La redazione
Domani, Sabato 24 ottobre, alle 18.30, a Palazzo Fruscione, Olga Marciano presenterà Se potessi incontrarmi. L’incontro si svolge nell’ambito della VII edizione de Le Stanze dell’Arte, con il patrocinio del Comune di Salerno.
A dialogare con l’autrice sarà Carmela Santarcangelo, dirigente scolastico. L’attrice Cinzia Ugatti curerà le letture e la performance teatrale da lei realizzata per Sguardi, la mostra personale di Marciano al British Institute di Firenze, voluta e presentata da Christian Levett, fondatore del FAMM, il museo di Mougins dedicato alle artiste. Gli intermezzi musicali saranno affidati a Gaia Bassi, voce, e Paolo Molinari, chitarra.
Il libro sarà disponibile in un’edizione privata, fuori commercio librario, in tiratura limitata di 100 copie numerate, dedicate e firmate. Una scelta che accompagna il carattere personale del volume e la volontà di condividerlo con chi sarà presente.
Se potessi incontrarmi nasce da un’immagine: Olga adulta davanti alla bambina che è stata. Che cosa le direbbe? Forse le chiederebbe: «Alla fine sono diventata quello che volevi?». È una domanda che attraversa il libro e mette in relazione i desideri dell’infanzia con la donna diventata, e con tutto ciò che la vita ha portato con sé.
Il sogno della pittura non ha attraversato una sola stagione dell’esistenza di Olga Marciano: è rimasto presente nelle sue diverse vite. È nella bambina che guarda la nonna dipingere, nella ragazza che avrebbe voluto studiare arte, nella studentessa di giurisprudenza, nell’avvocata, nell’imprenditrice, nella moglie e nella madre. Anche quando il lavoro, le responsabilità e gli affetti la conducono altrove, la pittura continua a far parte di lei.
Il racconto comincia nella casa della nonna, pittrice. Nella stanza ci sono le tele, i colori a olio vicino alle finestre, l’odore intenso dell’acquaragia. Olga bambina osserva, disegna, sposta i mobili e dipinge fiori sulle pareti. La nonna le lascia spazio, la aiuta a immaginare. Solo più tardi l’autrice capirà quanto quella libertà abbia contribuito a formare il suo carattere e il suo modo di guardare.
Il desiderio di frequentare una scuola d’arte rimane in sospeso, mentre la vita prende altre strade. Il libro non le mette da parte: racconta come la pittura abbia continuato a passare attraverso ognuna di esse. Quando Marciano riprende i pennelli, sulla tela arrivano anche gli anni trascorsi: le persone amate, i figli, le assenze, le perdite, le decisioni che rifarebbe e quelle che oggi sceglierebbe diversamente.
Accanto al racconto della vocazione, il libro lascia intravedere il percorso della sua pittura. Marciano si concentra sui volti femminili, sui primi piani che diventano territori emotivi. La sua “fisiognomica artistica” nasce anche da una ricerca attenta dei volumi e dei tratti: lo studio della distanza tra gli occhi, della linea della mandibola, della forma del volto diventa uno strumento per rendere credibile un’emozione.
La pittura, per lei, non è stata una scelta di mestiere o di ambizione. È stata una necessità, una presenza silenziosa che arrivava «da un luogo misterioso», come scrive nelle prime pagine. Per anni è rimasta sottovoce, tra le tante responsabilità; a volte trovava posto di notte, sul tavolo della cucina, quando la casa si era fermata.
I ricordi raccontati nel libro sono legati a luoghi, profumi e gesti. E mentre compongono la storia di Olga, lasciano spazio anche a quella di chi legge: ai sogni rimandati, alle strade intraprese per necessità, alle parti di sé che continuano a farsi sentire. La pittura non cancella il tempo passato e non ricompone ogni ferita. Tiene insieme le vite vissute, quelle immaginate e quella che, a un certo punto, si è scelto di seguire.
La presentazione a Palazzo Fruscione porterà questo racconto tra parole, teatro e musica. Al centro resterà la domanda da cui il libro prende avvio: «Alla fine sono diventata quello che volevi?».