Sicurezza sul lavoro: da Montemurlo a Salerno, dall’opificio industriale al porto … sempre pianto del coccodrillo

 

Aldo Bianchini

Luana D'Orazio

SALERNO – La notizia, se vera, appartiene a quella categoria di notizie che fanno rabbrividire al solo pensiero che possa essere accaduto un fatto del genere: “Disattivati i dispositivi di sicurezza per accrescere la produttività”; un’accusa incredibile e pesantissima che secondo una perizia non ancora pubblicata dai CTU incaricati dalla Procura di Prato (ma già nota ad una certa stampa, come accade spesso !!) ricadrebbe sul capo di un ignoto personaggio che avrebbe manomesso i macchinari elettronici per fare un piacere all’azienda tessile (facente parte del mondo delle imprese façon) in cui ha perso la vita l’inesperta Luana D’Orazio, giovanissima operaia.

Premesso che un’accusa del genere investirebbe un intero settore produttivo molto importante per l’economia del Paese ma anche per centinaia di migliaia di posti di lavoro, deve essere subito detto che:

a)      le perizie dei CTU non sono assolutamente il vangelo perché troppo spesso ispirate;

b)      il settore tessile del mondo façon è all’avanguardia per quanto attiene la sicurezza; un settore specifico che per quanto riguarda Salerno e il resto d’Italia è tutelato dalla LAIF (con presidente nazionale il dr. Carmine Traversa);

c)      la macchina in questione è praticamente intoccabile, se c’è un allarme sicurezza esso va cercato a monte, cioè nella progettazione e nella realizzazione della macchina stessa.

 

Tutto questo ho cercato di scriverlo più volte in passato, e cerco di ribadirlo anche con questo articolo; il determinismo dell’infortunio sul lavoro è un momento molto delicato in cui convergono sempre: l’inesperienza e la distrazione del lavoratore, la carenza delle misure di sicurezza personali e ambientali e, dulcis in fundo, il concetto di realizzazione della macchina operatrice; è a quest’ultima che va ascritto la maggior quota di responsabilità e non ai datori di lavoro che, ovviamente, acquistano le macchine più veloci ma le acquistano pensando che le stesse siano dotate di tutti i dispositivi di sicurezza, come lo sono, anche se a volte l’incidente fatale non manca mai.

Quando uno di questi elementi esce dalla regolarità arriva l’infortunio che, come nel caso della malcapitata Luana, può essere anche mortale.

Poi tutti a lamentarci per il dolore, per le responsabilità che sono sempre degli altri, e per i controlli quasi inesistenti e quando esistono non sono mai educativi ma soltanto repressivi; ecco perché la cultura della prevenzione langue e il nostro Paese registra circa tre infortuni mortali sul lavoro al giorno.

Ma cosa si può realmente fare per porre dei correttivi a questa che sembra una guerra civile con oltre mille morti all’anno.

Si dice che il pesce puzza sempre dalla testa; quindi anche per la sicurezza chi ha in mano le leve del comando può e deve fare qualcosa, anche dirompente, ma la deve fare senza paura e strutturandola su una preparazione personale che probabilmente oggi non c’è.

Per farmi meglio capire è necessario riprendere il caso drammatico della morte del giovane Matteo Leone nel porto di Salerno a causa di un investimento da parte di un carrello movimentato da un suo compagno di lavoro.

Ebbene in questa occasione non è mancato nessun personaggio della Salerno che conta nel chiacchierificio generale fatto di vaghi richiami ad una prevenzione più efficiente; purtroppo nessuno di loro ha preso realmente in mano la questione (il prefetto, il sindaco, l’ispettorato del lavoro e sue ramificazioni, le forze dell’ordine, i sindacati, e per finire il Presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale) e tutto viene rinviato alla prossima “morte bianca”.

Matteo Leone

Prima parlavo delle leve del potere e di chi le gestisce; per questo prendo spunto dalle dichiarazioni del presidente Andrea Annunziata per capire e per cercare di portare il mio contributo da giornalista anomalo quale sono: “Quando ero il presidente dell’autorità portuale di Salerno  ho sempre ricevuto ampie dimostrazioni di attenzione sulla questione sicurezza da parte di tutti gli imprenditori portuali, ma ovviamente davanti a eventi del genere non si può che restare umanamente e profondamente coinvolti. Non devono essere gli incidenti a far capire quanto sia fondamentale che la sicurezza diventi un concetto di educazione civica nei contesti lavorativi. A maggior ragione nel porto, dove deve essere garantita 24 ore su 24, in qualsiasi condizione metereologica e logistica” (fonte  Il Mattino del 26 maggio 2021). Una dichiarazione fatta tanto per farla in un contesto di incompetenza totale o una dichiarazione saggia maturata sull’esperienza che Annunziata di certo possiede ?  propendo decisamente per la seconda domanda, però mi chiedo cosa ha realmente fatto il presidente dell’autorità portuale nei lunghi anni di governo del porto di Salerno.

Al di là di una paritetica (non patetica !!) commissione interna (anno 2018) per la sicurezza non ricordo niente altro; ricordo bene che lo stesso Annunziata più volte ha denunciato la mancanza di spazi nell’area portuale; mancanza che è senza dubbio una componente fondamentale per il determinismo degli infortuni che nel porto accadono a decine.

E allora che fare ? semplice, chi possiede le leve del comando deve utilizzarle e, se occorre, avere la forza anche di chiudere il porto e tutte le sue attività per un minuto, per un’ora, per mesi; il problema si risolve soltanto così, con un atto di forza. La vita anche di una sola persona vale molto di più di un indotto economico gestito sostanzialmente da privati che hanno come primo obiettivo l’arricchimento personale in dispregio della cultura della sicurezza.

E’ questo che i sindacati dovrebbero pretendere, altro che dimissioni del Prefetto che nella questione c’entra come il cavolo a merenda.

 

 

 

 

 

 

One thought on “Sicurezza sul lavoro: da Montemurlo a Salerno, dall’opificio industriale al porto … sempre pianto del coccodrillo

  1. Da dirigente aziendale, dove la sicurezza è alla base del lavoro, così come nella città, siamo solo depositari di procedure cartacee che ci mettono al sicuro da controlli e/o ispezioni, ma a cosa servono se chi tra il cartaceo e la messa in opera dei processi sulla sicurezza, non viene verificato? O meglio solo davanti alla macchinetta del caffè. Ricordiamo anche la tragedia della funivia.
    Oggi anche nel Salernitano continuano ad esistere luoghi o posti di lavoro a stretto contatto con amianto , eternit ecc ecc, ma l’unica cosa che si controlla è la qualità del caffè della macchinetta nelle aziende.
    I controlli arrivano quando ci scappa sempre la tragedia, per poi attivare procedure legali decennali, quando andiamo bene.

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