il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La scrittrice Dacia Maraini alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno, con un nuovo saggio: “La scuola ci salverà”,sull’urgenza di garantire ai giovani un’istruzione sempre migliore.

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

La scrittrice Dacia Maraini

Salerno,31 maggio 2021. La scrittrice Dacia Maraini, continua  imperterrita il suo viaggio attraverso il mondo della Scuola e delle Università partecipando a dialoghi ed  affrontare  i grandi temi sociali. L’importanza della Scuola  nei momenti di crisi e l’urgenza di garantire ai giovani  un’istruzione sempre migliore. La scrittrice e poetessa  incontra studenti e docenti  della facoltà di scienze della comunicazione dell’Università degli Studi  di Salerno ,non ama le conferenze ma per  dialogare con loro. La DAD ha  reso  difficile l’interazione tra studenti e  docenti . Gli insegnanti hanno affrontato con generosità e impegno l’insegnamento da remoto facendo acrobazie per adeguarsi a uno strumento che conoscevano poco. A volte, però, è stato anche uno stimolo per approfondire gli argomenti, per conoscere meglio gli alunni e la loro condizione familiare. Certo è mancata la vicinanza, il senso meraviglioso della voglia di apprendere collegialmente, mettendo insieme socialità e studio. Ma qualcosa rimarrà di questo nuovo strumento di comunicazione  nella scuola, anche se solo come possibilità di raggiungere gli studenti più isolati in luoghi dove non c’è scuola. Dacia Maraini nel suo ultimo saggio «La scuola ci salverà»,pubblicato da Solferino, ha raccolto alcuni  articoli e  racconti pubblicati sui quotidiani e sulle riviste negli ultimi 30 anni dedicati alla Scuola, un’istituzione che ha pagato  più di altre la durezza della pandemia. La scuola può fare la differenza nei momenti di crisi e ci salverà  ne è  convinta l’autrice dall’alto della sua esperienza. Negli ultimi trent’anni la Scuola si è  evoluta, rappresentando sempre e comunque la speranza più concreta dalla quale ripartire,nonostante le hanno tolto prestigio e consistenza. Lo Stato dovrebbe farsi carico degli studenti più poveri e mettere a disposizione i computer. Non è una spesa così enorme come si pensa. Il mercato tecnologico è in continuo movimento e c’è gente che cambia computer ogni anno, il banco è pieno di usati in ottimo stato messi in vendita a poco prezzo. Non c’è bisogno dell’ultimo modello perfetto, basta una macchina che funzioni».«La scuola ha perso il suo prestigio dopo anni di trascuratezza, di non investimenti, è chiaro che i ragazzi si sentono presi poco sul serio».«Ho avuto diversi insegnanti preparati e appassionati. Ma erano sempre una minoranza. Per esempio la matematica, che odiavo, mi è  diventata cara grazie al professor Pagano che sapeva comunicare la sua passione per la materia. Io credo che si insegni per osmosi e non per costrizione. Gli studenti fuggono dalle costrizioni, le trovano odiose e quindi odiosa la materia che devono studiare per forza. Se, invece, un insegnante ama la sua materia e ci si immerge con passione, riuscirà a contagiare i ragazzi, appassionandoli all’argomento, che sia storico, o geografico, o letterario o scientifico».Dacia Maraini. nata a Fiesole(Firenze),  appartiene ad un’antica famiglia siciliana, gli Alliata di Salaparuta. Il padre, Fosco Maraini, per metà inglese e per metà fiorentino, è stato un grande etnologo.Dacia a ventuno anni fonda, assieme con altri giovani, la rivista letteraria «Tempo di letteratura», e comincia a collaborare, con dei racconti, a riviste quali «Paragone», «Nuovi Argomenti», «Il Mondo».Nel 1962 pubblica il suo primo romanzo, La vacanza, cui seguono L’età del malessere (1963, ottiene il Premio Internazionale degli Editori “Formentor”) e A memoria 1967. Dacia Maraini si è occupata anche di teatro ed ha fondato  assieme ad altri scrittori, il Teatro del Porcospino, in cui si rappresentano solo novità italiane, da Gadda a Parise, da Siciliano a Tornabuoni. Incontra Alberto Moravia, che nel 1962 lascia per lei la moglie e scrittrice Elsa Morante. Degli anni Ottanta sono i romanzi Il treno per Helsinki (1984), sulla nostalgica ricerca degli entusiasmi del passato, e Isolina (1985), la storia toccante di una ragazza a cavallo tra Otto e Novecento.Nel ‘90 esce Lunga vita di Marianna Ucrìa, che vince il Campiello e altri prestigiosi premi, e ottiene un enorme successo di critica e pubblico. L’anno successivo escono la raccolta di poesie Viaggiando con passo di volpe e il libro di teatro Veronica, meritrice e scrittora. Nel ‘93 è la volta di Bagheria, un appassionante viaggio autobiografico nei luoghi d’infanzia, e Cercando Emma, che ripercorre la vicenda del romanzo Madame Bovary di Flaubert per capire il suo fascino e svelarne il mistero. Nel ‘94 il romanzo Voci, anch’esso vincitore di molti premi letterari, offre una nuova interpretazione sul tema della violenza sulle donne.

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