il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Michele D’Alto: protagonista della storia di Yuliya; da Kiev al Monaldi di Napoli per curare una rara patologia

 

Aldo Bianchini

Nella foto il prof. Michele D'Alto che abbraccia la giovane Yuliya

SALERNO – Ancora un volta protagonista, questa volta con prima pagina sulla scena internazionale, il notissimo medico valdianese Michele D’Alto (fratello di ANGELA, attuale sindaco di Monte San Giacomo) che già in passato si è distinto per le sue ricerche scientifiche.

Dirigente sanitario dell’ospedale MONALDI di Napoli il prof. D’Alto in questi giorni si è distinto per aver portato a termine un’azione umanitaria di alto profilo scientifico nei confronti di una giovane ragazza ucraina che, affetta da una malattia rara, è scappata dalla guerra per potersi curare nel nostro Paese; il tutto grazie all’intervento fattivo di una giornalista ucraina che era in contatto con il prof. D’Alto.

La storia di Yuliya, da Kiev al Monaldi” questo il titolo passato sulla stampa locale e nazionale per descrivere la vicenda umanitaria e scientifica mirabilmente raccontata, tra gli altri, dai giornalisti Christian Borriello per “XXI Secolo”, da Pierluigi Frattasi per Fanpage.it e da Ilaria Vacca per Osservatoriomalattierare.it nei giorni scorsi.

Questa in sintesi la storia che ha visto, ripeto, protagonista il giovane medico specialista montesangiacomese Michele D’Alto:

“”Yuliya ha 26 anni, è ucraina, residente a Kiev almeno fino all’inizio della guerra e soffre di una patologia rara, l’ipertensione arteriosa polmonare (IAP). Una malattia progressiva, caratterizzata da pressione alta e resistenza vascolare che determina un progressivo affaticamento per il ventricolo destro che può culminare nello scompenso cardiaco anche fatale. La sua vita come quella di tanti ucraini è stata stravolta dall’inizio del conflitto, costretta a ripararsi nel seminterrato della sua abitazione per scampare alle bombe russe. Proprio nel bunker continua la sua cura che prevede l’assunzione di diversi medicinali più volte al giorno il problema è che ormai le truppe nemiche hanno circondato Kiev rallentano gli approvvigionamenti. Yuliya rischia di rimanere senza farmaci indispensabili alla sua sopravvivenza. Il lungo viaggio di Yuliya e l’arrivo a Napoli.  Il 4 marzo si decide, lascerà il suo paese. Grazie ad una rete partita da una giornalista dell’Osservatorio Malattie Rare, con cui Yuliya era in contatto, si riesce a contattare il Prof. Michele D’Alto, responsabile del Centro per la diagnosi e cura dell’ipertensione polmonare dell’Ospedale Monaldi di Napoli, che assicura la piena disponibilità ad accogliere la paziente. Tutto in sinergia con il prof Giuseppe Limongelli responsabile del Centro Coordinamento Malattie Rare della Regione Campania. Yuliya arriva in città la sera di domenica 6 marzo dopo due lunghissimi giorni di viaggio. Ad aspettarla una volontaria di AMIP (Associazione Malati di Ipertensione Polmonare Onlus). La donna si è recata all’Ospedale del Mare dove sono state attuate tutte le procedure previste dal piano di accoglienza. Dopo meno di 48 ore dal suo arrivo è stata visitata dal Dott. D’Altro: “Yuliya sta abbastanza bene, abbiamo eseguito tutti i controlli del caso e abbiamo rimodulato la sua terapia secondo le necessità attuali – spiega il Prof. – siamo davvero felici di averla accolta, perché questo è il senso profondo del nostro lavoro di medici. Siamo assolutamente a disposizione nel caso in cui ci fosse necessità di assistere altri pazienti provenienti dall’Ucraina. Il nostro centro, che dispone di una equipe multidisciplinare di cui fanno parte cardiologi, pneumologi, radiologi e reumatologi, fa parte della ERN-LUNG (la Rete di Riferimento Europea per le patologie rare polmonari), siamo quindi in contatto con tutti gli altri centri europei e questo ci consente di attivarci anche in caso di segnalazioni provenienti da altri centri. Lavoriamo da sempre in sinergia con l’associazione AIMP e siamo davvero convinti che solo facendo rete possiamo offrire ai pazienti il miglior standard di cura“. La donna è stata poi spostata in un’altra struttura dove resta sotto controllo””.

 

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