Casalbuono: la paternità della diga che s’ha da fare … per forza !!

 

Aldo Bianchini

 

Il sito della futura diga di Casalbuono

SALERNO / CASALBUONO – In chiusura del precedente articolo, pubblicato su questo stesso giornale il 31 agosto scorso, in risposta alle considerazioni espresse da Antonio Romanelli (già dipendente della Comunità Montana Vallo di Diano e Tanagro) avevo scritto: “Nella sua enfasi ha sottovalutato o non afferrato un elemento molto importante di tutta la vicenda; ma questo glielo dirò semmai nel prossimo articolo”.

Non dovendo difendere nessuno a prescindere (questa testata giornalistica non è stata contrattualizzata dagli Enti locali) e non dovendo neppure accusare a prescindere (questa testata giornalistica ha scelto da tempo la libertà di informazione) posso serenamente analizzare e rianalizzare gli avvenimenti pubblicamente accaduti per esprimere un nuovo e, forse, più tagliente giudizio sulla manifestazione tenutasi in piazza a Casalbuono la sera del 18 agosto 2022 per un dibattito su “La diga di Casalbuono: problema o opportunità ?”.

Analizzata a freddo ed a distanza di alcune settimane quella “discussione di piazza” mi appare come una vera e propria messa in scena per dare il cosiddetto contentino agli improvvidi contestatori della diga chiamati a dare il loro contributo democraticamente dissenziente al fine di corroborare ancora di più una decisione già presa in altre sedi; una decisione che necessitava del consenso popolare (come previsto dalle norme italiane ed europee) attraverso una apposita conferenza di servizi prima ancora che venisse sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Comune di Casalbuono e il Consorzio di Bonifica Integrata del Vallo di Diano sulla base del quale è stata avviata, ad insaputa della popolazione casalbuonese, l’iter burocratico-amministrativo per l’ottenimento del primo e corposo contributo di 2milioni di euro occorrente per le progettazioni.

Quello che poteva apparire, quella sera, come un balbettamento del sindaco e del vice sindaco di Casalbuono di fronte alle accuse lanciate dalla piazza che altrove non sarebbero passate così agevolmente, è stato soltanto un malcelato tentativo di accreditare al cospetto della gente l’idea che è ancora tutto da venire e che per la diga c’è soltanto una vaga idea, non di un progetto ma di un fumoso disegno che per concretizzarsi in progetto necessiterà di tanti altri passaggi che saranno preventivamente concordati con la popolazione.

La spiegazione tecnica offerta, invece, dal presidente del Consorzio e dal direttore generale tecnico, almeno per me, induce a pensare che non siamo di fronte ad un vago disegno ma ad un qualcosa di molto più concreto, oltretutto già deciso nelle sedei di comando che stanno molto più in alto del Comune e del Consorzio e che investono scelte strategiche nazionali che non dovranno in alcun modo essere modificate nella loro sostanza.

Altrimenti non si spiega lo stanziamento dei 2milioni di euro in previsione degli oltre 100milioni per opera compiuta fra oltre dieci anni; difficile pensare che i soldi stanziati possano servire soltanto a riempire le tasche di qualche tecnico legato alla politica senza che la stessa politica abbia già fatto le sue scelte definitive; scelte che potranno anche essere modellate ai tempi ed ai bisogni, ma che sono e restano definitive.

Nonostante questi sprovveduti tentativi di addolcire la pillola, confermo il mio pensiero riguardo le grandi opere pubbliche e strategiche: “se per ogni opera pubblica si avvia una contestazione sulla falsariga degli abitanti di Portofino, all’Italia non resta che mettere il sedere per terra nei prossimi decenni”.

Dimenticavo la domanda contenuta nel titolo circa “la paternità” della diga, ovvero chi realmente l’ha voluta ed ha spinto affinchè la si progettasse; ebbene la sera di Casalbuono sembrava tutto chiaro che a volerla era stato il sen. Castiello sotto la spinta di Beniamino Curcio e conseguentemente di Corrado Matera. Qualche sera dopo a Teggiano, invece, è stato tutto ribaltato e l’unico sponsor è parso essere il consigliere regionale Matera sotto la guida dell’onnipresente governatore della Campania. Come dire che, pur capendo che nel Vallo tutto è ondivago, sarebbe più giusto e decoroso almeno mettersi d’accordo sull’elenco dei soggetti che hanno voluto la diga.

Continua.

 

 

 

 

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