il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FARMACIA DI MURIA: UN CONSIGLIO AL GIORNO RISCHI E VANTAGGI DELL’USO DELLE IMMUNOGLOBULINE IN PEDIATRIA

Da Dr. Alberto Di Muria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Padula-La somministrazione endovenosa di immunoglobuline in pediatria trova impiego per un crescente numero di indicazioni. Prime tra tutte, le immunodeficienze primitive e secondarie, ma anche e sempre più frequentemente, le malattie infiammatorie e autoimmuni come la malattia di Kawasaki, la porpora trombocitopenica idiopatica, le encefalopatie autoimmuni.

Recentemente, la pandemia da SARS-CoV-2 ha fatto emergere un’ulteriore indicazione: la sindrome infiammatoria multisistemica del bambino, nota con l’acronimo di MIS-C. E’, questa, una patologia molto simile alla malattia di Kawasaki, tipica dell’età pediatrica, che si verifica in rari casi a distanza di alcune settimane dall’infezione da SARS-CoV-2 e che, analogamente a quanto accade nella malattia di Kawasaki, vede nella somministrazione delle immunoglobuline per via endovenosa ad alte dosi uno dei capisaldi del trattamento.

Le formulazioni di immunoglobuline per via endovenosa sono un concentrato di anticorpi, prevalentemente IgG, ma anche IgA e tracce di altre immunoglobuline, provenienti da un pool di 1.000-100.000 donatori sani. L’uso delle immunoglobuline nelle immunodeficienze è intuitivo e ben codificato. Sulle malattie autoimmuni o infiammatorie esse agiscono invece su diversi fattori, andando ad attaccare direttamente gli autoanticorpi, responsabili delle patologie, ma anche modulando l’immunità cellulo-mediata e prevenendo, con la saturazione dei recettori, l’azione degli autoanticorpi sulle cellule.

La loro somministrazione, nel bambino come nell’adulto, è ritenuta complessivamente sicura, ma non esente da possibili problemi. Gli eventi avversi possono essere immediati o ritardati.

I primi insorgono entro 30-60 minuti dall’inizio dell’infusione, interessano circa il 10% dei pazienti in età pediatrica e si manifestano con sintomi di lieve entità, quali cefalea, nausea, febbre, brividi e astenia, o di intensità maggiore, ma le reazioni anafilattiche, quelle veramente gravi, sono estremamente rare. Sono attribuibili più agli eccipienti ed agli stabilizzanti che alle stesse immunoglobuline. La loro incidenza può essere significativamente ridotta rallentando la velocità infusionale, curando l’idratazione del paziente o con un intervento preventivo con paracetamolo, antistaminici e corticosteroidi.

Possono verificarsi anche reazioni ritardate e tra queste si segnalano la cefalea, il sintomo più frequente e che può presentarsi come evento avverso sia immediato sia tardivo, dolori muscolari ed addominali e astenia.

 

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