il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha condannato l’Italia per aver trattato in modo inumano un detenuto con gravi problemi psichiatrici, nonostante i giudici nazionali e poi anche la Corte Europea ne avessero ordinato il trasferimento in un centro dove potesse essere curato.

da Pietro Cusati

 

 

 

 

 

 

 

La legge prevede un giusto percorso di recupero durante lo sconto della pena carceraria, diritto umano spesso al centro dei richiami europei sul nostro paese, recentemente sollevato anche dal Ministro della giustizia Marta Cartabia nell’ultima relazione al Parlamento e non ultimo sottolineato da Papa Francesco, che qualche giorno fa aveva detto “no a condanne senza finestre di speranza”.La Corte Europea dei diritti umani ha stabilito che l’Italia dovrà versare al  cittadino italiano 36.400 euro per danni morali, afflitto da turbe della personalità e bipolarismo, “socialmente pericoloso” ma anche parzialmente irresponsabile degli atti che commette, ma soprattutto che il suo stato di salute non è compatibile con la detenzione in una prigione ordinaria,nonostante questo, e due decisioni dei tribunali nazionali l’uomo ha trascorso due anni nel carcere ordinario Le ragioni risiedono principalmente nel fatto che le autorità non sono in grado di trovare un’alternativa al suo percorso detentivo. È stato trattenuto in una prigione ordinaria nonostante le indicazioni dei Giudici  nazionali e poi della Corte europea dei diritti umani che chiedevano il trasferimento una struttura dedicata alle persone con gravi problemi psichiatrici. La Cedu ha condannato l’Italia per maltrattamenti nei confronti di  un detenuto italiano  che soffre di turbe della personalitàbipolarismo. Adesso, secondo quanto disposto dalla sentenza della Corte, lo Stato dovrà versargli un risarcimento di 36.400 euro. L’uomo è stato ritenuto consapevole solo parzialmente, proprio a causa dei gravi disturbi psichici dai quali è affetto. Inoltre, i giudici ritengono che il suo stato di salute non sia compatibile con la detenzione in una prigione ordinaria.

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