il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PRESCRIZIONE: il lodo “Conte bis” e la rivincita di Federico

Aldo Bianchini

SALERNO – Essere “figli d’arte” o, peggio ancora, “figli di papà” molto spesso è un peso insopportabile; qualche volta, però, può essere la classica ciliegina sulla torta; la torta intesa come base familiare – culturale e politica, la ciliegina come il nuovo che arriva grazie all’età che avanza e sostituisce nelle capacità progettuali l’antica arte dei genitori.

 

E’ sicuramente il caso dell’on. Federico Conte (figlio dell’ex ministro socialista Carmelo Conte) che ha sfondato il muro del silenzio e del nepotismo con una proposta scientifico-politica costruita dal nulla e che potrebbe garantire la sopravvivenza dello stesso governo nazionale; una proposta che è già passata alla storia sotto il nome di “lodo Conte bis” che i mass media non spiegano che ad idearlo e costruirlo è stato un giovane deputato di LeU e non l’attuale presidente del consiglio.

Avvocato penalista quarantasettenne, il giovane Federico si era già messo in evidenza per la sua spiccata professionalità ed eccellente preparazione giuridica quando un paio di mesi fa è stato chiamato dal Presidente della Camera a far parte della Giunta per le autorizzazioni a procedere, l’organo incaricato di valutare le richieste della magistratura quando questa intenda procedere all’arresto o alle altre limitazioni della libertà personale di un deputato.

Ed in quella occasione Federico Conte  si era espresso in maniera molto signorile pur dando una risposta politica alla scelta: “E’ per me un onore e ringrazio della considerazione, anche in ragione del ruolo tecnico, e non legislativo, dell’organismo. La Giunta svolge una funzione di garanzia e tutela di prerogative costituzionali; potrò così portare oltre al mio ruolo politico anche la mia personale esperienza giuridica in forza del mio ruolo di avvocato penalista maturato nelle aule di giustizia di questo Paese”.

 

Ora, come dicevo, è arrivata la più classica delle ciliegine sulla torta consistente nel “lodo Conte bis”  in materia di “prescrizione” che da mesi, ormai, tiene il governo dell’intero Paese in bilico tra la durezza del Movimento 5 Stelle di far passare la riforma studiata e voluta così come è stata presentata dal ministro della giustizia on. Alfonso Bonafede e la minaccia concreta di Italia Viva di Matteo Renzi di mandare tutto all’aria se non dovesse essere bloccata radicalmente la riforma Bonafede.

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro, dr. Nicola Gratteri, ha già silurato l’iniziativa definendo dinanzi a Lucia Annunziata di Rai/3: “Il lodo Conte bis è mediazione al ribasso. Legislatore si preoccupi del perché un fascicolo sta 4 anni in un armadio”.

Per Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale “il lodo Conte bis è una fortissima attenuazione della riforma entrata in vigore il primo gennaio 2020. Molti processi si prescrivono in appello quindi lo stop dopo il secondo grado di giudizio per i condannati ha chiaramente degli effetti diversi”.

Insomma il lodo ideato e scritto dal giovane deputato LeU, on. Federico Conte – figlio d’arte, è riuscito a mandare in fibrillazione l’intero panorama politico italiano, da destra all’estrema sinistra: ma cosa è il lodo Conte bis ? Se l’iniziativa andrà a segno con la pacificazione di tutta la maggioranza che sembra molto spaccata, vorrà dire che il giovane Federico avrà messo a segno un colpo da maestro ed avrà salvato il governo nazionale.

La riforma della riforma prevista dal lodo prevede una netta distinzione tra condannati e assolti con lo stop del decorrere della prescrizione solo per i primi e una sospensione breve per i secondi; ed alla fine l’accordo sulla prescrizione sembra essere stato raggiunto, ma ha avuto come effetto quello di spaccare la maggioranza. A dire sì al cosiddetto “Lodo Conte bis” sono stati Pd, M5s e LeU. È mancato, invece, l’appoggio di Italia Viva, almeno fino al momento, che chiede il rinvio di un anno.

Nel dettaglio, per gli assolti in primo grado, la prescrizione continua a correre; per i condannati si ferma dopo il primo grado di giudizio mentre il processo va avanti. Se il condannato subisce una nuova condanna, la prescrizione si blocca in maniera definitiva. Se viene assolto (ed è questa la grande novità), può recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati. In altre parole, il blocco scatterebbe, in via definitiva, solo per la doppia condanna, in primo e in secondo grado di giudizio.

Sarà sicuramente battaglia in Parlamento, soprattutto al Senato dove il governo potrebbe non avere i numeri per superare il voto di fiducia che si annuncia sempre più prevedibile.

E Federico Conte ? Per lui si è spianata la strada del successo politico dopo circa due anni di silenzio dovuto alla necessità dell’adattamento sugli scranni di Montecitorio per capire su cosa, come e quando passare all’attacco e sciorinare la grande maturità tecnico-politica maturata molto per merito proprio ma anche in parte per essere vissuto a pane e politica all’ombra di un padre che ha sempre mostrato una grandissima abilità nelle strategie politiche.

Dopo il lodo, e dopo il presumibile successo eclatante dovrà decidere cosa fare da grande; se cioè ritornare nel grande bacino del Partito Democratico (che lo aspetta a braccia aperte) per avviare anche, e perché no, con Piero De Luca (altro figlio d’arte) una nuova stagione politica tra Parlamento, Regione, Provincia e Comune di Salerno. Si proprio loro due che spesso l’insipienza della stampa salernitana li ha definiti, in maniera riduttiva, soltanto “figli di papà”.

 

 

 

 

 

2 Commenti

  1. ”E’ NECESSARIO TOGLIERE TUTTE LE CONDIZIONI PERCHE’ UN FASCICOLO NON RIMANGA PIU’ FERMO” e la storia insegna che…
    L’appello del Sig. Procuratore della Repubblica di Catanzaro Dott. Nicola Gratteri:
    “E’ una mediazione al ribasso, perché serviva la prescrizione per costringere il legislatore ad interessarsi concretamente per modifiche procedurali al Codice di procedura per velocizzare il processo senza diminuire le garanzie dell’imputato. Un legislatore serio deve preoccuparsi del perché un fascicolo resti 4 anni in un armadio del pm. Tutte queste persone che si stanno ammazzando a gridare contro la prescrizione, perché, nel mentre, non presentano un’alternativa, un articolato di legge dove dimostrano concretamente che è possibile velocizzare i processi, che è possibile far funzionare la giustizia? E’ necessario togliere tutte le condizioni perché un fascicolo non rimanga più fermo. Ogni bambino ha un tablet, ogni persona ha due telefoni; però, quando chiediamo la tecnologia applicata al processo, viene l’orticaria a tutti: dicono che si abbassa il livello di garanzia dell’indagato. Ma l’informatica non abbassa la garanzia, lascia traccia. Non fa altro che aumentare le garanzie. Tecnologia vuol dire efficienza, diminuire il potere discrezionale dell’uomo, quindi diminuire l’abuso. La legge Bonafede ne esce cambiata? Sì, certo, ma la storia insegna che le cose dirompenti si fanno nei primi 6 mesi di legislatura; poi, qualsiasi governo man mano che va avanti, ha sempre meno potere e energia”.

  2. RIFORMA DEL PROCESSO PENALE
    ROMA 13 FEBBRAIO 2020
    Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia ha approvato un disegno di legge che prevede deleghe al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le Corti d’appello.
    Il testo interviene con specifiche previsioni di delega relative alla riforma del Codice di procedura penale, da attuarsi entro un anno dall’entrata in vigore della legge di delega, con una finalità di semplificazione e di aumento della celerità del procedimento.
    In materia di prescrizione, si modifica il Codice penale in modo da prevedere che il corso della prescrizione rimanga sospeso dalla pronunzia della sentenza di condanna di primo grado fino alla data di esecutività della sentenza, e che la stessa riprenda il suo corso e i periodi di sospensione siano computati, quando la sentenza di appello proscioglie l’imputato o annulla la sentenza di condanna nella parte relativa all’accertamento della responsabilità o ne dichiara la nullità ai sensi dell’articolo 604, commi 1, 4 e 5-bis del codice di procedura penale.

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