il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Mons. Gaetano Pollio: il ricordo di Memoli

da avv. Salvatore Memoli

Mons. Gaetano Pollio al cospetto di Papa Paolo VI

SALERNO – Non voglio mai pensare che il ricordo di un grande Arcivescovo come Mons. Gaetano Pollio possa andare perduto nella memoria del tempo. Per trascuratezza o per superficialità. Per poca santità di chi deve provvedere.

Prego Dio di farmi vivere ancora fino al giorno di assistere che la Chiesa aprirà il processo diocesano per il riconoscimento delle sue eroiche virtù di Pastore e di Confessore della Fede Cristiana. Salerno ha avuto un grande Arcivescovo voluto e scelto dal Santo Papa Paolo VI, che aveva per lui una grande attenzione. Fin dal suo arrivo a Salerno ha mostrato la profondità della sua Fede e della sua vocazione missionaria. Di lui si ricorda il tratto elegante e gentile, la compostezza dei gesti e una parola sempre suadente e positiva. Apparteneva ai Padri del PIME di cui era stato missionario e Vescovo in Cina, prigioniero nelle più crudeli ed indegne prigioni del comunismo maoista. Infamato, attaccato per la sua fedeltà al Papa, privato della sua autorità e giurisdizione della Chiesa di Kaifeng e dopo tante sofferenze espulso a vita dalla Cina, con pochi confratelli. Prima di venire a Salerno era stato Arcivescovo di Otranto, la Chiesa dei Martiri, Primate del Salento,  che ben ricordava la sua triste esperienza di espulso e di Martire del comunismo ateo. Per la sua coerenza era stato insultato, vilipeso, imprigionato con le catene ai polsi che gli avevano compromesso l’integrità e la stabilità  dei suoi polsi. Quando vergava con una sua firma un documento capitava di notare il tremolio della sua mano che si rifletteva nella grafia. Noi che lo abbiamo conosciuto e rispettato conoscevamo questo segreto doloroso.

Niente trapelava dai suoi discorsi, se non lo scritto di un libro doloroso ed infiammante per molti cristiani dal titolo struggente Croce d’oro tra le sbarre. Era la sua Croce pettorale già appartenuta ad altro confratello martire. Ma la prigionia della sua Croce pettorale voleva ricordare il contrasto violento tra la libertà d’insegnamento riservata alla Chiesa e la lotta cruenta del maoismo contro la Fede cristiana ritenuta imperialista, nemica della Cina. Mons. Pollio divenne un conferenziere ricercato in tutto il mondo, dove fedeli attenti e commossi si univano a lui nel ricordo delle dolorose testimonianze raccontate al mondo libero contro il sistema ateo e rosso di Pechino. Per i suoi meriti aveva avuto un ruolo importante durante il Concilio Vaticano II, facendo parte di un’importante Commissione Conciliare che si occupava della Chiesa Missionaria. Sempre, i Papi che si sono succeduti, hanno avuto una grande benevolenza per lui e un sostegno dalle sue professioni di obbedienza e fedeltà.

Rimasto sostanzialmente un missionario, ricordava a molti che la gioia di annunciare ed ammaestrare le persone non era sempre accompagnata dai risultati di vedere catecumeni abbracciare la fede annunciata. “A volte si può trascorrere un’intera vita ad annunciare la verità di Dio e non avere la gioia di una conversione! Poi arriva un altro missionario e raccoglie i frutti. Ecco la grandezza della Fede e dell’unitá della Chiesa! Tutti lavoriamo per lo stesso unico Maestro e Signore!” diceva  a noi giovani. Nella sua guida pastorale della Chiesa di Salerno ha visto costruire ed ha  benedetto nuove Chiese, ha riordinato e classificato il Patrimonio artistico della Diocesi, voluto la diffusione degli insegnamenti del Concilio, preferito rapporti costruttivi con le istituzioni civili del territorio. Ha amaramente sopportato la chiusura e vendita dei locali salernitani del Seminario Regionale, per i quali si era speso vivamente nelle Congregazioni vaticane. Insegnò il messaggio del Vangelo, soffrendone le contestazioni di alcuni settori progressisti e poco allineati. Giovani di larghe visioni culturali e di scarsa sensibilità ecclesiale lo costrinsero a subire mortificanti divisioni nella sua Chiesa Salernitana. Ebbe nelle sue scelte pastorali la profondità della testimonianza del Maestro Divino, la Prudenza del Pastore buono, ma subì anche contrasti dolorosi da qualche confratello ausiliare che evidentemente aveva messo il pensiero di rimanere a Salerno e che aveva mosso i vertici della politica locale per indurre il Papa a sceglierlo al posto di Pollio. “Pietro ha già provveduto per Salerno!” disse l’austero Card. Confalonieri alla delegazione di petenti salernitani, con in testa Alfonso Menna, in missione a Roma.

Mons. Gaetano Pollio non ha mai fatto trasparire le piccole o gravi omissioni di questo confratello che negli anni a venire, forte di sue conoscenze in Vaticano, riuscì a farsi nominare suo Coadiutore con diritto di successione. Il giorno che Pollio lasciò l’episcopio, dopo la rinuncia, attese il suo successore nell’atrio del Palazzo Arcivescovile per quasi un’ora. Questi lo accompagnò soltanto fino all’ingresso dell’autostrada di Salerno città dove lo affidò ad un autista che l’avrebbe condotto nel luogo prescelto in Diocesi di Aversa.

In questo luogo lo visitai insieme a due sacerdoti di Salerno, trovandolo in condizioni disagiate, mortificato e pur sempre orgoglioso di ricevere dei figli di Salerno, ai quali voleva mostrare il suo volto sorridente e paterno. Mi informò delle visite premurose di molti salernitani, sacerdoti e laici. Vederlo quasi indifeso, a disagio per i luoghi poco adatti a ricevimento di ospiti, soprattutto per l’impossibilità di riposare perché la sua stanza dava sulla piazza del paese dove fino a notte i giovani giocavano a pallone. Quante umiliazioni, subite in silenzio. Mi straziava il pensiero che sarebbe stato ancora il Pastore di Salerno, se non avesse rinunciato.

La rinuncia! Onestà di una scelta per evidente responsabilità personale di chi si rendeva conto che due Vescovi in Diocesi non avrebbero dato buona testimonianza a tutti.

Non ho mai accettato le sofferenze di Pollio! Ma il mio sentire di giovane affettuoso e premuroso nei riguardi di un Pastore che aveva testimoniato il Vangelo mi faceva percepire il suo disagio come ingiustizia ed invece egli viveva tutto come cammino di perfezione verso la santità. La santità nella vita di Pollio la può decretare soltanto la Chiesa con la sua autorità, noi possiamo soltanto raccontare ciò che i nostri occhi hanno visto. Per questo sollecito il Pastore regnante di esaminare il suo caso e con la sua autorità dare disposizione di raccogliere le memorie di tanti preti, religiosi e laici viventi che ancora possono riferire la verità.

Quando da Consigliere comunale di Salerno proposi di concedergli la Cittadinanza Onoraria a Pollio, trovai nel Sindaco Vincenzo Giordano un valido alleato.

Il giorno del conferimento della Cittadinanza, Pollio arrivò in città e fu ricevuto presso il Jolly Hotel. Gli fui vicino tutto il tempo. Gli chiesi se aveva un desiderio da esprimermi. Mi disse;” Nel pomeriggio vorrei andare in Cattedrale, per rivederla dopo tempo e per vedere il luogo dove farò l’ultimo viaggio… orizzontale!”

Dal Jolly andammo in Cattedrale a piedi, una passeggiata che non dimenticherò mai, una memoria che mi riscalda il cuore!

In mattinata avevo avvertito alcuni amici sacerdoti di tale desiderio di Mons. Pollio. Mentre camminavamo si aggiunsero a noi Mons. Giovanni Toriello, Mons. Antonio Pizzuti, don Arcangelo Giglio… Poi tanti altri parroci del Centro Storico. Arrivammo nei pressi della Cattedrale quasi in processione, mentre i sacerdoti lo coccolavano riconoscendolo ancora come il loro anziano ed autorevole Arcivescovo.

Un’ultima richiesta fu fatta da Pollio prima di entrare in Cattedrale, chiese a me  ed a Mons. Giovanni Toriello di avvertire l’Arcivescovo della sua presenza e del desiderio di salutarlo. Ancora una volta il confratello fece subito sapere di non avere tempo disponibile!

All’amato Pastore Bellandi con fiducia chiedo di valutare ed approfondire la vita di questo Pastore Buono, Martire della Chiesa, di un martirio cruento e di sottili perfidie ricevute che non alterarono la robustezza della sua Fede, la sua testimonianza, l’amore per la Chiesa e l’amore per Salerno. Tra la Cripta di San Matteo e la Cattedrale, riposa in attesa di risvegliarsi al richiamo del Divino Maestro. Per ora i suoi resti testimoniano il suo amore per la sua Chiesa Salernitana e la sua intercessione fa cadere su tutti le grazie attese della benevolenza di Dio.

Riposa in Pace e aiuta tutti noi a cogliere i benefici della tua presenza tra noi a Salerno!

 

 

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