LUCA ESPOSITO e … il far west della clandestinità, da Pasolini a Luca

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Sono troppi coloro i quali hanno scritto e scrivono, hanno parlato e parlano, hanno espresso le proprie opinioni e le esprimono sia a livello locale che regionale e nazionale; molto spesso lo fanno senza alcuna cognizione di causa e per puro spirito di presenzialismo in un mondo, come quelle dell’informazione, che se no scrivi o non pari sei fuori.

E quando sono in tanti, troppi, a straparlare io, come ho sempre fatto, mi astengo dal commentare direttamente i fatti e di intervenire sui vari accadimenti, come nel caso di specie del conclamato assassinio del giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito, picchiato violentemente a sangue e dato alle fiamme da un tunisino di 26 anni in una sconosciuta località dell’agro di Eboli, una zona malfamata già di per se senza contare anche sull’aggressività della clandestinità dilagante che invade tutta la “piana del Sele”.

Dai numerosi report giornalistici che leggo, sempre con attenzione, sta emergendo il dato sconfortante della clandestinità in una zona che da sempre è stata infestata da questo fenomeno che, badate bene, non riguarda soltanto gli extracomunitari ma anche, seppure in piccole dosi, la criminalità organizzata che da tempi remoti ha trovato nella piana del Sele terreno molto fertile.

Mi sono reso conto, quindi, che fenomeni come la clandestinità e il caporalato, esistenti da sempre, ogni tanto ritornano a galla come se qualcuno facesse la scoperta dell’acqua calda.

E’ vero che la memoria collettiva è fragile e poco resistente al tempo, ma un po’ tutti dovremmo ricordare il drammatico contenuto scritto dall’avv. Salvatore Memoli (giornalista e scrittore) nel 2009 con il libro “Fuori dalla clandestinità” (Arti Grafiche Sud).

Memoli con quel libro superò se stesso, non solo nella ricerca affannosa di eventuali legami di quella situazione con il rapimento della mamma Enza e di Sonu, ma per dedicare all’inquietante fenomeno uno studio approfondito ripartendo dalle sue radici che affondano nell’immediato secondo dopo guerra e nel pieno del boom economico.

A tal proposito scrive:

  • La Piana del Sele vive una condizione incontrollata di illegalità e produce i suoi anticorpi a qualsiasi controllo. Questo vuol dire che da qualche parte il corto circuito è garantito, per non far emergere la verità “Contro chi lo straniero potrebbe protestare e, soprattutto, con chi farlo ?”. In questo contesto si scatena quella condizione di confusione di ruoli, regole, garanzie, denuncia, accertamento della verità che rende simile alla biblica condizione di Gomorra la vita di un territorio pieno di storia ed universalmente riconosciuto, per la bellezza delle opere d’arte e per la ricchezza della sua agricoltura. Un territorio privo di regole è anche un’anticamera di rivolta sociale, di carenza di sicurezza, di scarsi o inefficaci controlli.

Un libro che ho letto ed anche riletto con grande attenzione anche ai più piccoli particolari che determinano la capacità espressiva, letteraria e veritiera di tutto l’impianto descrittivo.

In quell’inferno, purtroppo, è andato ad infilarsi inconsapevole dei fortissimi rischi che correva, così come ha corso, per la sua stessa vita.

Luca Esposito è un giornalista che non ho mai conosciuto; ma la complessità del suo caso e, soprattutto, delle incontrollate reazioni della stampa e del web mi ha riportato alla mente l’assassinio di Pier Paolo Pasolini il 2 novembre 1975 sul lido di Ostia; la casualità ha voluto che Pasolini e Esposito avessero la stessa età: 53 anni.

Anche allora, come oggi, la stampa e le poche associazioni esistenti si scatenarono nel formulare le ipotesi più stravaganti indagando con alzo zero nella vita del famosissimo scrittore – regista e frequentatore di luoghi dove la disperazione è all’ordine del giorno.

Abbassare i toni, quindi, mi sembra la cosa più giusta da fare.

 

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