il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Le società si costituiscono con un numero dispari di soci, ma tre, sono già in troppi……….

 

Dr. Stefano Antonello Aumenta

Dr. Stefano Antonello Aumenta (presidente Pro Loco di Sassano)

Questo antico adagio veniva detto dai nonni o dai genitori quando, cugini o fratelli, avevamo deciso di mettersi in affari, insieme.

Ovviamente, tale detto, non aveva alcun intento di scoraggiare tale nuova iniziativa economica, ma, aveva il solo fine di evitare possibili dissidi. L’unico modo per prevenirli era, pertanto, conoscersi bene e concordare, con precisione, tutti i dettagli.

Se questo monito era d’obbligo fra consanguinei,  ancora più appropriato, era lo stesso concetto tra coloro che, da estranei, decidevano di intraprendere una nuova iniziativa.

Questo strano preambolo mi è venuto in mente dopo aver letto un articolo di Mauro Campus, qualche giorno fa, sulle pagine del Sole 24 Ore.

L’articolo metteva in relazione i contenuti di due libri pubblicati a 70 anni di distanza l’uno dall’altro :

“L’Europa e gli Europei” di Max Beloff -1960-

e

“Quando l’Europa tradì se stessa. E come continua a tradirsi nonostante la pandemia” di Alessandro Somma -2021-

Questi due testi rappresentano quella che era l’idea originale dell’Europa, a quindici anni dalla fine della IIa Guerra Mondiale, e ciò che, purtroppo, ne è, invece, scaturito.

Consiglierei di leggere questi testi a tutti al fine di intendere e comprendere  la nostra Storia Contemporanea.

Suggerirei di farne oggetto di studio, soprattutto, ad alcuni commentatori e politici che, ogni sera sui canali nazionali, privati e pubblici, parlano indifferentemente di Europa, eurozona e Unione europea, senza aver ben compreso, purtroppo per noi, che sono tre cose diverse e distinte tra di loro.

Tenendo presente l’incipit di questo articolo, le genti del continente europeo che, poi hanno deciso di mettersi insieme, non si conoscevano particolarmente bene. Non si può certamente dire che le classi politiche che si sono succedute, abbiano investito molto nell’ integrazione culturale dei popoli che avrebbero costituito la struttura di una nuova e grande nazione.

Ancora oggi gli europei si identificano con il paese o la città dove si abitano, poi con la regione di appartenenza, poi, ancora con la propria nazione e solo alla fine, si ci ricorda di essere europei.

L’Inghilterra, esempio eclatante di ciò, ha sempre difeso la propria identità, non volle mai entrare nella Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Poi nel 1973 fu accolta nella Comunità Europea, ma, senza un referendum popolare interno. Forse, il Generale de Gaulle, vide giusto quando si oppose all’Ingresso del Regno Unito nella Comunità Europea sia nel 1963 che nel 1967. Tuttavia i dissapori nei Territori della Regina Elisabetta nacquero subito e ci fu un primo referendum, interno, già del 1975 e poi la “Brexit” è, ormai cosa dei nostri giorni.

Sul piano economico l’Europa ha sempre avuto un sud povero, ovvero i paesi immersi nel mediterraneo, come Italia e Grecia, e l’asse franco-tedesco, i ricchi, potenti e concreti per antonomasia; da ultimo i paesi dell’estremo nord scandinavo, come esempio di democrazia, benessere e socialità.

Oggi ci ritroviamo insieme solo uniti da una moneta unica, ma, con economie e leggi (civili-penali- tributarie) completamente difformi.

Le Direttive europee inviate a tutti gli stati membri devono essere ratificate dai singoli parlamenti.

Quanto è diversa l’Europa dall’idea dei padri fondatori, come è diversa l’Europa da una Confederazione di Stati sul modello USA.

L’Europa com’è oggi mi ricorda la storia dell’Italia.

Infatti a Massimo D’Azeglio è attribuita la famosa frase: “Fatta l’Italia dobbiamo fare gli italiani” e anche in questo caso, prima che qualcun altro decida di andarsene, fatta l’Europa dovremo sbrigarci a diventare europei.

Maggio del ’21

 

 

1 Commento

  1. Carissimo Dott. Stefano Antonello Aumenta,
    sono d’accordo sul concetto che non basta una moneta unica per essere uniti ,in Europa sono ancora troppe le diseguaglianze economiche e giuridiche tra i 27 paesi, quindi c’è molto,molto ,molto, ancora da lavorare per poter dire l’Europa è fatta!In verità dobbiamo ancora fare gli Italiani -Europei ? La storia docet, è maestra ! Saggio l’incipit del tuo ottimo articolo è mancata l’integrazione culturale dei popoli,gli europei che si identificano con il proprio paese di provenienza ed ha per certi versi ragione l’Inghilterra,non solo per la C.E.C.A.,sono d’accordo in ogni caso con il Somma che l’Europa continua a tradirsi nonostante la pandemia e non ci resta altro che il bel ricordo di essere europei ed europeisti del SUD Italia e del SUD Europa ? Anche il D’Azeglio è stato lungimirante :’’Dobbiamo fare gli Italiani’’ e quindi dobbiamo fare gli Europei.
    Con la stima di sempre ,abbiti cordialità vivissime.

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