il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CORONAVIRUS: Riprendiamo l’analisi iniziata ieri di quel video “propaganda”

Avv. Giovanni Falci

avv. Giovanni Falci

SALERNO – Si può vedere subito che, nonostante noi italiani avessimo avuto il più grande personaggio del Medio Evo, Francesco di Assisi, questi non appare in nessun passaggio.

Il perché è presto detto: Francesco di Assisi non si può coniugare con la filosofia di base del messaggio; Francesco di Assisi è un uomo di pace che stride con gladiatori, carri armati, soldati. E’ un “debole”, ovviamente solo e se a questo termine si collega la forza fisica.

Il terzo il quarto e il quinto passaggio hanno un comune denominatore: la guerra.

“XX secolo 2 guerre mondiali”; “tutti i moderni scenari di guerra”; “Nassiriya”.

Ora la prima riflessione è che anche qui si vola dal 1500, XVI secolo – Rinascimento – al 1900, XX secolo, perché?

Forse, si scavalcano tre secoli, perché non abbiamo niente da “esibire”.

In Italia il XVII secolo da un punto di vista letterario è stato più debole dei precedenti, il secolo delle grandi meditazioni sullo Stato, nonché, quello in cui maggiormente si è riflettuto sulla passione. Il Seicento è stato inoltre il secolo in cui è nato il romanzo d’amore.

Avevamo Galileo Galilei, ma per l’autore del filmato evidentemente non è “forte” inteso alla sua maniera.

E’ comunque un secolo decisamente straniero in cui emergono personalità del calibro del matematico e filosofo inglese Isaac Newton; il calcolo infinitesimale e il pensiero di Leibnitz che introdusse, tra l’altro, il termine “funzione”; si afferma l’opera scientifica di Antoni van Leeuwenhoek, olandese, uno dei fondatori della microbiologia; la filosofia moderna e nuovi contributi in matematica e geometria, nel pensiero e nelle opere del filosofo francese René Descartes (Cartesio); il metodo induttivo fondato sull’esperienza, nell’opera del filosofo inglese Francesco Bacone; si afferma il liberismo e nel pensiero del filosofo britannico John Locke; si afferma l’opera teatrale e poetica del genio inglese William Shakespeare, e tanto altro ancora.

Non va, quindi, bene nell’ottica miope dell’autore dello spot.

E poi XVIII secolo: per sintetizzarlo l’epoca dei lumi e della rivoluzione francese.

L’illuminismo, come è noto, fu un movimento politico, sociale, culturale e filosofico sviluppatosi intorno al XVIII secolo che nacque in Inghilterra ma ebbe il suo massimo sviluppo in Francia  poi in tutta Europa e raggiunse anche l’America, non poteva quindi entrare nel video che analizziamo; anche perché il termine “illuminismo” è passato a significare genericamente qualunque forma di pensiero che voglia “illuminare” la mente degli uomini, ottenebrata dall’ ignoranza, servendosi della critica e della ragione e dell’apporto della scienza. Metodo quindi sconosciuto ed estraneo a chi ha fatto il video.

Arriviamo all’altro secolo saltato il XIX: la filosofia di Kant, Hegel e poi Marx, tutti tedeschi, amici della Merkel; la filosofia della vita basata su un certo pessimismo nel pensiero di Arthur Schopenauer; il concetto di oltreuomo (o superuomo) nella filosofia di Nietzsche; si afferma l’esistenzialismo grazie al notevole contributo del filosofo danese Kierkegaard; si afferma il positivismo grazie al contributo del filosofo francese Auguste Comte.

L’Italia?  Assente!

Si arriva, allora, nel filmato al “XX secolo” – “2 guerre mondiali”.

Quale è il senso di questa esibizione? L’esibizione di una enorme tragedia umana, di due grandi errori, addirittura di una sconfitta.

“Ce la faremo” ….. e ci mostri la guerra in cui “non ce l’abbiamo fatta”?

Però quelle slide hanno un senso: fanno riferimento alla forza fisica e alla sopraffazione. Si propone cioè un modello di violenza che è lontano, o per lo meno dovrebbe essere lontano da una tradizione culturale che ci appartiene e che troppo spesso dimentichiamo.

Si passa alla slide “tutti i moderni scenari di guerra”, come se ci fossero sul piano della sofferenza e dell’etica guerre “moderne” e guerre “antiche”, come se il dolore di Priamo non fosse lo stesso dei padri di quei poveri carabinieri uccisi a Nassiriya che appaiono nella slide “eroismo e sacrifici”.

Quelle bare non devono essere usate per fare propaganda e soprattutto propaganda a chi ha mandato quei poveri soldati a morire.

L’Italia che personalmente non voglio vedere e nella quale non mi riconosco è quella dei cannoni e dei fucili con i quali non si fanno “missioni di pace”, si contrabbanda, cioè, la pace per un ritorno economico e di mercato e questo non va bene.

Questa enfasi sulla “nazione” mi fa convincere sempre più che viviamo un momento di grande decadenza a tutti i livelli; infatti, nei momento della decadenza appunto, compaiono le nazioni e i nazionalismi che degenerano il senso e il concetto di Patria.

La Patria infatti non è un’astrazione che spinge gli uomini al massacro, ma è un certo gusto della vita comune ad esseri umani, per cui ci si può sentire più vicini ad uno spagnolo a un algerino o a un libanese piuttosto che ad un normanno o un alsaziano.

Esiste un mar Mediterraneo, un bacino che connette una decina di paesi. Gli uomini vocianti nei cafès chantants di Spagna, quelli che vagano per il porto di Genova, sulle banchine di Marsiglia, ad Algeri, in Grecia e altri ancora.

Questa genia, a cui mi sento di appartenere, è differente da quei popoli dell’Europa sempre abbottonati fino al collo che non sanno “lasciarsi andare”, che non sanno che cosa è la gioia, tanto differente dalla risata.

Questo è il mio concetto moderno di patria non più legata ai confini, ma alla condivisione; non dico Europa, la mia Patria è appunto  il mediterraneo che non appare mai nel filmato.

Personalmente io rivendico al Mediterraneo la sua vita, i cortili, i cipressi, le corone di peperoncini; rivendico gli Apolli dorici e non le copie del Vaticano.

Bisogna rivendicare e fare nostri i paesaggi annichiliti di sole e non le scene da cinema degli sbarchi o le voci dei comandanti e dei militari armati con bambini in braccio.

Verrà fuori un bel filmato giusto per tutti e dove nessuno vince perché nessuno perde.

 

 

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