il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

A Pellezzano il sogno è far rivivere il polo tessile. E Miss Svizzera depone un fascio di fiori al cimitero svizzero del Paese della valle dell’Irno.

 

Felice Bianchini junior

PELLEZZANO – “Ho scoperto a Pellezzano una grande tradizione, nel settore tessile e non solo. Bisogna lavorare per riprenderla e proiettarla nel futuro. Io ci sono”. Così Edoardo Imperiale, direttore generale della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle materie concianti, che ha partecipato alla iniziativa ‘L’altra metà del Mare è donna e tradizioni’.

L’evento, promosso da Luca Lamberti di Direction Capri e Gaetano Amatruda giornalista e componente dell’associazione ‘Andare Avanti’, ha l’obiettivo di recuperare le tradizioni dei territori e sintonizzarli con la modernità.

“Ci sono le condizioni e si possono trovare le risorse per fare cose. Ho scoperto una antica conceria nel territorio- ha detto Imperiale – e ne parlerò con i privati e l’amministrazione”.

In questa direzione la collaborazione con il concorso Miss Suisse Francophone vuole essere, dicono i promotori “la scintilla per riaccendere i rapporti di Pellezzano con la Svizzera”.

Protagonista, della sfida, il sindaco Francesco Morra, lui che ha l’obiettivo di recuperare una tradizione e renderla occasione di sviluppo.

“A partire dalla prima metà dell’Ottocento, Pellezzano e la Valle dell’Irno, insieme ad altre zone della provincia di Salerno, videro il sorgere – ha detto Morra – di un primo modello di distretto industriale in Europa: quello fondato dagli Svizzeri, un modello che ha rappresentato molto. Lo abbiamo

raccontato e continueremo a raccontare con la mostra ‘Pellezzano Punta di Diamante Svizzera’, una mostra fotografica dalla quale si partirà per trovare le ragioni e le proposte per rilanciare il comparto”.

Ed è anche per recuperare un filo storico, per rilanciare i rapporti che la Miss Svizzera in carica, Amelia Giannarelli, ha deposto un fascio di fiori nel cimitero svizzero di Pellezzano. Nel centro salernitano c’è infatti, chiuso al pubblico ed aperto per l’occasione, un cimitero dove riposano gli svizzeri che dalla fine dell’Ottocento e fino all’inizio del novecento rappresentarono una nutrita e dinamica comunità.

 

 

 

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