il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

RICORSO AL TAR DI SALERNO CONTRO L’AIA RILASCIATA DALLA REGIONE CAMPANIA ALLE FONDERIE PISANO NEL 2020 – MENTRE ANCORA A SALERNO NON SI RESPIRA

 

 

Il Presidente dell’Associazione “Salute e Vita”

Lorenzo Forte

 

Dr. Lorenzo Forte - presidente Comitato Salute e Vita

Nell’aprile 2020 il Presidente della Giunta Regionale Vincenzo De Luca ed il Vice presidente Fulvio Bonavitacola, con l’avallo dei dirigenti della Regione Campania commettevano, a nostro avviso, una grande ingiustizia: da una parte tenevano nascosto lo studio SPES ai cittadini della Valle dell’Irno e dall’altra omettevano le stesse gravi risultanze anche nella conferenza di servizi finalizzata al rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale dell’opificio di Fratte.

 

In pieno lockdown, mentre la popolazione era segregata in casa per l’emergenza pandemica, veniva concessa una nuova Autorizzazione Integrata alle Fonderie Pisano per altri 12 anni, nonostante lo studio SPES avesse già evidenziato gravissime criticità, quali la presenza di inquinanti nelle matrici ambientali in alcuni casi superiore CINQUE volte a quelli riscontrati nella “Terra dei Fuochi” ed in particolare la presenza di mercurio, cadmio e diossina proveniente dalle Fonderie Pisano nel sangue dei cittadini salernitani.

 

La Regione, con questa ulteriore concessione, condannava, di fatto, ad altri 12 anni di veleni una popolazione di circa 30.000 residenti dei tre comuni di Salerno, Pellezzano e Baronissi.

 

L’Associazione Salute e Vita ha, pertanto, ritenuto importante costituirsi dinanzi al TAR di Salerno per dare voce ai cittadini e contestare l’Autorizzazione rilasciata con quelle che riteniamo essere delle carenze insanabili. Prima fra tutte la mancata sottoposizione alla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di riesame dell’AIA, considerato che il Testo Unico Ambientale all’art.6, comma 7, lett. b stabilisce l’obbligatorietà della VIA per “i progetti di cui agli allegati II-bis e IV alla parte seconda” del decreto legislativo “che ricadono, anche parzialmente, all’interno di aree naturali protette come definite dalla Legge 6 dicembre 1991, n. 394 ovvero all’interno di siti della rete Natura 2000″.

 

La stessa Regione Campania, alla luce delle “gravi criticità” riscontrate da ARPAC Caserta il 03.03.2016 e della proposta di avvio di riesame dell’AIA di cui all’art. 29-octies, comma 9, ha disposto il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

 

Una ristrutturazione degli impianti/revamping è stata ritenuta essenziale ai fini del superamento delle gravi criticità emerse che facevano affermare al dirigente regionale, con il D.D. 209146/2016 che “le migliori tecniche disponibili di cui all’art. 5, comma 1, L-Ter, così come implementate dall’Azienda, diversamente da come descritte nella documentazione a base del rilascio AIA, non sono risultate efficaci ed efficienti”.

 

L’AIA che impugniamo ha approvato, peraltro in assenza di una necessaria VIA ovvero Verifica di Assoggettabilità a VIA, un progetto di semplice manutenzione ordinaria dell’impianto, che non ha risolto le gravi criticità lamentate nel D.D. del 2016 e che ha mantenuto intatte le gravissime carenze tecniche ed operative contrastanti con le migliori tecnologie possibili in ambito ambientale.

 

Nonostante la vetusta tecnologia ancora utilizzata (altiforni a carbone, ecc.) e la fortissima contaminazione dell’area in cui è collocato lo stabilimento (studio Spes), la Regione Campania ha ritenuto di far continuare per altri 12 anni l’attività delle Fonderie.

 

Il collegio di Salerno, che ha da subito espresso massima attenzione per il riconosciuto impatto sociale della questione, nell’udienza di oggi ha ritenuto di riservarsi per il giudizio.

 

L’obiettivo dell’Associazione, argomentato in aula dal nostro avvocato Franco Massimo Lanocita, è quello di far annullare l’AIA approvata nel 2020 sulla base di vecchie tecnologie e di far emergere la volontà della società Fonderie Pisano di non eseguire interventi volti a garantire l’abbattimento delle emissioni inquinanti, lasciando di fatto un impianto degli anni ’50 oggettivamente carente e immutato.

 

Tale evenienza non è compatibile con il principio di precauzione che dovrebbe ammantare tutte le scelte che incidono in modo diretto o indiretto sul bene più prezioso che abbiamo: la vita delle persone.

 

Non smetteremo mai di cercare, in tutte le sedi preposte, giustizia per i cittadini della Valle dell’Irno.

 

 

 

 

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