il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Gli effetti dell’economia post-Covid

 

Avv. Angelo Giubileo (scrittore)

In economia diventa sempre più difficile fare i conti, e questo già da qualche tempo in ragione di un’economia internazionale sempre più complessa che ancora caratterizza l’attuale fase di globalizzazione. Nell’ultimo anno, il 2020, a causa della pandemia, i conti dei paesi e delle comunità internazionali sono diventati ancora più complicati. Qui, ne vorrei dirne solo in parte. Infatti ciò che più mi sembra interessante è piuttosto la percezione che in generale sembriamo avere dell’andamento dell’economia europea nella zona euro e italiana nell’anno 2020; e in particolare l’analisi breve di un dato, a consuntivo, che sembra particolarmente significativo e che possiamo dire, almeno in qualche modo, di apparente controtendenza. Ma, come si sa, i numeri sono numeri.

I dati – in percentuale rispetto al 2019 – a cui faccio qui riferimento sono contenuti nel Rapporto pubblico di Banca d’Italia e stimati al 22 giugno 2021 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica-ue/2021-finanza-pubblica-ue/statistiche_FPE_22062021.pdf).

Preliminarmente a essi, il dato – in percentuale – relativo al PIL 2020 rappresenta una prima stima Eurostat a fine gennaio 2021 e quindi uguale o differente tutt’al più di un decimale rispetto al dato definitivamente accertato.

Nel 2020 il PIL dell’UE-19 (area euro) ha registrato una flessione rispetto al dato del 2019 pari al -6,8% mentre il dato italiano è stato stimato pari a un -8,9%. Un calo quindi consistente dell’economia, che trova una facile spiegazione a causa dell’evento della pandemia. Ma, se il dato del PIL mette insieme il dato dell’economia pubblica e privata; immediatamente meno esplicativi appaiono i dati dell’economia per ciò che concerne il bilancio dell’Italia e dell’Italia in rapporto alla zona euro:

  ITALIA 2019/2020 UE-19 (esclusa l’ITA) 2019/2020
ENTRATE 47,1/47,8 46,3/46,7
PRESSIONE FISCALE 42,4/43,1 41,2/41,7
SPESE 48,6/57,3 46,7/53,5
INDEBITAMENTO 1,6/9,5 0,5/6,9
SALDO CORRENTE -1,7/4,3 -2,8/2,9
SALDO IN CONTO CAPITALE 3,2/5,2 3,3/4,0

 

E quindi, in estrema sintesi: l’anno della pandemia ha prodotto una crescita dell’indebitamento e delle spese che potremmo dire sensibile; ma ha anche prodotto un lievissimo aumento delle entrate e della pressione fiscale: in Italia pari entrambe a uno 0,7%, mentre nell’Ue-19 la pressione fiscale addirittura uno 0,1% in più rispetto alle entrate pari a 0,4%.

Ancor più significativo appare tuttavia il dato del saldo. Il dato del saldo corrente – ovvero il risparmio pubblico o anche la differenza tra entrate e spese correnti – ha registrato una chiara inversione: per l’Italia da -1,7 a 4,3 punti percentuali per un totale di 6,0 punti percentuali in un anno; così come per l’Ue-19, da -2,8 a 2,9 punti percentuali per un totale complessivo di 5,7 punti percentuali in un anno. Dato d’inversione confermato dalla registrazione del saldo in conto capitale – che misura la variazione del dato di proprietà delle attività di uno stato o, nel caso dell’Ue-19, di una comunità di stati membri: per l’Italia un 2% e per l’Ue-19 uno 0,7%. Sempre in positivo.

In definitiva, nell’anno della pandemia, lo Stato italiano (e l’Ue-19) oltre a conseguire un avanzo di bilancio corrente si sono riappropriati in quota minima percentuale delle attività economiche che si svolgono nelle rispettive aree di confine. Un episodio, dovuto alla pandemia, o un cambio di linea politica ed economica?

 

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