il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Recuperare, valorizzare e puntare sulla medicina del territorio, solo così si può attuare una vera svolta al servizio dei cittadini –pazienti, senza se e senza ma. Il vaccino non ha alternative.

 

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

Napoli, 5 aprile 2021. Superare i ritardi nella distribuzione dei vaccini in Campania,risulta la regione più penalizzata  con 161 mila dosi mancanti rispetto alla popolazione. La pandemia è ancora in pieno corso, la crisi sociale ed economica è molto pesante in Italia. Non è stata  ancora  sconfitta  in Italia la mancanza di dosi ,bisogna,quindi, contrastare in Campania una visione ospedale-centrico, in favore di un’assistenza domiciliare integrata con il pieno coinvolgimento degli specialisti e dotando i medici di famiglia di vaccini giusti per combattere il virus ma soprattutto mettere la sanità nelle condizioni di rispondere alle esigenze dei cittadini-pazienti , investendo importanti risorse dopo anni di commissariamento  del settore,senza aver  indetti concorsi.  La vicenda del 118 in Campania  è paradossale , al danno si aggiunge la beffa, con la richiesta  di restituzione dei soldi  da parte della Procura della Corte dei Conti al personale sanitario,Illegittima l’indennità di 5,16 euro all’ora in più sullo stipendio dei medici del 118 in Campania dal 2003. Per la Procura della Corte dei Conti l’indennità sarebbe illegittima perché frutto di accordi risalenti al 2003 e poi non confermati in sede di accordo nazionale a distanza di un paio di anni. L’Ordine dei Medici della Campania  parla di “situazione vergognosa” in particolare se si tiene in considerazione il fatto che “l’emergenza territoriale convenzionata del 118 è un servizio strategico che meriterebbe ben altro interesse e attenzione da parte delle istituzioni”. Un po’ di delusione  per il nuovo Decreto-Legge da parte dei medici Italiani, incompleta e insufficiente la tutela penale per i professionisti sanitari. Poco incisive,secondo i medici, anche le norme sull’obbligo vaccinale,non recepiscono appieno le richieste avanzate dal mondo medico, limitandosi a esimere i vaccinatori dalla punibilità per omicidio colposo e lesioni  colpose a seguito della somministrazione del vaccino e .  anche le norme che introducono il cosiddetto “obbligo vaccinale” per i sanitari . Le norme esistenti già garantiscono il diritto dei cittadini a non essere messi a rischio, e la stessa tutela degli operatori, prevedendone lo spostamento ad altre mansioni qualora non siano vaccinati: questi provvedimenti non aggiungono, in buona sostanza, nulla di nuovo .“No alla banalizzazione delle competenze. I professionisti sanitari studiano anni per acquisirle, in maniera specifica e mirata per le professioni che andranno a esercitare”.Lo ha detto il  Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri,Filippo Anelli,che ha  commentato  le espressioni usate  dal Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia il quale ha affermato: “Stiamo dicendo da mesi che per fare iniezioni non serve una laurea, anche il dibattito contro i farmacisti che fanno vaccini mi sembra sterile, non dico che quando avremo i vaccini bisognerà andare dalla vicina a fare la puntura, ma quasi”.Forse , ed è tutto da discutere, non servirà una laurea per fare un’iniezione. Ma serve una laurea, a volte anche una specializzazione, per salvare, con cognizione di causa, una vita , ricorda il Presidente Filippo Anelli.  Lo aveva intuito già Ippocrate, nel 400 Avanti Cristo, quando invitava a tenere il maestro in conto di genitore e a insegnare l’arte della medicina soltanto a coloro che avevano prestato giuramento: le conoscenze, le competenze e i valori sottesi alla professione non discendono da scienza infusa, ma sono il frutto di un percorso di apprendimento e di esperienza guidataSe questo era vero più di 2400 anni fa, è tanto più vero oggi con tutti i progressi medici, scientifici, tecnologici”.Infermieri, farmacisti, medici studiano anni per acquisire le loro competenze, peculiari, diverse e specifiche per ogni professione: e ogni atto professionale non presuppone solo la mera skill tecnica, ma tutto un insieme di conoscenze che vengono, in quel momento, applicate, all’interno e in funzione di una cornice di valori etici e deontologiciIn questo senso le professioni garantiscono i diritti dei cittadini: lo fanno con le loro conoscenze, le loro competenze, i loro valori. Banalizzarli significa, oltre ad abbassare la qualità delle cure, rendere questo Stato meno democratico.”“I bravi governanti sono quelli che riescano a mettere insieme le professioni, perché, in maniera sinergica, garantiscano i diritti dei cittadini .. Nessuno vuole mettere in discussione le scelte politiche sull’applicazione del piano vaccinalema dovremmo farle utilizzando al meglio le risorse umane e le professionalità che abbiamo a disposizione”.E le professionalità ci sono: abbiamo, in Italia, un milione e mezzo di professionisti sanitari che si formano con studi universitari che, a seconda della via che si sceglie di intraprendere, possono andare dai tre agli undici anni . Che, per esercitare, si iscrivono ai rispettivi Albi, scegliendo liberamente di seguire leggi etiche e principi morali e deontologici che, come categoria, si sono autoimposti.  È questo lo standard che andrebbe seguito anche per le vaccinazioni, dove tutti i professionisti, tra i quali quasi un milione tra medici e infermieri, si sono messi, ciascuno per il proprio ruolo, al servizio del Paese.

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