classe a spiegare al grande giornalista come deve essere svolto il mestiere più bello del mondo senza vergognose allusioni o squallidi ammiccamenti. In un colpo solo è riuscita a restituire all’intera classe politica quella dignità che da tempo è stata smarrita.

Ho conosciuto Travaglio nella tarda primavera del 2006 in occasione della presentazione di un suo libro su Berlusconi in un locale di San Marco di Castellabate; si pagava 50 euro a persona perché si doveva anche cenare nello stesso locale. Arrivò accompagnato dall’on. Andrea De Simone e nelle more della sua relazione sul libro si lanciò in una filippica contro Vincenzo De Luca che all’epoca era candidato alla Camera per le imminenti elezioni politiche e che veniva dallo scampato pericolo dell’arresto per il “caso Sea Park e MCM”. Cercai di precisare che De Luca in quel momento era un semplice indagato perché non era stato ancora rinviato a giudizio e che, invece, il suo accompagnatore era destinatario di una sentenza di condanna di primo grado per il “caso prolungamento tangenziale di Salerno”. Apriti cielo fui subito zittito da tutti i presenti (una cinquantina) e rimesso a sedere; non avevo calcolato che erano tutti antideluchiani-unidirezionali e che io da  antideluchiano-semplice non avrei mai potuto rimettere nella direzione giusta le accuse vergognosamente lanciate contro un assente. Questa era ed è l’informazione che non ammette repliche in controtendenza.

Il racconto riguarda, ovviamente, un fatto accaduto ben tredici anni fa; lo scontro di oggi riconferma la mia convinzione sui giornalisti unidirezionali, fino al punto di farmi apprezzare la lucida e ferma ricostruzione dell’accaduto da parte dell’on. Mara Carfagna che bene ha fatto a bastonare il non più impenitente accusatore.

Per la cronaca ricordo a tutti che il “caso Imane” è stato ripreso anche da Massimo Giletti (Non è l’arena – La/7) domenica sera 7 aprile 2019 e devo riconoscere che è stato trattato con attenta equidistanza dagli ospiti in studio: Luca Sommi (giornalista de Il Fatto), Roberta Bruzzone (criminologa), Barbara De Rossi (attrice – presentatrice) e Paolo Sevesi (ex difensore di Imane).

Purtroppo viviamo in un Paese in cui vige la strana e odiosa tendenza di attribuire la responsabilità dei grandi misteri (stragi, delitti eccellenti, delitti eleganti, ecc.) a personalità politiche di spicco che per una serie infinita di motivi si trovano spesso nell’impossibilità di difendersi in maniera compiuta; e tutto è iniziato con l’ancora irrisolto “caso Montesi” che scosse l’intero Paese (politico e non) dopo il ritrovamento sulla spiaggia di Torvaianica del giovane corpo di Wilma a faccia in giù; un ritrovamento avvenuto proprio 66 anni fa oggi, cioè il 9 aprile 1953. Da allora niente e nulla è cambiato; anche allora ci furono giornalisti unidirezionali che si lanciarono con accuse vergognose contro i potenti dell’epoca.

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