il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

DANTE: “I buoni nel vasino, i cattivi nel pozzo”è il titolo dell’editoriale del giornalista e traduttore Arno Widmann,pubblicato dal quotidiano Tedesco Frankfurter Rundschau,che critica il Sommo Poeta. Secondo il dantista Prof. Enrico Malato: Si tratta di sciocchezze, di affermazioni gratuite e senza fondamento storico.

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

Napoli, 26 marzi 2021 ‘’ Non si capisce che cosa debbano festeggiare gli italiani?’’  L’Alighieri? Molto meglio Shakespeare. E poi figuriamoci se Dante ha davvero inventato l’italiano, che non sia vero lo sanno anche i bambini. Di sicuro, il Sommo Poeta era un arrogante “dotato di un immenso ego”. Alle critiche del quotidiano Tedesco ha risposto  il ministro della Cultura Dario Franceschini e lo ha fatto  citando Dante: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa (Inferno III, 51)”. ‘’ E oltretutto, neanche sappiamo se l’angelicata Beatrice sia esistita davvero e, malandrino, la vera moglie e i suoi figli Dante non li cita mai, in nessun passaggio della Divina Commedia, una “fabbrica di versi” che serve solo a menar giudizi e condanne a destra e manca. L’attacco a Dante Alighieri, proprio nella giornata dell’omaggio nazionale al Poeta, è la Frankfurter Rundschau,  quotidiano tedesco, in un  articolo dal  titolo “I buoni nel vasino, i cattivi nel pozzo”, di Arno Widmann,giornalista Tedesco , già fondatore della Tageszeitung (Taz).Per il   giornalista tedesco  la Divina Commedia è “una fabbrica di versi”, nella quale “ogni volta è chiaro se fai parte dei buoni o dei cattivi”, laddove l’Alighieri è mosso soprattutto “dalla voglia al giudicare e al condannare”.: “Gli oltre 14 mila versi sono intesi a gettare un ponte lungo oltre 1300 anni sull’Eneide di Virgilio: una tale opera abbisogna di un ego immenso”. L’articolo è  provocatorio  ai limiti del satirico il giornalista tedesco Arno widmann,  irride all’Italia che loda Dante “come uno di coloro che hanno portato l’idioma del Paese alle altezze della grande letteratura”.Secondo l’autore, l’Alighieri “in un certo senso avrebbe creato la lingua per la sua opera, e questa lingua divenne quella dei suoi lettori e poi quella dell’Italia…”, ma è semplicemente quello “che fino a 60 anni fa si raccontava ad ogni scolaro italiano, nessuno lo direbbe anche oggi”.Pure l’aldilà dantesco “è un mondo ben strano”, insiste Widmann, dove “non cresce nessun albero”, praticamente “un paesaggio da uffici”, se non fosse “per qualche creatura mitologica e gli angeli caduti e risaliti”. Il giornalista tedesco trova da ridire anche sul rapporto con Beatrice: “Per la scoperta della vita nuziale come una delle vie alla beatitudine bisognerà attendere Martin Lutero e la Riforma”.Dopodiché Widmann tira in ballo Shakespeare, che gli pare “più moderno anni luce rispetto agli sforzi di Dante di aver un’opinione su tutto, di trascinare tutto davanti alla poltrona da giudice della sua Morale. Tutta questa immensa opera serve solo per permettere al Poeta di anticipare il Giorno del Giudizio, mettere lui in pratica l’Opera di Dio e di spingere i buoni nel vasetto e i cattivi nel pozzo”. “Qualsiasi bambino nelle scuole italiane sapeva di non capire Dante. Doveva decifrare i suoi testi. La Divina Commedia,  e non solo le edizioni scolastiche , erano costellate di note che non solo spiegavano le singole parole, ma aiutavano anche i lettori moderni a orientarsi attraverso la sintassi di Dante. Ed era italiano, non latino”.

Di diverso avviso il corrispondente dall’Italia della ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ ed ex presidente della stampa estera in Italia, Tobias Piller: “Non ho letto da nessuna parte né arrivista né plagiatore. Mi sembra un articolo che inquadra Dante nel suo tempo e ne spiega la grandezza ai tedeschi”.  Nell’analisi della Divina Commedia pubblicata dall’editorialista del quotidiano  Frankfurter Rundschau anche un paragone tra l’opera di Dante Alighieri e quella di Shakespeare. L’autore sottolinea criticamente “il piacere di giudicare e condannare” dell’autore fiorentino. “L’amoralità di Shakespeare, la sua descrizione di ciò che è, ci sembra anni luce più moderna dello sforzo di Dante di avere un’opinione su tutto, di trascinare tutto davanti al giudizio della sua morale. Tutta questa gigantesca opera è lì solo per permettere al poeta di anticipare il Giudizio Universale, di fare il lavoro di Dio” e di dividere il buono dal cattivo, conclude il giornalista. Secondo il dantista Prof. Enrico Malato: ‘’L’italiano di Dante si è imposto per il prestigio di un’opera letteraria ed è stato il primo caso in Europa, Si tratta di sciocchezze, di  affermazioni gratuite e senza fondamento storico. La lingua italiana  non esisteva quando Dante ha cominciato a scrivere. Lui scriveva in volgare fiorentino e lo ha così raffinato che poi è diventata la lingua della letteratura italiana di ogni regione e quindi nel corso dei secoli adottata come lingua dell’intera penisola. Il prestigio della Divina Commedia ha imposto la propria lingua a tutta l’Italia’’.Il Prof. Enrico Malato è ordinario emerito di letteratura italiana dell’Università “Federico II” di Napoli,  Presidente del Centro Pio Rajna, Presidente della Commissione  scientifica dell’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e  coordinatore della “Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante”.

1 Commento

  1. Arno Widmann, chi era costui ?
    Alessandro Manzoni,
    se fosse ancora vivo,
    avrebbe iniziato così il suo articolo su questo personaggio.
    Io ho provato a documentarmi sugli studi di letteratura italiana fatti da questo ignoto individuo e non ne ho trovati.
    Sicuramente, un mio errore.
    Tuttavia parlare a vanvera del nostro Sommo Poeta è una cosa irriverente per tutta L’Italia.
    Se poi a fare tutto ciò è un pronipote di coloro che furono fatti cristiani a partire dal settimo – ottavolo secolo D.C (come si dice tra la nostra bucolica gente),
    un nipote di Martin Lutero,
    un discendente di Hilter e figlio di Helmut Kohl,
    prima di parlare di cultura,
    avrebbe il dovere di lavorare per pagare all’Italia ed alla Gregia i debiti contratti dai suoi avi e mai pagati.
    Purtroppo
    questo ignoto giornalista ha solo una cosa buona : il nome di un fiume italico, per cui gli consiglio vivamente di andare quanto prima in quelle acque, al fine di sciacquarsi la bocca.

    marzo del ’21
    Stefano Antonello Aumenta

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