il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FARMACIA DI MURIA: UN CONSIGLIO AL GIORNO ATTENTI AI FARMACI IN GRAVIDANZA

da Dr. Alberto Di Muria

 

 

 

 

 

 

 

 

Padula -L’assunzione di farmaci durante la gravidanza e dopo il parto richiede sempre particolare attenzione per i possibili effetti negativi che questi potrebbero avere sul feto e sul neonato. In realtà, anche se quasi tutti i farmaci sono in grado di attraversare la placenta e di raggiungere l’embrione o il feto, sono pochi quelli che causano malformazioni o che possono alterare il suo normale sviluppo, cioè quelli sicuramente teratogeni. Tra questi ricordiamo, ad esempio, l’isotretinoina, medicinale per il trattamento dell’acne, la talidomide, farmaco per il trattamento di alcuni tumori e l’acido valproico, un antiepilettico.

Di molti altri farmaci, però, non esiste una chiara letteratura sull’uso in gravidanza, per cui non se ne conoscono bene gli effetti, oppure si sa che possono comunque influire sul benessere sia del nascituro che della mamma. Una cautela maggiore è necessaria nei primi tre mesi di gravidanza, periodo in cui si formano gli organi e l’embrione è maggiormente sensibile agli effetti dei farmaci.

Questo non significa che le donne in gravidanza non debbano assumere farmaci, ma semplicemente che occorre una certa prudenza ed è meglio assumerli soltanto quando è strettamente necessario e sempre su consiglio e sotto controllo del medico. Nonostante ciò si prescrivono troppi farmaci in gravidanza.

Uno studio retrospettivo condotto dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale della Regione Lazio ha indagato la frequenza di prescrizione di farmaci a rischio in gravidanza. Lo studio ha coinvolto le 189.923 donne che avevano partorito negli ospedali pubblici regionali per un periodo di 4 anni. Sono stati considerati i farmaci di classe A dispensate nei 9 mesi precedenti la data del parto e, per stabilire il profilo di rischio in gravidanza, sono stati adottati i criteri dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e della Food and Drug Administration (FDA).

I ricercatori hanno accertato che oltre l’80% delle donne esaminate ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci, soprattutto ferro e acido folico, ma anche molti antibiotici sistemici. Nello 0,8% delle gravidanze si è avuta la prescrizione di un farmaco sospettato di essere teratogeno come ACE inibitori e sartani per il trattamento dei disturbi ipertensivi in gravidanza. Molto frequente anche l’uso di progestinici per il trattamento della minaccia di aborto, talvolta con dosi e durata della terapia indicate come clinicamente inappropriate dai ricercatori.

Lo studio dimostra quindi l’importanza di un’informazione corretta delle donne e degli operatori sanitari, anche in considerazione del fatto che se prescrivere troppi farmaci in gravidanza è rischioso, d’altro canto non bisogna evitare di trattare condizioni, come l’epilessia o il diabete, la cui mancata terapia che potrebbe avere gravi conseguenze sul nascituro.

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