Francesco Curci … trent’anni dopo

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Saranno stati anche i migliori anni della “nostra vita da socialisti” come afferma, giustamente, Rino Avella in un suo editoriale (con moltissimi commenti) pubblicato qualche settimana fa da “l’ora della sera.it” (brillantemente diretto da Andrea Pellegrino) riferendosi alla cosiddetta “epoca d’oro” del socialismo salernitano (fine anni ’80 e inizi anni ’90) ma è altrettanto giusto ricordare a tutti noi socialisti della “belle èpoche” che la contrapposizione (fatta inizialmente di idee politiche completamente diverse; conservatrici quelle di Carmelo e progressiste quelle di Francesco) viscerale e radicale tra l’allora ministro per le aree urbane on. avv. Carmelo Conte e l’allora sottosegretario di Stato on. dr. Francesco Curci si ridusse nel tempo ad una mera e sostanziale squallida battaglia di potere con un “tutti contro tutti” mai più registrato nella storia politica provinciale, e forse anche nazionale visto che quel “laboratorio laico e di sinistra” (letteralmente inventato da Conte) fu preso a modello comune da un partito che era in forte ascesa e che Salerno era additata come la città più socialista d’Italia con il suo 33% dei consensi.

La santificazione post-mortem, soprattutto quella ricadente nel trentennale, di Francesco Curci se da un lato appare ovviamente meritata e comprensibile, dall’altro indulge troppo ad una pratica lontanissima dal mio modo di vedere; Francesco (continuo a chiamarlo per nome in considerazione della lunga e costante frequentazione che ebbi con Lui) è stato senza dubbio un uomo perbene innanzitutto, poi un medico-neurologo-primario ospedaliero rigoroso e personaggio politico pieno di fascino e di carisma fuori dal comune, anche il suo parlare incantava e non dava nessuna possibilità di replica tanto erano giuste le sue argomentazioni (come dice serenamente Rino Avella nel suo editoriale lungo e pieno di riflessioni oggettivamente condivisibili) ma fu anche l’uomo-politico che, dopo essere stato letteralmente creato da Conte, gli si rivoltò contro schierandosi apertamente con l’allora vice segretario nazionale PSI Giulio Di Donato che gli assegnò il sottosegretariato ai LL.PP.; un incarico che Francesco onorò dal primo all’ultimo minuto con onestà e trasparenza fino alla sciagura di tangentopoli.

Io sono stato da sempre socialista, ma sono stato un socialista sui generis, mai iscritto al partito e sempre nell’ombra in quanto non svolsi e non svolgo una vitta di attivista politico. Ero presente dietro le quinte (non quelle del libro di Paolo Cirino Pomicino) dei personaggi che mano a mano sceglievo sulla base della loro azione politica che in alcuni casi veniva eclatata verso l’esterno in maniera convincente e trascinante.

Ero “ispettore di vigilanza per gli infortuni sul lavoro” e, quindi, con concrete possibilità di attenzionare i politici di turno anche, e non solo, per la ricaduta degli effetti del post terremoto; ma non feci niente per entrare nelle grazie di Enrico Quaranta (a pelle non mi piaceva e non solo perché non mi piacevano quelle enormi schiere di rabbiosi questuanti che lo assediavano quotidianamente), cercai di avvicinarmi a Gerardo Ritorto (che avevo conosciuto casualmente al Villaggio del Sole della famiglia Del Mese) senza riuscirci; poi ci fu la profonda spaccatura tra Quaranta e Conte e neanche scelsi quest’ultimo (che avevo conosciuto e brevemente frequentato negli anni in cui Egli era presidente provinciale dei giovani socialisti) perché intravedevo in lui la continuazione dello “strapotere politico quarantiano” senza minimamente immaginare che sarebbe poi stato l’anticamera del “potere politico deluchiano”; scelsi con molta disponibilità e profonda convinzione il nuovo che in quel momento era rappresentato soltanto da Francesco Curci eletto qualche anno prima (nel 1983) alla Camera dei Deputati per la zona elettorale dell’Agro nocerino-sarnese.

Il mio compianto amico socialista, prof. Pasquale Panico (allora sindaco di Acerno e plenipotenziario socialista) mi convinse a conoscere Francesco Curci e fece, devo ammetterlo, una cosa buona e giusta; ero direttore di TV Oggi e le nostre frequentazioni a tre divennero costanti, convinte e quasi quotidiane; poi conobbi anche l’ex senatore Gianni Iuliano (ora sindaco di Bracigliano) con il quale tuttora mi onoro di una serena amicizia. Per loro tre rappresentavo, credo, la punta di diamante per entrare al meglio nel mondo dell’informazione salernitana che all’epoca, per quanto riguardava i socialisti, era bloccata su Carmelo Conte attraverso l’asfissiante battage di Telecolore; del resto ero riconosciuto come un socialista convinto anche se mai iscritto e sempre pronto a dire la mia che, a volte, non risultava essere perfettamente in linea con il pensiero di loro tre.

Un giorno della disastrosa campagna elettorale del 1994 mi ritrovai, seduto come moderatore ad un convegno politico presso La Zagara, tra Giulio Di Donato e Francesco Curci di fronte a tutta la stampa salernitana; ascoltai tra i due un colloquio molto interessante -fitto e riservatissimo- ed allo stesso tempo micidiale contro Carmelo Conte. Ma già nell’aprile del 1993, passeggiando sul lungomare di Salerno con Curci, ebbi modo di apprendere particolari inquietanti sull’attacco che il quotidiano La Repubblica aveva scatenato contro il ministro in carica. Tutto questo potrete trovarlo, se volete, nel libro “La tangentopoli salernitana 1992 – 1994” (ed. Officine Editoriali Da Cleto – infoçofficineeditorialidacleto.it – tel. 3356696982) scritto da me e pubblicato nel dicembre del 2025; nel libro, tra le tante altre cose, c’è un intero capitolo dedicato alla mia vicinanza con Francesco Curci “2 aprile 1993 – Conte e Curci, due rivali accomunati dallo stesso destino” (pagg. 115 – 121) nel contesto del quale descrivo attentamente le rivelazioni fattemi durante quella passeggiata.

Non mi prolungo più di tanto, occorrerebbe scrivere un libro su Francesco Curci; oggi a poco più di un mese dopo il 30° anniversario della sua morte (Curci era nato il 6 gennaio 1934 ed è morto il 13 settembre 1996) è giusto ricordare chi era il compianto deputato socialista attraverso un editoriale scritto di Gianni Iuliano il 13 settembre del 2016 in occasione del ventennale dalla morte su leCronache.it:

 

Francesco Curci aveva per metà sangue braciglianese: la madre apparteneva alla famiglia Angrisani, che dal piccolo paese dell’alta valle del Sarno avrebbe svolto ruoli rilevanti non solo in tutto l’Agro Sarnese Nocerino, ma in tutta le Provincia e anche a livello nazionale con il Senatore Luigi Angrisani, parlamentare socialdemocratico per molte legislature e più volte Sottosegretario di Stato. L’altro zio di Francesco Curci, Antonio Angrisani, indimenticato direttore amministrativo degli Ospedali Riuniti di Via Vernieri, era stato Sindaco di Bracigliano dal 1964 al 1970. Erano quindi naturali i rapporti di Curci con la mia famiglia e con me che, giovane socialista, intraprendevo con animo ribelle i primi passi in politica.

Nel 1983 fu Carmelo Conte a volere in lista Curci per le elezioni politiche. Sistema proporzionale con preferenze multiple e collegio interprovinciale, Salerno Avellino Benevento, e Francesco 1 mese prima del voto ebbe un distacco di retina, per cui saltò la fase finale della campagna elettorale che comunque ebbe un esito positivo per il PSI e per lui che fu eletto deputato.

Le vicende interne del partito lo portarono alla rottura con il leader Conte e la svolta avvenne al Cinema Valle di Giffoni Vallepiana nel 1986, in una affollata sala, dove Curci tracciò una linea autonoma che fu seguita da molti di noi e lo portò alla rielezione nel 1987 e alla nomina a Sottosegretario ai Lavori Pubblici.

Francesco Curci oltre che stimatissimo primario neurologo fu apprezzato in politica per la sua umanità e la sua semplicità. Anche nei momenti più aspri dello scontro politico interno ed esterno gli fu sempre riconosciuta da tutti una dirittura morale e una capacità di dialogo non comune.
Nelle sue funzioni di Governo, ebbe riconoscimenti anche dalle opposizioni, e ricordo la sua soddisfazione quando riusciva ad ottenere l’unanimità su provvedimenti legislativi anche di una certa rilevanza.

Rieletto nel 1992 affrontò insieme a noi tutti quel buio periodo della sospensione della vita democratica in Italia, inaugurata dalla cosiddetta stagione di Mani Pulite.

Ricordo che si dannava al pensiero che un secolo di storia del partito socialista potesse concludersi per vicende di latrocini che riguardavano singoli individui e che colpivano soprattutto i partiti che avevano governato negli ultimi decenni.

E anche per lui cominciò il calvario di accuse infamanti e di procedimenti giudiziari, tutti col tempo finiti in bolla di sapone, ma che , come nel caso di Enzo Tortora, ne determinarono la malattia che lo portò alla morte il 13 settembre del 1996.

Sono trascorsi 20 anni, e il ricordo di Francesco Curci rimane indelebile fra la gente umile, nel cuore delle migliaia di pazienti che ebbe in cura senza mai l’ombra della venalità, fra i politici che lo rispettarono per le sue idee e per la sua azione limpida e cristallina.

Credo che sia giusto ricordarlo e rendergli omaggio per quello che ha fatto per tutti noi.

 

Onore e merito, dunque, al socialista Rino Avella che ancora oggi cerca di rappresentare la fiaccola dell’epoca d’oro del PSI a Salerno e provincia; ma anche ai giorni nostri il PSI si è aperto a nuove fratture (scontro Avella – Maraio, ecc.) che sicuramente non fanno il bene del partito e rischiano di farlo ripiombare nel buio più impenetrabile e che all’epoca di Conte/Curci, sempre a causa di faide interne, aprì sicuramente le porte del sacrario alle incursioni giudiziarie disastrose per tutti.

 

 

 

 

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