il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

TEGGIANO: un prof violento o un cattivo rapporto scuola-famiglia ?

 

Aldo Bianchini

Una ignota ed emblematica mano qualsiasi, sullo sfondo nero; un mano che mai e poi mai dovrebbe colpire un giovanissimo studente

TEGGIANO – Nelle due precedenti puntate di questa storia, odiosa quanto inevitabile per una scuola allo sfascio, ho diffusamente parlato di varie colpe partendo da quella corposa del professore, e da quella della mancata vigilanza a quella della mancata organizzazione per finire a quella della mancata educazione che, come previsto, spetterebbe in gran parte alle famiglie.

Purtroppo in questi ultimi decenni, con la novità che ogni nuovo Governo ritiene di dover riformare la scuola, si è rapidamente arrivati allo scollamento del “sistema scuola” in concomitanza con due eventi da non sottovalutare: l’abbassamento del livello di autorevolezza dei dirigenti e dei docenti e l’okkupazione forzata della scuola che le famiglie hanno attuato, anche giustamente. Il risultato è quello che vediamo con i nostri occhi ed ai giorni nostri: uno studente che beffeggia il docente infilandogli il cestino della carta straccia sulla testa ovvero un docente che dà un sonoro ceffone ad uno studente.

Le immagini sanno leggerle tutti, e tutti capiscono il dramma che vivono moltissimi ragazzi ma anche alcuni professori in presenza di azioni violente; abbiamo tutti dei figli e dei nipoti e spesso, per un fatto naturale, ci facciamo prendere dall’eccesso di difesa familiare. Ma per ragionare e capire bisognerebbe sempre partire dall’assunto che la cosiddetta “culpa” non è mai depositata per intero da una sola parte. Ma questo è un ragionamento generale e non soltanto rivolto al fattaccio di Teggiano. So che è difficile riconoscere le proprie colpe e quelle dei familiari, ma almeno bisognerebbe provarci, altrimenti nessuna riforma riformerà mai la scuola. Oggi, però, si fa finta di ragionare (quando non si sragiona !!) soltanto sui social dove “leoni e leonesse” delle tastiere (molto spesso all’ombra di un anonimato in crescita esponenziale soprattutto tra i giovanissimi – recente indagine del quotidiano “Il Mattino”) diventato d’improvviso tutti giuristi, magistrati, psicologi, pedagogisti, e chissà quante altre cose.

Su questo apparente assioma si innesta tutta la discussione intorno al mondo della scuola che, a questo punto e stando così le cose, è davvero difficile da riformare perché si passa con facilità da un dirigente scolastico che non manda a casa uno studente sofferente solo perché il bidello promosso al ruolo di medico dice che finge (questa è storia giudiziaria accaduta a Salerno), ad un genitore che a viva voce aggredisce e picchia il docente (altra storia giudiziaria vera) pretendendo che il figlio utilizzi in classe tutti i sistemi tecnologici moderni a disdoro delle leggi e dei regolamenti che tutti noi ci siamo dati. Così non si va da nessuna parte.

Ho avuto un lungo colloquio con il prof. Nicola Femminella (docente di assoluta esperienza anche in campo formativo scolastico); insieme abbiamo convenuto che il cosiddetto pesce puzza dalla testa, cioè dalla trascurata formazione dei docenti alla docenza, cioè al passaggio delle informazioni culturali al discente. Da decenni ormai la formazione dei docenti è lasciata al libero arbitrio, così come la stessa formazione delle famiglie (prevista espressamente anche dai decreti delegati e dagli Organismi europei) è rimasta una semplice citazione letteraria. “”Si è dato troppo spazio -mi ha confidato Nicola Femminella- alla formazione tecnologica dei ragazzi senza tener conto che in moltissimi casi i ragazzi già conoscono la nuova scienza molto più degli stessi docenti che arrancano per colmare il gap. Il docente, spesso è solo con il suo presunto sapere ed anche con la sua meno presunta ignoranza; questo lo porta a soccombere facilmente sul piano psicologico e identitario nei confronti di ragazzi e famiglie molto più agguerrite rispetto ai tempi in cui “mazze e panelle facevano i figli belli”. Fatti come quello accaduto a Teggiano, nell’Istituto Scolastico Pomponio Leto, sono soltanto punte di un iceberg gigantesco, sommerso nell’oceano della disorganizzazione e impreparazione totale””.

Come non condividere pienamente le parole del prof. Femminella. Io appartengo ad una generazione di anziani che ha avuto dai propri genitori (quasi tutti con la seconda o al massimo la quinta elementare, se non analfabeti; ed assolutamente non laureati e neppure sindaci o assessori) in dono un sistema educativo che oggi è un lontano ricordo; quindi al centro del discorso ritorna la famiglia. Dobbiamo accettare questa conclusione e dobbiamo farcene una ragione soprattutto quando uno sprovveduto giornalista come me cerca (forse anche sbagliando !!) di portare il dibattito sui fatti e sulle circostanze e non sulle vibranti emozioni familiari che, comunque, stravolgono anche la più ovvia delle realtà. Non sono i figli o i nipoti in discussione, qui c’è ben altro, ci sono le giovani generazioni e il loro futuro.

Non a caso, e non per caso, il prof. Rocco Cimino ha affermato che: “ … a scanso di equivoci il prof di Teggiano ha sbagliato ma trovo altrettanto scorretto il comportamento dell’alunno e dei suoi compagni, ma tutto questo viene taciuto dai grandi esperti di pedagogia. E’ facile sparare a zero contro il prof ma non si va mai all’origine del problema e cioè che la causa della cattiva educazione è da ricercare nella famiglia che è completamente assente nella educazione dei figli, troppo impegnata a rincorrere altro …”.

E allora il problema come si risolve ? Non è facile dirlo, bisognerebbe comunque cominciare da subito innanzitutto a rispettare le regole tratte dalle leggi e dalle disposizioni vigenti.

Le leggi ci sono ma chi pon mano ad esse” (Dante, Purgatorio, Canto XVI), mi ha suggerito l’amico Pietro Cusati (giurista e giornalista di vaglia).

 

 

 

 

1 Commento

  1. L’ ABUSO DEL TELEFONINO NELLE ORE SCOLASTICHE?
    L’abitudine degli alunni all’ABUSO del telefonino, nelle ore scolastiche, non può essere consentita in quanto si traduce in una mancanza di rispetto nei confronti della Scuola ,dei professori , degli alunni stessi , dei loro genitori , della società intera e recano un obiettivo elemento di disturbo al corretto svolgimento delle ore di lezione che, per legge, devono essere dedicate interamente all’attività di insegnamento. Infatti è fatto espressamente divieto di utilizzare i telefonini in orario scolastico nelle Scuole di ogni ordine e grado e nelle Università. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con la circolare N° 30/2007, ha stabilito il divieto dell’uso dei telefonini nelle Scuole Italiane, in particolare durante le ore di lezione. Tale disposizione trova giustificazione, oltre che sulla base di ovvi principi di buon senso e di buona educazione, anche nel fatto che il telefono cellulare può essere occasione di distrazione; per non parlare dell’uso improprio del cellulare ,registrazione audio, video e foto che è passibile di pesanti sanzioni disciplinari a livello scolastico configurando anche l’aspetto civile , penale e il codice della Privacy .Come avviene per gli Esami di Stato e per i Pubblici Concorsi, i cellulari in classe dovranno essere depositati nell’armadietto di classe.Il divieto di utilizzare i telefoni cellulari durante lo svolgimento delle attività di insegnamento opera anche nei confronti del personale docente e ATA , in considerazione dei doveri derivanti dal CCNL vigente e dalla necessità di assicurare, all’interno della comunità scolastica, le migliori condizioni per lo svolgimento sereno ed efficace delle attività didattiche, unitamente all’esigenza educativa di offrire ai ragazzi un modello di riferimento esemplare da parte degli adulti. Le famiglie devono sensibilizzare i propri figli ad un uso idoneo del telefono cellulare, contribuendo a creare quell’alleanza educativa in grado di trasmettere obiettivi e valori per costruire insieme identità, appartenenza e responsabilità.

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