Diritto e dovere dell’elettore.

 

da Salvatore Memoli (avvocato – giornalista – scrittore)

 

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”.
Basta rileggere l’articolo 48 della Costituzione per schiarirsi le idee sull’importanza delle elezioni democratiche. Fondamento della coesione sociale, il diritto di votare aiuta una comunità ad organizzarsi liberamente ed a regolare l’indirizzo democratico di un Paese civile e moderno.
Perché votare? Porsi questa domanda non è retorica, aiuta una democrazia a rigenerarsi continuamente.
Il diritto al voto rappresenta un traguardo che deve essere costantemente rinnovato e motivato. Innanzitutto perché la scelta di partecipare non deve diventare mai una sterile abitudine non avvertita come dovere civico.
Tutte le volte che la comunità civile richiede la partecipazione del cittadino questi deve farsi carico di testimoniare interamente i suoi diritti di concorrere ad esprimere un orientamento politico, idoneo alla gestione della cosa pubblica ed utile a stabilire relazioni tra il cittadino e la comunità.
Si possono avvertire in tanti modi disapprovazioni su come vanno le cose, sull’incapacità di chi guida i processi politici, amministrativi e giurisdizionali a definire linee e prassi procedimentali e sostanziali utili al Paese. È in questi casi che il cittadino non deve rinchiudersi in un mondo personale, isolandosi dagli altri e poco fiducioso di promuovere un processo di cambiamento e di rinnovamento della vita pubblica.
Il voto singolo può dare la sensazione dell’inadeguatezza della capacità di cambiare le cose. É vero. Ma altrettanto vero è la partecipazione alle varie dimensioni della vita politica del Paese. Sapere che rispetto a fatti oggettivamente valutati, i cittadini sono  capaci di dare soluzioni che vanno oltre la sfera individuale e confluiscono nella massima forma d’espressione democratica che si riconosce nel ritrovarsi in un’opportunità reale di legare tanti liberi cittadini che possono cambiare le cose.
Chi rinuncia al voto si è già sconfitto da solo. Il voto traduce una potenzialità di cambiamento in una realtà vera di  superamento di tutto ciò che comporta una rinuncia di un impegno reale, di una mancanza di idee chiare, di determinazione nella scelta,  di certezza di essere protagonista.
La rinuncia avvantaggia quelli che hanno determinato una situazione generale negativa. Il suo successo è determinato proprio dalla rinuncia delle persone perbene!
La vita politica è come una macchina, se non aggiungiamo il giusto carburante, si ferma. Una buona macchina richiede un buon combustibile. L’elettore è il combustibile della macchina dello Stato. È il principio di ogni movimento sano del più piccolo ingranaggio che arriva a muovere tutto.
Molti sono portati a credere che il loro sottrarsi ad un dovere civico, sia soltanto un atto infinitesimale ed impercettibile. Peggio credono che sia soltanto una rinuncia ad un diritto! Invece, non partecipare è un sottrarsi ad un dovere, un dovere primario che è posto a fondamento del sistema politico che implica innanzitutto la partecipazione.
Può darsi che i segnali pervenuti ai cittadini di uno Stato lontano, assente, a tratti malvagio, possano far credere ad una distanza effettiva. Bisogna ritornare a mettere ogni nostro apporto civico dentro l’idea che se manca una sola persona, tutto è imperfetto, lacunoso, irresponsabile.
Il voto del cittadino, qualunque cittadini, come ci testimonia la Costituzione è libero ed uguale cioè è irripetibile, pieno di originalità e individualità.  Vale contro tutti e modifica con gli altri voti, tutte le decisioni che possono rappresentare un grave pregiudizio alla buona gestione dello Stato.
Tutti devono votare, senza distinzione di cultura, sesso, censo. Soprattutto ai giovani deve essere detto con chiarezza che posseggono un’arma importante per far sentire la forza delle loro idee e dei loro progetti desiderati e scelti.
Chi non vuole che cambino le cose, quelle che scontentano tutti, s’impegnano a non far cambiare le cose ed a scoraggiare abilmente qualsiasi prospettiva di  rinnovamento.
Tante volte anche le persone più scontente di tutto il nostro sistema politico, difendono la Costituzione.
Non basta pronunciarsi sulla sovranità della Carta Costituzionale, è necessario attuarne le norme, sia quelle che tutelano i diritti che quelle che impongono comportamenti  attivi, come il dovere civico di recarsi in un seggio elettorale, di scegliere un orientamento politico e aggiungere il proprio voto individuale. Perché è proprio il voto del singolo cittadino lontano che può cambiare tutto.

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