il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

L’intervista tigre.

 

di Antonio Cortese

Arturs Krišjānis Kariņš, primo ministro lettone

Arturs Krišjānis Kariņš, primo ministro lettone è stato intervistato in Hard Talk sulla Bbc in un confronto tra i più difficili mai visti in tivù. Neanche Lucia Annunziata sembra essere mai stata così cattiva come Stephen Sackur. Ieri sera 19 agosto il giornalista nei panni di un rinomato inquisitore britannico, più che d’inchiesta, ha chiuso all’angolo il politico baltico tartassandolo sulla coerenza del proprio ruolo e sulla diplomazia con il gigante russo. Karins ha ribadito più volte che gli accordi di fornitura gas risalgono a contratti fine anni novanta e 2001 stipulati con Gazprom ed il Cremlino ma di disporre di riserve abbastanza sufficienti per un’autonomia del Paese. Pur condannando gli attacchi agli ucraini ha specificato che il tutto é cominciato da una provocazione che ha scatenato le ire di Putin. Sackur ha accusato più volte il premier lettone di ambiguità a causa di una debolezza di risorse statali smentite dall’intervistato, il quale ha approfittato per sbugiardare la stampa velenosa. L’intervista ha offerto momenti di tensione molto alta poiché, non sapendo reggere all’esperienza e supremazia psicologica inglese dell’intervistatore, Karins ad un certo momento si è trovato come un capro espiatorio a dover difendere , inflazione, aumento prezzi generali, lavoro delle ambasciate, e tutti gli argomenti scottanti che appartengono anche agli altri paesi Nato, ma che in quei minuti sembravano, più molto che quasi, essere capi di imputazione del solo Karins, ravvicinato dalla telecamera e da un reporter killer che ha tentato in tutti i modi di farlo cadere senza successo. Il successo é stato dello show perché ha offerto in una ventina di minuti focus l’intera situazione nevralgica sul conflitto, dal quale non si trovano compromessi anche negati dal chiamato in causa Macron, ma che un piccolo confinante in questione non può permettersi di negare, compresi i visti in dogana e l’incoming di cittadini russi che della guerra sinceramente se ne strafottono, essendo semplici attori economici o portatori di aiuti umanitari che portano la croce della pace da un’aeroporto all’altro. Imprenditore di origini statunitensi nella produzione di ghiaccio, è riuscito a non farsi sclafire dall’attacco mediatico del cinico anglosassone.

 

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