il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Cooperative: In nome del padre padrone … senza buttare l’acqua con il bambino

 

Salvatore Memoli

(avvocato – giornalista)

 

avv. Salvatore Memoli

Conosco la città, conosco i protagonisti degli impegni politici e sociali. Conosco il Comune, la macchina comunale, le sue zone di luce e di ombre. Conosco abbastanza la storia recente per recriminare su un passato senza gloria ed un presente che si é avvitato in scelte senza logica, senza una vera ragione politica e caduto troppo in fretta in un vortice di clientelismo che ha come beneficiario non il leader del sistema ma il sistema stesso. Ho la capacità di analizzare i fatti senza cadere nella retorica o nella sindrome di Montecristo? Mi impegno a farlo, stringo i denti per dire i fatti e per ricollocarli nella giusta lettura. Le cooperative sono parte integrante del Comune di Salerno. Lo erano molto prima di De Luca. Lo erano con Giordano e con Scozia ed anche con tutti i sindaci democristiani. Un tempo due gruppi di cooperative in particolare gestivano in pieno i servizi comunali. Erano riferiti alle famiglie Bonavitacola e Zoccola. Cooperative che si sono strutturate come imprese di servizi, fatte da gente motivata e responsabile, che ha dato prova di efficienza, per tanti lustri. La cooperativa di Zoccola (padre ndr) ha meritato di detenere azioni importanti di una società mista ed ha partecipato alla gestione di servizi, avendone un riscontro positivo. Le famiglie Zoccola e Bonavitacola erano notoriamente di sinistra, collocandosi nel PSI e nel PCI. Di esse si può dire che sapevano gestire bene il rapporto con i democristiani e tutti i partiti politici. Nessuna svendita ideale, ma tanta acuta intelligenza imprenditoriale nell’attuare le decisioni delle giunte in carica. Negli anni hanno consolidato rapporti di rispetto, di collaborazione e di autodisciplina nell’attuazione degli obiettivi. E poi, quanti lavoratori salernitani sono stati occupati, hanno vissuto di quel lavoro, hanno cresciuto famiglie e si sono integrati nel lavoro e nella realizzazione delle attese dei cittadini. Queste cooperative hanno meritato la fiducia di essere associate alle azioni pubbliche dell’Ente nelle società partecipate, sottoscrivendo azioni con capitale privato. Da un ruolo più modesto sono arrivate ad essere imprenditori pubblici. Impegno onorato con disciplina e dignità, le stesse che hanno praticato quando De Luca chiese loro di fuoriuscire dalle partecipate, per farne società in house. Uscirono senza indennizzo, perdendo i loro capitali. Perché allora nessuno si é scandalizzato ed ha gridato allo scandalo? L’obiettivo, di allora come di sempre, di queste imprese é stato salvaguardare gli affidamenti e i livelli occupazionali. Dobbiamo a queste cooperative salernitane l’impegno ad arginare la “napoletanizzazione” dei posti di lavoro sul territorio. Senza tanti giri di parole! La loro preoccupazione é stata uguale a quella di tanti altri imprenditori che ” vendono l’anima” per conservare gli obiettivi. Tra i tanti la difesa del lavoro per i salernitani. É un reato tutto ciò?! Nel cambio di generazione ai vertici non si sono perdute le premesse iniziali. Si é continuato ad avere un rapporto collaborativo con la politica e con chi la rappresentava. In fondo le cooperative preesistevano all’arrivo di De Luca. Il leader le ha soltanto danneggiate monopolizzandole però obiettivamente si é sforzato di avere un rapporto positivo e pragmatico. Finché é stato a Salerno, queste creature sociali hanno avuto l’attenzione politica, quella pulita, trasparente, responsabile. Che poi le cooperative abbiano simpatizzato con il modello politico si può dire senza ombra di dubbio che il tutto rientrava nelle scelte naturali del quotidiano amministrativo. I problemi sono sorti quando De Luca ha lasciato Salerno. Incompetenza, tanti protagonisti ed aspiranti protettori hanno cominciato a fare avances, rendendo un rapporto antico con le sue regole ed i suoi equilibri, una realtà da sottoporre a continui tagliandi. Questo non in un solo piano del palazzo, bensì in diversi piani ed in molte stanze! Tutto accadeva mentre la politica diventava controparte esigente, protagonista di nuove regole e nuovi obiettivi, molte volte tenendo all’oscuro delle sue finalità il vero dante causa.

Insomma la vita nel palazzo é diventata nel tempo complicata, con politici competenti per spezzoni e dirigenti impauriti ed esigenti. Perché, come, con quali comportamenti?

Le pressioni sulle cooperative sono cresciute di anno in anno. L’idea di un Consorzio di Cooperative risponde ad un’idea di definire comportamenti e regole, aggiornamenti e partecipazione. Il consorzio é stato un “sindacato” dei diritti ed una tutela contro una macchina amministrativa e politica che era incline ad attuare le regole con un sottile piacere di revisione del passato. Perché? Qualcuno se lo domandi e cerchi una risposta. In questi casi le regole sono saltate. I nervi scoperti sono resi evidenti da un’interlocuzione politica intermittente ed assolutamente inadeguata con la classe politica che garantiva trasparenza e tutela degli equilibri costruiti in oltre 50 anni di storia. Anche questo é il limite del dopo De Luca: cancellare il passato perché é ingombrante! Quindi il De Luca padre era l’uomo che poteva riannodare la storia delle cooperative, ricordare i meriti e stabilire il rispetto delle nuove regole come opportunità, legalità e non un rigetto unilaterale, senza appello. Chi si é impegnato per la difesa di tutte le cooperative, anche mostrandosi sopra le righe, con il linguaggio e le iniziative, non concepiva il malaffare bensì la tutela di interessi imprenditoriali e sociali. Il timbro caratteriale ha mostrato una realtà ibrida che non esiste. I fatti veri sono colorati da comportamenti ordinari, insistenti, stimolanti come qualsiasi altra persona avrebbe fatto per tutelarsi contro una situazione negativa che rischiava di azzerare la vita di queste società. Fatto bene, fatto male? Ce lo diranno i giudici.

Per me la politica ed i suoi rappresentanti sono bocciati. Non hanno tutelato le imprese e soprattutto non hanno tutelato il Comune. Quello che non si poteva fare andava detto con chiarezza e senza zig zag, consentendo a personaggetti interessati di farsi avanti per promettere di risolvere le criticità. Come e perché? I giudici ce lo diranno.

Per ora dico a tutti che non si può buttare l’acqua col bambino. Almeno il lavoro salvatelo per tanti onesti lavoratori!

 

 

 

 

 

 

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