il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il regista Paolo Sorrentino e l’attore Toni Servillo replicano alle critiche del quotidiano Francese Le Figaro :Napoli non è affatto il terzo mondo d’Europa.

 

 

dr. Pietro Cusati (giornalista)

 

Napoli, 18 novembre 2021. L’attore Toni Servillo  e il regista Paolo Sorrentino difendono la Città di Napoli e hanno risposto al recente reportage del quotidiano francese Le Figaro  che la giornalista Valerie Segond ha definito Napoli: “il terzo mondo d’Europa”. Il reportage della giornalista Francese  non è piaciuto ai napoletani e  tra coloro che sono accorsi in difesa della città partenopea  anche l’attore Toni Servillo e il regista Paolo Sorrentino. I due artisti sono intervenuti alla conferenza stampa di presentazione del nuovo film :’’ È stata la mano di Dio’’. L’attore Toni Servillo ha risposto : “Non saprei vivere da nessun’altra parte. Amo profondamente questo terzo mondo”,il regista Paolo Sorrentino ha dichiarato: “Mi sembra che Napoli se la cavi bene da molto tempo”. Sorrentino è  cresciuto al Vomero, quartiere collinare di Napoli e il film racconta proprio la sua adolescenza nel capoluogo campano. L’emozione più grande per il regista Paolo Sorrentino è  proprio nella   città che gli ha dato 50 anni fa i natali .Il regista in questi giorni è a Napoli per presentare  il nuovo  film, E’ stata la mano di Dio, in sala dal 24 novembre 2021 con Lucky Red e su Netflix dal 15 dicembre 2021. A Napoli il film viene compreso  in tutte le sue sfumature. Secondo il regista Sorrentino: “Il film parla in modo semplice e diretto di sentimenti che appartengono a tutti. Gli stranieri faticano a credere a quella scena con tutta la famiglia allargata, non credono che possano essere personaggi reali, li vedono come il frutto di una messa in scena grottesca. Io spiego a tutti che sono invece persone reali, noi napoletani  sappiamo che quel mondo è possibile, che c’è stato e ci sarà. Le reazioni sono positive nella misura in cui si ride e si piange, come speravo. Purtroppo alla fine delle proiezioni devo ascoltare i lutti simili ai miei degli spettatori, vicende drammatiche. Però fa parte del gioco”. “Eera un film che avevo in mente da molti anni e che ho avuto il coraggio di fare perché per ragioni insondabili era arrivato il momento giusto. Avevo compiuto 50 anni, avevo una grande voglia di tornare a fare un film a Napoli in cui la città fosse protagonista come non era stata in L’uomo in più. E poi Napoli d’estate, la possibilità di svago in un periodo duro per tutti”. “Ho affrontato la città nei luoghi miei da ragazzo, casa mia di allora, un piano sotto rispetto al nostro appartamento, la scuola, i luoghi che a 17 anni ho scoperto. Non sono stato guidato da una idea di Napoli, ma da quella del mio ricordo, di luoghi fondamentali per gli eventi che mi sono capitati. È sempre pericoloso un film che parta dall’idea programmatica di una città”. Toni Servillo nel corso della conferenza stampa ha precisato: “Il padre di questo film è sicuramente un padre che nella vita di Paolo ha avuto un epilogo tragico, ma ci siamo anche molto divertiti a raccontare certi papà che essendo o sentendosi inadeguati al ruolo, finiscono per essere anche un po’ simpatici nella loro cialtroneria, li abbiamo conosciuti. E questo ha reso il personaggio simpatico, con una moglie così appassionata di scherzi. Questo aiutava nel racconto di una coppia che va verso un destino tragico”. Antonio Capuano, il regista che è stata una guida artistica di Sorrentino  “Io lo amo, il suo uno dei momenti più appassionanti del film, che stende sulla città di Napoli una serie di stimoli a cui Paolo reagisce nel suo romanzo di formazione. Quando gli chiede se ha qualcosa da raccontare, quello è uno dei momenti più belli del film. E quando spiega il rapporto tra talento e perseveranza, e quanto la paura serva al talento. In questo è una forma di paternità che i ragazzi cercano”. Sorrentino aggiunge: “Ho perso il mio a sedici anni, ho mancato il passaggio decisivo del conflitto, forse non è un caso l’incontro con Capuano, in cui il conflitto è una parte decisiva del rapporto. Capuano non so se è stato un padre per me ma una persona che mi ha aiutato e spiegato che il conflitto era necessario per questo lavoro e per stare al mondo. Ai tempi di L’uomo in più mi contraddiceva in continuazione, metteva con sapienza il dito nella piaga, mi ha aiutato a fare un film migliore a quei tempi. Ma anche Angelo Curti, il produttore di allora insieme a Nicola Giuliano, una figura accogliente e calorosa, ma che non faceva sconti e questo è stato utile”. Sorrentino racconta l’ispirazione che è stata il cinema di Massimo Troisi, Le vie del signore sono finite“. «Parlare di questo film ha fatto in modo che il dolore stia diventando quotidiano e, in un certo senso, anche noioso. Un modo bellissimo per affrontarlo: annoiarsi del proprio dolore. Con il film non lo racconto più a me stesso, ma agli altri. È di grande aiuto. Annoiarsi mi sembra una bella scorciatoia…».

 

 

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