GAMBINO: da Montelepre a Pagani … le ragioni di un accanimento giudiziario !!

Aldo Bianchini
SALERNO – Nel DNA di Alberico Gambino, candidato per Fratelli d’Italia nella corsa verso Palazzo Santa Lucia di Napoli, credo ci sia anche una componente sicuramente all’altezza dello zio paterno che in fatto di legalità, di trasparenza e di “amor patrio” non è tuttora secondo a nessuno. Molti non sanno che lo zio di Alberico, e tra questi anche i giudici, nei primi mesi del 1950 fu tra i protagonisti della caccia al “bandito Giuliano” che dietro la copertura dell’EVIS (il braccio armato del Movimento Indipendentista Siciliano) si spacciava per rivoluzionario in favore dell’indipendenza della Sicilia. Giuliano morì il 5 luglio 1950, la grande operazione dei Carabinieri finì ed anche lo zio di Alberico Gambino tornò a casa per dedicarsi a nuove e sempre entusiasmanti operazioni per l’affermazione della legalità. Se è vero come è vero che ognuno di noi è portatore di geni in diretta discendenza sarebbe il caso di chiedersi come è possibile che, nel giro di pochi anni, Alberico Gambino dopo essersi abbeverato culturalmente e psicologicamente alla fonte purissima di un “servitore dello Stato” possa aver mutato pelle radicalmente ed essere entrato addirittura nei panni di un camorrista mafioso che peggio di lui non ce n’è. E’ questa, difatti, l’incredibile figura che la Procura Antimafia salernitana cerca di attribuirgli cucendogliela letteralmente addosso in maniera totalizzante, avvolgente e per certi aspetti anche credibile per chi, in un territorio assolutamente devastato dalle bande camorristiche, intende fare politica e prestarsi ai bisogni della gente. La citazione riferita allo zio ed a Montelepre non è fatta a caso in quanto deve essere presa come dimostrazione plastica del cambiamento delle investigazioni, passate in pochi decenni dai pedinamenti, dal lavoro quotidiano e capillare delle forze dell’ordine alla semplicistica acquisizione di presunte rivelazioni fatte, come una bomba ad orologeria, dai pentiti o collaboratori di giustizia di turno. E’ proprio il caso di quanto avvenuto nell’udienza del 28 aprile scorso (l’ultima in ordine di tempo !!) del processo d’appello del famoso “Linea d’ombra” che aveva portato Alberico Gambino prima in carcere e poi ad un passo dall’assoluzione completa in primo grado (processo di Nocera Inferiore); in quest’ultima udienza il pm Vincenzo Montemurro ha depositato un corposo fascicolo contenente le “presunte rivelazioni” del collaboratore di giustizia Sandro Contaldo su un fallito attentato alla vita di Gambino e sulla sua partecipazione ad un cartello criminale camorristico per la gestione del potere a Pagani e nelle zone limitrofe, ed ha chiesto di poter ascoltare in aula il collaboratore per la conferma delle accuse. Insomma siamo di fronte ad un attacco concentrico della Procura Antimafia che si articola su due direttrici: ampliare il pacchetto di accuse e dare corpo e spessore alla nuova inchiesta denominata “Criniera” che, addirittura, fantastica sulla pericolosità sociale di Alberico Gambino associato a Massimo D’Onofrio ed in combutta con il potere camorristico dei fratelli Petrosino-D’Auria in diretto collegamento con il “clan Fezza”. Ne sapremo molto di più, ovviamente, a conclusione dei due giorni di fuoco per Gambino: il 12 maggio la Corte di Appello (presieduta da Claudio Tringali) dovrebbe decidere sull’accettazione o meno della richiesta del pm di ascoltare in aula Contaldo, e il 13 maggio la Corte di Cassazione dovrebbe pronunciarsi sul ricorso del pm contro il Gip che non aveva concesso l’arresto di Gambino e di D’Onofrio sui fatti raccolti e raccontati nell’inchiesta “Criniera” (una nuova mega inchiesta basata sulle presunte rivelazioni dei pentiti e su ricostruzioni fantasiose da parte degli inquirenti). Un inseguimento che, nonostante le clamorose battute a vuoto degli inquirenti nel processo d’appello di “Linea d’ombra”, continua tuttora a mantenere sul filo della lama di un rasoio la carriera politica e, soprattutto, la vita personale e familiare di due persone (Gambino e D’Onofrio) che hanno soltanto fatto il proprio dovere di politici. Molto significativa la dichiarazione spontanea di Michele Petrosino D’Auria nell’udienza del 20 gennaio 2015 quando disse testualmente: “E’ stata l’amministrazione Gambino a firmare l’esproprio del terreno di palazzo Criscuolo, casa di famiglia, e se l’esproprio non c’è stato è soltanto perché il nostro vicino ha presentato e vinto un ricorso al TAR. Se Gambino avesse avuto qualche debito con noi non lo avrebbe fatto”. Ora sulla scena arriva il collaboratore Contaldo che, per de relato, descrive fatti e circostanze che parrebbero incastrare Alberico Gambino; prima, però, bisognerebbe capire chi è o almeno chi è stato Sandro Contaldo. Comincio dalla fine. Contaldo, a mio modo di vedere, non comanda più niente e non governa più alcun processo delinquenziale esterno; è in carcere da molti anni e quando uscirà, se uscirà, troverà un mondo malavitoso radicalmente cambiato in tutte le sue strutture ed in tutte le sue sfaccettature; di questo mondo probabilmente Contaldo conosceva qualche aspetto, non tutto, ed a distanza di anni è fuori da ogni giro. La sua potenza criminale non era ai livelli di tanti conclamati clan con sulle spalle anni e anni di organizzazione delinquenziale. Sandro Contaldo, anche agli occhi dei più sprovveduti, appare decisamente alla frutta e cerca quindi di vendere al miglior offerente le sue ultime cartucce (inventate, acquisite per de relato e/o riferite sotto dettatura !!) per cercare di acquisire tutti i benefici possibili ed immaginabili dalla sua collaborazione. E quale miglior capro espiatorio se non Alberico Gambino che da quel maledetto 15 luglio 2011 sembra essere inseguito, quasi braccato, comunque cooptato in un calderone di accuse dalle quali difficilmente ci si può difendere come spetterebbe ad ogni persona in un sistema giudiziario civile ed al passo con i tempi. Ma si sa, da Montelepre ad oggi, è passata tanta acqua sotto i ponti e nonostante le ripetute sconfitte dei castelli accusatori, basati sulle rivelazioni dei pentiti, si continua testardamente e tenacemente a seguire questa strada molto rischiosa anche per gli inquirenti. Alla prossima.

3 thoughts on “GAMBINO: da Montelepre a Pagani … le ragioni di un accanimento giudiziario !!

  1. Fin’ora avevo sempre e solo sentito parlare di attenuanti “generiche”. E la prima volta che mi capita di leggere di attenuanti “genetiche”. Non si finisce mai d’imparare.

  2. Gentilissimo Step, rispetto la sua sottile “ironia”, ma leggendo che che Lei fa riferimento alle “attenuanti generiche” come contraltare alle “attenuanti genetiche”, credo, purtroppo, che già ha precorso i tempi e ricorrendo (bontà sua) alle attenuante generiche ha già emesso “sentenza”………..:condanna, sia pure con il riconoscimento delle attenuanti generiche.
    Lei è è padronissimo di esprimere tutta la “ironia sottile ” che desidera, ma è veramente sicuro che tutto sia così lineare,lapalissiano…..senza possibilità di “esagerazioni” ?
    Io non ho le Sue “assolute certezze” e la invidio ,ma cerco di ricordarmi e ricordarle che la Costituzione, non noi
    sancisce che una persona è “presumilmente innocente” fino a sentenza definitiva, diversamente mi spieghi, se ne ha voglia è tempo dove trova queste certezze.
    Non fraintenda, non sono un peones di Destra, ma non mi va di scherzare su cose che sono veramente serie e fanno male.
    Cosa ha fatto di così grave il Direttore ( che non ha bisogno di avvocati d’ufficio), nel ricordare che nella storia di una persona ( il DNA), non vi è , fortunatamente, solo quello che appare….il male……ma anche “note positive”. A Lei ispirano “ironia” a me “rispetto”.Due punti di vista distinti e distanti ma tutti e due rispettabili.
    Ma poi, la vogliamo, terminare di fare processi al “Bar Sport”?………è pericoloso e irriverente per chi vive sulla sua pelle situazioni che sono laceranti in termini umani e familiariè devastante.
    Sono certo di non Averla turbato……….chiedo solo più rispetto, non penso di aver chiesto tanto.
    La Magistratura farà il suo corso……..ma aspettiamo…….non corriamo.Credo sia utille proprio per la Giustizia”.A rileggerla, con piacere, meno telegrafico e, possibilmente, meno ironico su cose dove è forse naturale “scherzare” ma le assicuro che c’è veramente poco da scherzare, specialmente per chi a torto o a ragione le subisce.

    1. Gentile Mirco, mi spiace d’averla indotta ad una risposta tanto accorata. Ma c’è un fraintendimento di fondo. Nelle mie poche parole non c’è insita alcuna sentenza, nessuna certezza da parte mia e nessuna presunzione di colpevolezza.
      Come Lei ha concluso, la magistratura farà il suo corso, ed io spero che possa farlo fino in fondo, nell’interesse di tutti. E in questo suo (della magistratura) incedere, fortunatamente non avranno alcun rilievo i risvolti genetici.
      E di questo, non me ne voglia, ne sono lieto.
      Per quanto mi riguarda, non essendo, come Lei del resto, peones di alcunché, resto sereno alla finestra nella speranza che la verità possa venir fuori netta e pulita.
      Credo che augurio migliore di questo, ad un imputato che si dichiari innocente, non si potrebbe fare.
      Ed io mi sento di farlo davvero di cuore.

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