il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Tangentopoli … trent’anni fa

Aldo Bianchini

SALERNO – Sono passati appena trent’anni e già il cosiddetto fenomeno di “tangentopoli” e/o di “mani pulite” sembra esserci liquefatto nel ricordo di quel ““popolo che applaudiva alle manette quando scattavano solo ai polsi dei potenti, appena le indagini si sono estese più in basso tra professionisti, medici, giudici venduti, burocrati e impiegati ha cominciato a tradire mani pulite”” (commento di  Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corsera).

 

Tangentopoli nazionale:

Era il 17 febbraio 1992 quando in una limpida e fredda giornata invernale milanese parte la tangentopoli nazionale che la storia ricorderà come “Mani Pulite”. Due giovani i protagonisti di quell’evento; da un lato uno sconosciuto magistrato, Antonio Di Pietro; dall’altro uno sconosciuto imprenditore, Luigi Magni. La location dell’evento: un elegante studio meneghino nel quale da anni era seduto come presidente del Pio Albergo Trivulzio l’ingegnere Mario Chiesa, uno dei fedelissimi di Bettino Craxi.

La storia anche un po’ fiabesca ci riporta ad una “mazzetta” di circa 15 milioni di lire che Magni doveva consegnare a Chiesa per l’ottenimento dell’appalto per le pulizie di un settore della casa di riposo. Durante lo scambio di denaro irrompe nello studio Antonio Di Pietro con il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani e arresta Mario Chiesa che tenta di spiegare che quei soldi precipitosamente nascosti nel cassetto erano i suoi. Mitica la risposta del giudice: “No quei soldi sono i nostri”.

 

Tangentopoli salernitana:

E dato che a Milano ci fu la famosa data del 17 febbraio 1992 come nascita della tangentopoli, anche Salerno ha una sua data precisa. Si tratta del giorno 16 aprile 1992 (esattamente due mesi dopo Milano), giorno in cui l’allora pm Michelangelo Russo (oggi editorialista di “leCronache.it”) richiese ed ottenne dal gip Raffaele Oliva il sequestro degli uffici tecnici dei due ingegneri, Franco Amatucci e Raffaele Galdi, che la stampa subito bollò come i due “compassi d’oro” per via dei numerosi progetti di massima ed esecutivi di grandi lavori pubblici che avevano preparato in forza della loro appartenenza al Partito Socialista di Carmelo Conte. I primi arresti eccellenti, però, arrivarono il 23 luglio 1992 che il pool mani pulite ottenne in danno di Pasquale Iuzzolino (sindaco DC di Sicignano), Giuseppe Parente (sindaco pdiessino di Bellosguardo), Pasquale Silenzio (già sindaco socialista di Eboli), Mario Inglese (ingegnere capo Fondovalle Calore), Raffaele Galdi (direttore lavori Fondovalle) e Vittorio Zoldan (titolare di una delle tre imprese facenti parte dell’ATI che aveva vinto l’appalto della Fondovalle). L’apice viene toccato la sera del 31 maggio 1993 con gli arresti di Vincenzo Giordano (già sindaco di Salerno), Aniello Salzano (già sindaco di Salerno), Fulvio Bonavitacola (già assessore comunale a Salerno), Carlo Mustacchi e Luigi Adriani (ingegneri e docenti universitari a Napoli) e l’imprenditore metelliano Antonio Di Donato; l’inchiesta è quella che riguarda il trincerone ferroviario di Salerno.

 

 

 

L’ammontare delle presunte tangenti

Milano: 300 circa i miliardi supposti come tangenti dal “pool mani pulite” di Milano di cui l’attore protagonista fu indiscutibilmente Antonio Di Pietro che venne letteralmente spinto davanti alla pubblica opinione dai filosofi giudiziari Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e Francesco Greco sotto la guida di Francesco Saverio Borrelli e con il gip Italo Ghitti.

Salerno: 3.150 circa i miliardi in discussione; 150miliardi di lire di lavori pubblici gestiti dal pentapartito (Dc, PSI, PSDI, PLI e PRI) e circa 3mila miliardi di lire di lavori pubblici gestiti esclusivamente dalle famose, o famigerate, Cooperative Rosse; vale a dire che a Salerno ci fu una spropositata differenza di indagini in quanto il filone delle indagini sulle CCC non andò avanti più di tanto; solo la PM Anita Mele cercò di scavare su Valva (Coop. Sistema e Argenta) ma i 33 rinviati a giudizio furono presto assolti. Insomma, come dire che a Salerno avevano rubato solo i socialisti e i democratici cristiani.

Ma sui numeri di tangentopoli diamo appuntamento ad un prossimo articolo.

 

Curiosità:

A Milano Di Pietro utilizzò per la prima volta in assoluto una valigetta con microtelecamera ed una microspia sul bavero della giacca di Macchi; così a Salerno il giudice Domenico Santacroce (subentrato in un secondo momento nel pieno delle indagini) mandò in giro l’imprenditore Vincenzo Ritonnaro munito di una potente microspia utile alla registrazione delle confessioni inconfessabili da parte di alcuni altri imprenditori, tutti coinvolti nei famosi finanziamenti del quotidiano “Il giornale di Napoli”.

 

A cosa è servita la tangentopoli salernitana ?

La migliore risposta l’ha data un magistrato eccellente, Marcello Rescigno (Gip nel processo Trincerone), che il 27 gennaio 1995 dichiarò: “Trincerone, tutti con le mani pulite ? Questo processo è montato, avete voluto farne la bandiera di tangentopoli, ma è molto meno … io non sono convinto, ma ho dovuto chiedere i rinvii a giudizio. Il dibattimento, a questo punto, è l’unico modo per accertare la verità”.

E la verità l’abbiamo saputa molti anni dopo con l’assoluzione di tutti gli imputati.

 

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