Egitto- Etiopia: crisi per la costruzione della grande diga sul Nilo

Maria Chiara Rizzo

Continua il braccio di ferro tra Egitto ed Etiopa sulla questione che tiene banco nelle ultime settimane e il Presidente Morsi ha annunciato che il paese ricorrerà ad ogni mezzo per proteggere i propri interessi. Il problema della gestione delle acque del Nilo è sempre attuale, soprattutto dopo l’annuncio da parte dell’Etiopia del via ai lavori per la costruzione di una grossa diga che comprometterebbe notevolmente l’approvvigionamento degli ultimi due paesi – Egitto e Sudan-  che ricevono le acque del lungo fiume africano. Lanciato nell’aprile 2011 dall’allora primo ministro etiope, il progetto prevede la creazione di una grande centrale idroelettrica nel nord ovest del Paese, al confine con il Sudan, per cui l’Etiopia ha già avviato le attività per la deviazione delle acque del Nilo Blu- uno dei principali affluenti del Nilo. Per la realizzazione della centrale saranno necessari 4,2 miliardi di dollari (circa 3,2 miliardi di euro) e solo per il completamento della prima fase della diga – di una capacità pari a 700 megawatt- si prevedono lavori per una durata di tre anni. La diga progettata dovrà estendersi su 1780 metri e avrà un’altezza pari a 145 metri. Insomma, si tratterebbe della più grande centrale elettrica mai costruita sul continente africano dal nome “Grande rinascita”. Larga parte dell’energia prodotta sarà destinata al mercata locale, un’altra parte, invece, dovrebbe essere venduta al Sudan e all’Egitto. Ma proprio questi saranno i paesi che ne faranno le spese, con le imprescindibili conseguenze del progetto. I due paesi sono caratterizzati da un territorio arido, nonché dalla forte dipendenza dalle acque del Nilo, soprattutto per la sopravvivenza e lo sviluppo del settore agricolo. E se i politologi più esperti escludono che la questione tra Etiopia ed Egitto sfoci in un conflitto armato, non si farà attendere un’azione politica da parte della squadra del presidente Morsi.

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