il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PENNA (3): Michelangelo Russo, la stampa e … “il caso Penna”

 

Aldo Bianchini

Dr. Michelangelo Russo, già procuratore della repubblica

SALERNO – Un’altra puntata fuori sacco (gergo prettamente giornalistico), la terza, per avvicinarmi a quelle che interesseranno direttamente il cosiddetto “caso Penna” riferito all’arresto per presunta corruzione del sostituto procuratore salernitano Roberto Penna, nato a Buccino e cresciuto nella fraz. Silla di Sassano dove fu avviato ai primi studi.

Ho pensato di scrivere questa nuova puntata fuori sacco perché a tanto sollecitato da un articolo, pubblicato a firma dell’ex magistrato Michelangelo Russo su “leCronache.it” che, ben diretto da Tommaso D’Angelo, sta diventando sempre di più l’unica palestra utile alla formazione ed all’allenamento di tanti giornalisti in erba.  L’articolo in questione è stato pubblicato con il titolo “Il caso Penna e il ruolo della stampa” nel contesto del quale il dr. Russo ha tracciato un ottimo profilo di quello che dovrebbe essere il rapporto tra magistratura e stampa e che, purtroppo, lo è soltanto nei sogni; il ragionamento per le linee generali non fa una grinza, se non fosse per il fatto che è infarcito da tanti, troppi riferimenti storici inesatti (eccezion fatta per la vicenda Alessandrini) ed anche fuorvianti.

Purtroppo viviamo in una città che non solo dimentica ma che ha anche palesemente paura di controbattere l’esternazione del pensiero di un ex magistrato che ora si diverte a fare il giornalista, quando contrariamente a ciò che scrive oggi proprio Lui all’epoca di tangentopoli si è servito della stampa (in verità di un solo giornale e di un solo giornalista) per eclatare i rumor delle sue inchieste che erano tutte spinte dal sacro furore dell’intuizione ma poco suffragate dalle prove.

E proprio per le prove l’ex magistrato spende diversi righi del suo articolo; e lo fa dicendo che il giornalismo d’inchiesta molto spesso fornisce elementi investigativi sui quali lavorare, ma omette di dire che Salerno non è come Milano (anche se neppure lì esiste il vero giornalismo d’inchiesta all’americana) e che qui il giornalismo d’inchiesta praticamente non esiste; sono soltanto le Procure, le Forze dell’Ordine e qualche avvocato a diffondere le veline attraverso una stampa succube di questo sistema che apre e chiude i rubinetti dell’informazione a suo piacimento. Cosa che sembra non essere avvenuta nel “caso Penna” soltanto perché a difendere l’ex magistrato c’è, tra gli altri, un signore avvocato che si chiama Guglielmo Scarlato che è capace di mettere in riga anche la Procura.

Ma tutto il discorso dell’ex pm-procuratore (ed anche ex consulente del Ministero dell’ambiente) evidenzia una distorsione ancora maggiore, fa pensare cioè che il suo ragionamento (apprezzabile e per alcuni versi condivisibile) sia completamente appiattito su una visione catto-comunista della giustizia, della stampa e della lotta per la legalità (cattivo segno per uno che vuole fare l’opinionista); proprio come faceva Lotta Continua nel suggerire elementi di indagini che, semmai, erano stati preparati per tempo ed a dovere. Un po’ come stiamo tutti scoprendo per la trasmissione REPORT che io, fortunatamente, non ho mai guardato.

E viene spontanea la domanda: “Perché  il dr. Russo non applicò a Salerno il modello che aveva apprezzato a Milano e preferì lo spocchioso metodo magistratura-stampa nostrano ?”.

Dr. Alfredo Greco, già procuratore della repubblica

Ma la cosa più importante che Russo ha dimenticato o volutamente trascurato è la vicenda, molto significativa, dell’ufficio stampa attivato dal compianto procuratore Ermanno Addesso, siamo negli ultimi mesi del 1992, e affidato all’allora sostituto Alfredo Greco per dare una sterzata alle distorsioni magistratura-stampa-politica create anche dallo stesso Russo (ma non solo da lui) e sfociate in un litigio pubblico tra l’ex sindaco Giordano e la magistratura sorretta dalla stampa nel corso di quel famoso convegno organizzato al Sea Garden nell’autunno del 1992; un litigio che soltanto l’autorevolezza del magistrato Greco riuscì a contenere in una dialettica più o meno accettabile.

Per chiudere, vorrei ricordare all’ex magistrato Michelangelo Russo che non solo negli archivi polverosi delle Questure si trovano tanti segreti nascosti, ma anche se non soprattutto nei misteriosi cassetti ben custoditi delle Procure; e questo è ancora più grave.

 

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