il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La civiltà del lavoro e la dignità dell’uomo.

 

 

Giuseppe Amorelli (avvocato – scrittore)

 

Di lavoro e sul lavoro si continua a morire, nelle fabbriche, nei campi e nelle serre, nei cantieri edili, nei magazzini, in mare, su mezzi di trasporto, nelle strutture ospedaliere, per strada, in tutti i luoghi ove l’uomo presta la sua attività lavorativa. La notizia delle “morti bianche” ovvero dei lavoratori che muoiono sul posto di lavoro parrebbe non interessare piu a nessuno, non risulta essere cosi inquietante da turbare la nostra coscienza di cittadini e pochi sono coloro che non tollerano questa grave ingiustizia. I mezzi d’informazione poi,  ne parlano di rado o solo quando ci sono grandi stragi sul lavoro.  Sono «le stragi nell’indifferenza». Troppi i fatti di cronaca che hanno visto perire vite umane o mutilarne altre. In Italia  muoiono in media 3 lavoratori al giorno. Stroncati da poca sicurezza nei luoghi di lavoro o da orari massacranti e ritmi frenetici.

Viene perseguito il massimo profitto a scapito della sicurezza e del lavoro e quindi del suo soggetto principale l’uomo.

“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.” “Soldati” poesia  di Ungaretti   è cosi anche nel mondo del lavoro di oggi , un fronte di guerra con i suoi caduti giornalieri.

Recita l’art. 1 della Costituzione  Italiana nella sua prima parte :

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» . Il lavoro pertanto elemento fondamentale della persona umana. In Italia manca una vera e propria cultura del lavoro, della sicurezza sul lavoro,   della salute sul lavoro, e dei diritti sul lavoro. Vi è un silenzio assordante dei mezzi d’informazione e il disinteresse delle forze politiche, nonostante i proclami assordanti, di fatto non sono stati  posti in essere condizioni lavorative decenti e dignitose per promuovere un lavoro che sia umano.

La Carta Costituzionale prevede e sancisce  espressamente:

la tutela del lavoro  all’art. 35 Cost.; la tutela del lavoratore in caso di infortunio o malattia  all’art. 38 Cost;  l’iniziativa economica privata che non deve arrecare, nel corso del suo svolgimento, danni alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana art. 41 Cost.

la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” , all’articolo 23 sostiene che “ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo ha diritto a uguale retribuzione per uguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente, che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza “conforme alla dignità umana” e integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. Mentre l’art. 25 recita: Ognuno ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia’.

In Italia è vigente  una normativa :” La legge 81/08, o Testo Unico sulla sicurezza, che regola la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro; Successivamente la legge 81 2008 è stata integrata dalle disposizioni riportate dal D. Lgs. n. 106 del 3 agosto 2009. Tuttavia tali norme restano inattuate. Non vi è controllo sulla sua attuazione da parte del datore di lavoro.

Eppure  in passato la cultura del lavoro era un obiettivo primario.  Basti ricordare l’ Organizzazione internazionale del lavoro (Oil – organismo in cui sono rappresentati governi, imprese e sindacati, vincolando tutte e tre le parti al rispetto dei suoi “principi’), la cui Dichiarazione di Filadelfia del 1944 recitava, al primo comma, che “il lavoro non è una merce’. E che il lavoro “deve” essere “decente” e “dignitoso’. Concetto ribadito nel 1999, dal Rapporto “Pour un travail décent’.

Il 20 maggio 1970 viene approvato lo “statuto dei lavoratori” legge 300/1970. Lo spirito di questa legge, ispirata ai principi della Costituzione repubblicana, è di natura dignitaria, poiché lo scopo principale che persegue è di garantire la libertà e la dignità del lavoratore,  la democrazia la dignità del lavoro all’interno dei luoghi di lavoro per una concezione del  lavoro considerato come diritto dell’uomo e non pura merce.

 

Ma  poi tutto cambia dopo gli anni 70 vengono “sacrificati” i principi e i valori al lavoro alla dignità dell’uomo e alla sua libertà..  Il lavoro diventa “merce” e l’uomo deve adattarsi alle esigenze della impresa. Nasce cosi il neoliberalismo che ha come obiettivo esplicito quello di “far adattare incessantemente gli individui e le collettività alle “esigenze”, sempre mutevoli, della rivoluzione industriale e della divisione del lavoro”. E se le imprese “esigevano” di essere più flessibili, gli uomini dovevano “adattarsi”, negandosi come soggetti liberi e autonomi e “piegandosi” a un potere superiore, quello di nuovo del capitalismo.  Un neo liberale  Röpke, definiva così  il giusto modello di impresa: “L’imprenditore può paragonarsi a un navigatore, il cui compito principale è quello di navigare senza sosta sul mare del mercato Sarà ragionevole, da parte dell’equipaggio, di non accampare richieste di “partecipare alle decisioni” o di “democratizzazione” della guida della nave.”.

La “strada” da seguire è quella di una attuazione dell’ idea e delle pratiche per un lavoro  che valorizzi la persona umana che rispetti la sua dignità “intangibile”. Cosi come espressamente  recita l’art. 1 della Costituzione tedesca: “La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla.” Per recuperare la sua dignità l’uomo deve abbandonare la ideologia che lo vede merce e di conseguenza uscire da un becero industrialismo e post-industrialismo ritornare al quel virtuoso tempo dei diritti sociali  e rimettersi al centro della economia.

 

1 Commento

  1. Chi deve fare rispettare i principi costituzionali? Esiste il presidio legale, il Presidente della Repubblica. Ma i suoi interventi si limitano a puri richiami, o espressioni di dolore.Niente di più!
    Chi paga in termini di sofferenza è la famiglia, in termini politici sono i lavoratori, sempre più esposti al pericolo della insicurezza. NEPPURE il sindacato riesce più a fare sentire il peso della sua organizzazione. La dignità dell’uomo e la sua vita sono diventati inevitabili ganci della puleggia di un sistema economico sempre più spinto verso lo sfruttamento dell’uomo. Anche la vita umana è diventata un punto del PIL. Solo una ribellione sindacale potrà determinare un cambio del sistema politica.

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