Elezioni 2022: le dieci walkirie … e il fattore “D”

 

Aldo Bianchini

Silvio Berlusconi con (in senso orario) Mara Carfagna, Anna Maria Bernini, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Licia Ronzulli

SALERNO – Spopola, dunque, il cosiddetto “Fattore Donna” (sintetizzato in “D”) per le prossime elezioni politiche nazionali del 25 settembre 2022 che dovrebbero, almeno sulla carta, segnare il ritorno alla vera democrazia con presidente del consiglio e ministri, tutti, eletti dal popolo sovrano.

Se una volta le tanto declamate “walkirie” nascevano e proliferavano soltanto ad Arcore, in casa Berlusconi, adesso dopo la parentesi delle walkirie di Renzi ecco che le soubrette – veline ma anche donne con la D maiuscola crescono come funghi da sole o accompagnate dall’ombra dei mariti-compagni facoltosi e/o già impegnati in politica e nel sociale; ed in un caso specifico a livello planetario (e non parlo di Berlusconi !!).

Ma la vera fucina di walkirie resta comunque Berlusconi con le ville di Arcore (nel milanese) e Certosa (in Sardegna … dove Putin correva nudo nei prati alla caccia di giovani fanciulle), una fucina che con l’avvento di Matteo Renzi si è aperta e diffusa un po’ in tutti i partiti con fughe in avanti e indietro anche in maniera a volte clamorosa e rocambolesca; leggasi i casi recentissimi di Mara Carfagna e di Maria Stella Gelmini, entrambe per due volte ministre della Repubblica grazie a Silvio che non hanno esitato a ripudiare sbattendo la porta.

L'on. Maria Elena Boschi e l'ex premier Matteo Renzi

Ci sono anche quelle fedelissime come la walkiria per antonomasia Anna Maria Bernini che dalla sua posizione di capo gruppo FI al Senato domina la scena nel partito del cavaliere, affiancata dalla veemente Licia Ronzulli (commissaria di FI per la Lombardia). Alle quali aggiungere di sicuro Maria Elena Boschi (da sempre al seguito di Renzi) che in questi ultimi giorni, con la complicità di Matteo Richetti, ha consigliato e condizionato la scelta per la nascita del “terzo polo”.

E c’è chi si pone la domanda se è più leader Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) o la sua compagna di partito e di idee Elisabetta Piccolotti probabilissima super candidata nel partito post-comunista.

 

 

Giuseppe Conte e Virginia Raggi

E che dire di Virginia Raggi che, secondo i bene informati, sta riducendo il suo leader Giuseppe Conte al misero ruolo di “scalda posto” in attesa del suo prorompente ritorno sulla scena per poterlo infilzare come un pollo, spalleggiata da colei che in tanti già chiamano “l’Alpino” alias Chiara Appendino.

Il ministro Franceschini con la moglie

Il più eclatante dei casi riguarda, però, Michela Di Biase che i sondaggi danno con più voti del marito Dario Franceschini, tanto che va dicendo “Basta chiamarmi Lady Franceschini” e contesta sul famigerato FB la “cultura maschilista e misogina che vuole raccontare le donne non attraverso il loro lavoro ma attraverso l’uomo che hanno accanto”. Fa buona compagnia a Franceschini (PD) la Scarfato (di nome Francesca) compagna di Matteo Richetti, vice di Calenda in Azione.

Nella Lega intanto crescono e volano nei consensi altre tre con il fattore “D”: Giulia Buongiorno (avvocato, già ministro e  nota per aver difeso Andreotti), Maria Giovanna Maglie (per decenni corrispondente Rai dagli USA) e Simonetta Matone (già magistrato e presidente del tribunale de minori di Roma, con assidue presenze a “Porta a Porta” di Vespa su Rai/1). Non ne parliamo, infine, di quante donne gravitano nella sfera politica di Luigi Di Maio; oltre che ai consigli motivazionali della fidanzata Virginia Saba, alla verve della vice-ministra Laura Castelli e alla freschezza della 27enne Federica Gasbarro, attivista contro i cambiamenti climatici, il prode Giggino si affida alla sua rinata e ricreata capacità di fare politica.

Bettino Craxi

E mentre Enrico Letta, quasi annaspa in uno scatolone di cipria nella quale voleva fare sprofondare la rivale Giorgia, ha scelto la super donna Silvia Roggiani (capo dei fantasiosi 100mila volontari DEM), ma è circondato tenacemente da walkirie come la Elly Schlein o la stessa Susanna Camusso (ex Cgil), per non dimenticare la Annamaria Furlan (ex Cisl); anche per non cadere nell’errore storico di Bettino Craxi per il quale “”I sindacalisti? Quando fanno i sindacalisti sono dei rompicoglioni, quando poi entrano in politica sono dei coglioni e basta””.

Per chiudere; dopo la scelta del centro destra di candidare Renato Schifani a governatore della Sicilia, per gli azzurri si aprono ancor di più le porte al femminile, tramanti e tremanti, che coperte dalle spalle di Antonio Tajani si muovono in piena scioltezza, capeggiate dall’ex ministra Stefania Prestigiacomo; il tutto sotto il mantello protettivo di Maria Elisabetta Alberti Casellati (presidente del Senato).

E nel partito della Meloni ? beh !!, quì il discorso è completamente diverso, e dato che una donna capeggia da anni il partito, per tutte le altre la scalata è molto difficile. Ma questo lo vedremo in un prossimo articolo.

 

 

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