il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CARBONE: colpevole o innocente … analisi di un comunicato stampa

Aldo Bianchini

SALERNO – Il caso giudiziario che ha coinvolto, e fortunatamente non ancora travolto, il dott. Mattia Carbone (medico, primario f.f. dell’U.O.C. di Radiologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria (AOU) San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno) ha scosso l’opinione pubblica salernitana che si è fatalmente divisa tra innocentisti e colpevolisti.

Io, come ho già scritto, sento di dovermi schierare tra gli innocentisti; anche e non soltanto perché Mattia Carbone è da ritenere “innocente” fino a sentenza passata in giudicato (cioè fino a sentenza pronunciata dalla Cassazione); lo stato di diritto è una cosa sacra, purtroppo molto spesso viene calpestato da “investigatori anonimi” ma anche da incauti giornalisti che al riparo delle “veline ufficiali” sparano subito a zero sul semplice indagato come già fosse colpevole conclamato e reo confesso.

Nel caso di specie la vicenda si contorna di elementi ancora più gravi e sconvolgenti in quanto, per la prima volta, l’anonimo comunicato stampa (con il quale è stato pubblicizzato l’arresto del medico e la sua sospensione per un anno da tutte le attività inerenti la sua professione medica) contiene nome e cognome del professionista e “formula” un’accusa ben precisa (aveva costretto una donna a subire atti sessuali) che può concretamente ipotizzare soltanto il GUP (giudice indagini preliminari) alla fine dell’udienza in contraddittorio tra pubblica accusa e difesa per poter rinviare a giudizio l’indagato che da quel momento in poi diventa imputato. Tutto ciò che accade prima dell’udienza dinanzi al GUP (quindi anche tutti gli atti esaminati dal GIP) fanno parte del pacchetto delle indagini preliminari sulle quali, in parte, può intervenire anche la difesa.

Pensate, quindi, se è mai possibile che un “semplice e anonimo poliziotto”, che stila un comunicato stampa scarno e senza motivazioni precise, possa non ipotizzare ma descrivere l’accusa come fosse già conclamata o addirittura ratificata da una sentenza passata in giudicato: “L’indagine scaturita da un’attività avviata in seguito alla denuncia di una donna, ha permesso di ricostruire le dinamiche con le quali l’indagato, il medico CARBONE Mattia classe 1971, aveva costretto la stessa a subire atti sessuale”.

Ma non è tutto; l’anonimo redattore del comunicato stampa dimostra con lo scritto una pervicace abilità accusatoria in quanto in maniera forse subdola copre il suo comunicato con un pretestato “coordinamento della Procura della Repubblica” e con l’azione pratica della Squadra Mobile della Questura e della Sezione di PG in sede -Aliquota Polizia di Stato-.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il comunicato, seppure anonimo nella sua estensione, proviene però dalla Questura di Salerno (come dimostrano i dati della pec con cui è stato inviato, stranamente anche a questa testata giornalistica !!) e, quindi, essendo non firmato e neppure su carta intestata è da attribuire pienamente alla responsabilità oggettiva del Questore in persona che difficilmente può non sapere che dal suo ufficio è uscito una comunicazione così grave ed anche greve.

Ma ancora non è tutto; bisogna chiedersi anche perché è accaduto tutto questo a carico di un professionista notoriamente valido. La domanda è legittima è stuzzica una contro domanda: “Perché il comunicato è anonimo e perché, visto che è stata svelata la identità del presunto violentatore, non è stata indicata almeno con le iniziali quella della inconsapevole vittima ?”.

Tutto questo mi fa pensare e credere che il dott. Mattia Carbone sia rimasto vittima di una sordida congiura che si alimenta addirittura nel suo ambito lavorativo e/o di relazione che, forse, male ha sopportato la continua ascesa verso il primariato del giovane medico salernitano, grazie a specifici presunti sostegni familiari. Ma questa, ribadisco, è soltanto una ricostruzione giornalistica e, se volete, anche fantasiosa; ma le chiacchiere negli ambienti bene informati non si contano.

Sullo sfondo della grottesca vicenda rimane l’assoluta e incontestabile innocenza del dott. Carbone (almeno fino a sentenza definitiva) e l’orribile comunicato stampa diffuso dalla Questura di Salerno, lo stesso 10 giugno 2020, subito dopo l’arresto del medico con precisi ed inoppugnabili numeri identificativi del messaggio targato “cert.interno.it”.

 

Per correttezza deontologica ecco qui di seguito l’intero testo del comunicato stampa, così come pervenuto a questa testata giornalistica: “La Squadra Mobile della Questura di Salerno, unitamente alla Sezione di PG in sede – Aliquota Polizia di Stato, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, nella mattinata odierna, ha dato esecuzione all’Ordinanza Applicativa di Misura della sospensione dell’esercizio della professione medica, con interdizione di tutte le attività ad esso inerenti, per la durata di anni uno, emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, nei confronti di medico, primario f.f. dell’U.O.C. di Radiologia presso l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. L’indagine scaturita da un’attività avviata in seguito alla denuncia di una donna, ha permesso di ricostruire le dinamiche con le quali l’indagato, il medico CARBONE Mattia classe 1971, aveva costretto la stessa a subire atti sessuale. Gli approfondimenti investigativi effettuati infatti, hanno consentito di acclarare che l’odierno indagato, abusando della sua qualità di medico, nel corso di una visita medica in un ambulatorio del citato Ospedale, poneva la vittima, una donna quarantenne in una condizione di soggezione psicologica costringendola a subire atti sessuali, facendo passare subdolamente tali manovre, per atto medico. 10.06.2020”.

 

Ma non finisce neppure qui; addirittura un giornale online ha titolato così la vicenda Carbone: “Condannato Primario della radiologia dell’Ospedale “Ruggi”, per abusi sessuali. Applicata misura di sospensione della professione medica”; insomma per questo giornale è come se fosse stata già emessa la sent6enza definitiva; siamo davvero all’oblio della corretta informazione.

 

 

 

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